Il complesso di Santa Maria in Gradi, situato a poca distanza dalle mura che circondano il centro storico della città di Viterbo, è uno dei monumenti più belli e imponenti che il capoluogo della Tuscia abbia da offrire.

Perché si chiama Santa Maria in Gradi?

 E’ chiamata così perché caratterizzata da una scalinata di ingresso (“ad gradus” appunto); dopo essere stata radicalmente ricostruita nel corso del XVIII secolo da Nicola Salvi, architetto della Fontana di Trevi. Il Salvi, escludendo l’imponente portico esterno, trasformò completamente lo spazio interno della chiesa passando dalla divisione a tre navate con copertura lignea a quella unica coperta con una volta a botte. Oltre la navata si accedeva ad un transetto coperto da una cupola ottagonale, eleganti stucchi decoravano le pareti. Allo stesso architetto è attribuito il grandioso portale che permette di accedere al complesso dalla via Cimina.

Ma andiamo con calma e partiamo dall’inizio: il complesso è stato eretto nel 1244 per volere di Raniero Capocci, notaio pontificio di Viterbo, ed è stato per diversi secoli un convento domenicano, e da lui direttamente offerta a Domenico di Guzman, presente a Viterbo nel 1219 con il papa Onorio III, che aveva da poco approvato l’istituzione dell’Ordine Domenicano.

Il complesso conventuale, dotato di due chiostri, che occupava una notevole estensione recintata e munita di torri, anche in passato è stata sede di una scuola molto apprezzata, dove furono istruiti nobili viterbesi, tra cui il famoso Annio da Viterbo, chiamato a Roma nel 1499 da papa Alessandro VI Borgia come magister Sacri Palatii Apostolici, che influenzerà la cultura artistica attraverso le sue interpretazioni e, ‘invenzioni’ di fonti letterarie.

L’antica chiesa, a cui nel Quattrocento fu addossato alla facciata un portico che si è conservato, è stata luogo di sepoltura delle più importanti famiglie viterbesi che vi elessero le loro cappelle.

Nel 1246 il convento è stato quasi distrutto da un violento nubifragio ma venne ricostruito poco dopo e la chiesa fu consacrata nel 1258 da papa Alessandro IV.

Il complesso di Santa Maria in Gradi, rivestì per molto tempo un ruolo importantissimo nella vita della città, papa Clemente IV vi soggiornò a lungo e chiese di essere sepolto in questo luogo. Altri personaggi illustri trovarono sepoltura all’interno di questa chiesa. La maggior parte dei monumenti funerari sono andati perduti, le tombe più importanti come quella di papa Clemente IV e del prefetto ghibellino Pietro De Vico si trovano attualmente nella chiesa di San Francesco.

Il convento dei dominicani, per molto tempo, ebbe in gestione l’ospedale chiamato Domus Dei, fondato nel 1292 ad opera di Visconte Gatti e destinato a curare oltre che i cittadini di Viterbo anche i numerosi pellegrini che transitavano per la città diretti a Roma seguendo la via Francigena. L’ospedale sorgeva dall’altra parte della strada Cimina ed era collegato al complesso conventuale mediante un cavalcavia, cavalcavia demolito nei primi anni del 1800. Di detto ospedale rimane solamente una porzione di fabbricato situato sul lato destro della strada in prossimità del portone d’ingresso del convento.

La chiesa ha subito nel corso dei secoli numerosi rimaneggiamenti, nella seconda metà del ‘400 un grandioso portico sulla facciata sostituì quello preesistente.

Al suo interno trova posto un pozzo di epoca posteriore, realizzato nel 1557,costituito da una vasca centrale e da due colonne con trabeazione, poggia su un basamento realizzato con lastre tombali riutilizzate.

Ancora oggi al suo interno sono visibili testimonianze storiche e artistiche dell’epoca, prima tra tutte il suggestivo chiostro medievale decorato secondo l’apparato originale; a fargli da contraltare c’è l’altro chiostro, costruito nel 1306 ma rimaneggiato più volte e oggi abbellito da severe forme seicentesche.

L’edificio ha subito gravi danni a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che il 17 marzo 1944, e nella notte tra il 24 e 25 maggio 1944, colpirono la chiesa di S. Maria dei Gradi e portarono nel 1950 alla completa demolizione della volta. Rimanendo per anni esposto alle intemperie e in un generale stato di abbandono, soprattutto durante il periodo in cui il complesso era sede del carcere (1873 – 1993).

A partire dal 1996 sono stati fatti importanti lavori di restauro, convertendo il carcere nella sede del rettorato e degli uffici amministrativi dell’Università degli Studi della Tuscia, che oggi si presenta come una delle università più belle d’Italia.

Una domanda però ce la poniamo: Quand’è che si restaura questa meravigliosa opera viterbese?

Rosanna De Marchi

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