Se una squadra – non facciamo nomi specifici e non buttiamoci in polemiche inutili – vince un campionato di venti squadre tutte forti, ottiene una vittoria di prestigio.

Se vince un campionato dove tutte le squadre competitive si ritirano perché percepiscono come truccato quel torneo, di fatto ottiene una vittoria mutilata. A quel punto, esultare sarebbe ridicolo.

L’errore, infatti, sarebbe ritenere che quel campionato abbia valore solo per aver vinto di nuovo lo scudetto. Il segreto infatti, quando si parla di elezioni, è di saper leggere i dati nella misura giusta.

I risultati danno per vincente il centrosinistra, per perdente il centrodestra, per distrutto il Movimento 5 Stelle. Sul flop dei grillini c’è poco da discutere perché è evidente. Su quello del centrodestra pure perché è nei fatti. Ma è altrettanto evidente la capacità della sinistra di trasformare mediaticamente e illusoriamente in vittorie quelle che sono ciclopiche sconfitte.

Prendo solo l’esempio di Napoli, perfettamente sovrapponibile ad altre città.

Pare che ad essere eletto sarà Manfredi con circa 185.000 voti. Che sono il risultato dell’alleanza giallorossa ormai consolidata a livello nazionale tra il PD e il Movimento 5 Stelle. Considerando che De Magistris, pur non essendo mai legato né al PD né al Movimento 5 Stelle, era comunque di sinistra, possiamo confrontare la somma tra i voti della sinistra nel 2016 e quelli del 2021. E la differenza è impietosa. La sinistra ha perso 120.000 voti. Un dato che ai fini di definire chi salirà a Palazzo San Giacomo conta assai poco ma che certamente fa la differenza per ciò che concerne il rapporto tra il potere e il popolo. Stesso discorso a Roma dove la sinistra vincerà – anche se al ballottaggio – solo perché ha aspirato i voti del Movimento 5 Stelle. Ma anche con un Calenda in più, anche a Roma perso voti rispetto a cinque anni.
Destra non pervenuta, a parte l’unico (ma inutile) squillo di Michetti a Roma e in calo ovunque, con la sensazione ormai palese che tra destra e sinistra tradizionali non ci siano differenze. E la tragica consapevolezza che in elezioni dove ci sono le preferenze, l’affluenza sia calata di oltre il 10%.

Non c’entra nulla il cosiddetto “Effetto covid”. C’entra che quando si saccheggiano le istituzioni e si pigliano per i fondelli gli elettori con finti partiti di antisistema, non ci si può aspettare che gli elettori ci ricaschino.
E inviterei a non sottovalutare l’effetto dell’astensionismo con i soliti commenti spocchiosi. Quando molti italiani non vanno a votare è solo questione di tempo prima che arrivi qualcuno in grado di incanalare quel consenso in un movimento eversivo.
Fossi in Gualtieri, in Manfredi, in Conte e in tutti quelli che stanno gongolando, eviterei trionfalismi. Queste elezioni non le ha vinte nessuno. Le hanno perse tutti. E in generale, le ha perse il teatrino della politica italiana.
O per meglio dirla terra terra, se invitate mille donne ma solo in due vengono e vi dicono che siete fighi, non per questo diventate latin lover. Anzi c’è la serissima possibilità che le altre 998 non siano venute perché siate cessi.

di Franco Marino

Fonte: Il Detonatore.it

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