È il primo Stato americano ad approvare la legge. Abolita anche la storica distinzione tra stupro e «stupro coniugale»

Con due nuovi provvedimenti, firmati giovedì 7 ottobre dal governatore Gavin Newsom, lo Stato della California si schiera manifestamente a favore di una maggiore criminalizzazione della violenza sessuale e a sostegno delle vittime di abusi.

Con la prima misura approvata, la California è diventata il primo stato americano a rendere illegale la pratica dello “stealthing”, che consiste nell’atto di sfilarsi il preservativo durante un rapporto sessuale senza il consenso del partner. La pratica viene adesso ufficialmente aggiunta nella lista delle molestie sessuali, consentendo alle vittime di perseguire civilmente chi la compie.

Il secondo provvedimento, invece, elimina definitivamente la desueta e nociva distinzione legale tra stupro e “stupro coniugale” e inserisce la punizione per il crimine nel codice penale dello stato. Nonostante entrambi gli stupri fossero già puniti con lo stesso numero di anni di reclusione, i condannati per stupro all’interno della coppia avevano la possibilità di contrattare la sentenza e ottenere la libertà vigilata. Con la nuova legge, anche il coniuge violentatore viene, quindi, sottoposto a reclusione obbligatoria e inserito nel registro dei molestatori sessuali, eliminando la precedente disposizione discrezionale. Secondo uno studio della «National Coalition Against Domestic Violence» del 2018, fino al 14% delle donne sposate subisce uno stupro coniugale. «Questo disegno di legge garantirà che le nostre leggi proteggano tutte le vittime di abusi sessuali – aveva detto procuratore distrettuale di San Francisco Chesa Boudin – e che lo stupro commesso contro un coniuge sia trattato seriamente quanto lo stupro contro qualsiasi altra vittima».

La deputata democratica Cristina Garcia, che aveva spinto per l’attuazione della misura, commenta la vittoria su Twitter: «Gli sforzi per raggiungere questo risultato sono iniziati ancor prima che io nascessi. Dire che era atteso da tempo è un eufemismo». E aggiunge «Uno stupro è uno stupro, e il certificato matrimoniale non è una scusa per commettere uno dei crimini più violenti e sadici della società».

 

 

 

Sempre a Garcia si devono le conquiste sullo “stealthing”, che la deputata aveva tentato di criminalizzare già dal 2017. La decisione era stata mossa dalla lettura di uno studio, portato avanti da una studentessa di legge di Yale, Alexandra Brodsky, che rivelava come la pratica dello “stealthing” fosse un vero e proprio fenomeno in aumento, sia contro donne che omosessuali. Un sondaggio realizzato nel 2018 sui pazienti di una clinica per la salute sessuale a Melbourne, in Australia, aveva rilevato come il 32% delle donne e il 19% degli uomini omosessuali fossero stati almeno una volta vittima di “stealthing”. «Molte persone mi hanno detto: “Non posso credere che non sia già illegale”», aveva commentato la deputata. Nonostante già allora si ritenesse che la pratica fosse assimilabile a un abuso sessuale, era difficilmente perseguita dai tribunali, che imputavano la difficoltà nel provare se l’atto di sfilarsi il preservativo fosse volontario o meno.

Brodsky, che è adesso un’avvocata per i diritti civili, ricorda che la rimozione non consensuale del preservativo non è soltanto una violazione di per sè, ma comporta anche dei rischi aggiuntivi, come una gravidanza indesiderata o la trasmissione di malattie sessuali. Il nuovo provvedimento non renderà lo “stealthing” un crimine secondo la legge, ma piuttosto un reato civile, consentendo alle persone che lo subiscono di citare in giudizio i colpevoli direttamente in tribunale, se lo desiderano. Una distinzione importante per Brodksy, che ritiene che «Il contenzioso civile mantiene il processo decisionale nelle mani delle vittime, un aspetto fondamentale in seguito a una violenza sessuale, che è di per sé la negazione del diritto della vittima di prendere decisioni sulla propria vita».

Il progetto di legge era stato sostenuto ai tempi anche dal «Sex Workers and Erotic Service Provider Legal, Educational and Research Project», un programma di supporto alla comunità di sexworkes, che promuovere i diritti alla privacy sessuale attraverso la difesa legale, l’istruzione e la ricerca. Il progetto denunciava infatti la frequenza della pratica tra i clienti dei sex workers e chiedeva l’approvazione della misura per offrire ai lavoratori la possibilità di denunciarli.

La deputata Garcia, sull’approvazione del provvedimento, ha commentato positivamente il fatto che «Questa legge è la prima di questo tipo nella nazione» e si augura che anche gli altri Stati possano «seguire la direzione della California e rendere chiaro che lo “stealthing” non è solo immorale, ma illegale».

 

La speranza è che il dibattito pubblico sulla violenza sessuale continui, portando alla luce anche quegli aspetti più sfumati e meno evidenti di violenza che ancora non vengono riconosciuti come tali.

Fonte: La Stampa.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *