Un incubo. Con il Green Pass il “governo dei migliori” sta letteralmente uccidendo la democrazia.

All’interno del calderone delle persone beffeggiate che non sanno più cosa poter fare per vivere una vita normale si ritrovano anche loro: coloro i quali, non per scelta, ma per questioni fisiche non possono fare il vaccino eppure non hanno accesso (ricordiamolo, sempre grazie al cosiddetto “governo dei migliori”) al Green Pass.

La storia di Marco che (stranamente) viene presentata da La Repubblica rappresenta molto bene il paradosso, l’ennesima falla del sistema, l’ennesimo schiaffo ai diritti dei cittadini italiani tirato così, gratuitamente, senza alcuna vera motivazione. Mettetela sul piano che preferite, incapacità dei personaggi che ora si ritrovano a capo del governo, vigliaccheria, stupidità, malvagità, il risultato comunque non cambia: lui non può fare il vaccino per ragioni fisiche eppure non avrà il green pass e dal 15 ottobre “dovrà spendere 300 auro al mese di tamponi”.

“Non mi vaccinano, ma non certificano il perché. E neppure mi concedono l’esonero, anche se temporaneamente – spiega Marco – così, dal 15 ottobre prossimo, visto che sarà obbligatorio il Green pass in azienda e io non potrò averlo, ma non per colpa mia, dovrò fare il tampone ogni due giorni. Cosa che si traduce in una spesa di 300 euro al mese. E per me, che faccio il magazziniere, è quasi un quarto dello stipendio”.

Tralasciando l’atroce fatto che oramai ci hanno ridotto così: a doverci giustificare perchè non cediamo al ricatto del Green Pass. A farci sentire in colpa perchè difendiamo il nostro diritto di scelta, la nostra libertà di dire no a questo vaccino (in fase sperimentale), le cui reazioni avverse (dovessero esserci) non ricadono né nelle responsabilità delle aziende farmaceutiche, né dello stato (che ti obbliga indirettamente, e per questo vigliaccamente, a farlo). In questo caso la volontà di vaccinarsi c’è, ma il sistema ha rimbalzato le responsabilità dall’hub vaccinale, all’ospedale e il sistema ospedaliero è lento. Così anche loro, che hanno delle allergie, oltre chi continua a difendere la propria libertà di scelta, rimangono fuori dalla classe dei cittadini di serie A, quelli che il vaccino lo hanno fatto e quindi “meritano” di poter andare a lavorare senza dover spendere un quarto dello stipendio in tamponi.

Marco racconta quello che per lui è diventato un incubo: “Verso la metà di maggio, appena aperta la finestra per la mia età, sono andato dal mio medico di base per parlare del vaccino. L’ho fatto perché volevo chiarire. Io ci credo, lo voglio fare. Però ho allergie ad alcuni farmaci, allergie alimentari e qualche altra patologia. Inoltre, anni fa, ho avuto due episodi di shock anafilattico”. La risposta del medico è stata: “Niente di rilevante, faccia pure il vaccino”. Ma Siviero ha deciso di approfondire. E ha chiesto un parere anche al suo medico di famiglia di quattro anni prima. “L’ho incontrato per caso – prosegue – . E mi ha detto tutt’altra cosa: mi ha risposto che il vaccino anti-Covid per me sarebbe un serio problema, di non pensarci neanche”.

Nonostante ciò Marco ha deciso di fare il vaccino, ma al centro vaccinale “Il Ducale” di Vigevano ci è andato due volte, e per due volte è stato rimandato a casa senza iniezione anti-Covid. Al centro vaccinale preferiscono sia immunizzato in ospedale perchè per le “allergie non chiare, non certificate, fare il vaccino è troppo rischioso”. Eppure non è riuscito ad ottenere l’esonero. “Dicono che verrò chiamato dall’Azienda ospedaliera per vaccinarmi sotto controllo – spiega – ma fino ad ora non è successo. Intanto ho iniziato a sottopormi a test allergologici, a mie spese”.

Dopo tre mesi e mezzo che Marco si trascina dietro questa situazione, finalmente, in questi giorni, è stato contatto da Ats per un’eventuale vaccinazione in sicurezza, quindi in ospedale e con rianimatori a disposizione. “Ma ho risposto di no, perchè a questo punto voglio andare fino in fondo: ho prenotato una serie di test allergici e voglio vederne i risultati. Visto che per ben due volte si sono rifiutati di vaccinarmi, ora chiedo a loro di aspettare. In ogni caso, nemmeno in questo intervallo di tempo, si sono offerti di garantirmi un esonero”.

Fonte: Il Paragone.it

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