Scrofe ricoperte di escoriazioni e imprigionate in gabbie minuscole, suinetti morti ovunque, lattonzoli di un mese senza la possibilità di poter grufolare e nutriti con mangimi medicati. È questo quello che il sistema definisce “benessere animale”.

«Pensavo di aver visto tutto in 25 anni di giornalismo, ma quando sono entrata in questi allevamenti con Essere Animali ho assistito a scene scioccanti», sono le parole che ha usato Sabrina Giannini per descrivere la prima puntata di Indovina chi viene a cena, il programma che conduce su Rai 3, andata in onda il 25 settembre.

La puntata analizza il sistema alimentare globale, partendo dalle analisi delle mele trattate con pesticidi o biologiche fino alla corrida spagnola, passando per gli allevamenti intensivi. Un’inchiesta potente che mostra come sia semplicemente insensato parlare di benessere animale in un sistema di produzione crudele che viola e umilia gli animali.

Che cosa hanno visto le telecamere di Rai 3

La giornalista Sabrina Giannini e Francesco Ceccarelli, nostro responsabile investigazioni, visitano alcuni allevamenti intensivi di maiali: sono strutture diverse, ma è quasi impossibile distinguerle. Sono capannoni sudici, senza finestre, ricoperti di deiezioni e zeppi di topi.

In questi luoghi il tasso di mortalità è altissimo: le immagini di Rai 3 mostrano decine di secchi colmi di placente e suinetti morti. Corpi in putrefazione che per legge dovrebbero invece trovarsi in una cella frigorifera. Nelle piccole gabbie parto ci sono cuccioli agonizzanti perché troppo deboli, immagini strazianti ma che in questi luoghi sono lo scenario tipico. «Questo è  — spiega Giannini — il prezzo della carne e dei salumi che troviamo nei supermercati».

Francesco Ceccarelli, responsabile investigazioni di Essere Animali e Sabrina Giannini, giornalista Rai3.
© Essere Animali

Francesco Ceccarelli spiega di aver installato una telecamera nascosta in una sala parto e di aver filmato un operaio che uccide i suinetti deboli sbattendoli contro il muro. Nello stesso allevamento i testicoli dei suinetti castrati vengono buttati nella mangiatoia della madre.

Le scrofe vengono inseminate artificialmente: sono piene di escoriazioni perché le gabbie sono piccolissime e non possono fare altro che sbattere contro le sbarre. Questi animali vengono inseminati per la prima volta a 10 mesi e hanno una media di 2,2 parti all’anno. Al termine della loro vita, a soli 3 anni, avranno partorito 6 volte, dopo di che finiranno al macello.

«Se il benessere dipende dai farmaci è una contraddizione parlare di “benessere animale”».

Sabrina Giannini, giornalista di Rai 3
La cannula con cui vengono inseminate le scrofe negli allevamenti intensivi.
© Essere Animali

L’Europa deve fare di più

Durante la puntata Giannini passa a parlare della campagna End the Cage Age. Il 21 giugno 2021, la Commissione Europea ha infatti deciso su richiesta del Parlamento di mettere fine all’allevamento in gabbia entro il 2027. Questo però non significa che la sofferenza degli animali finirà: gli allevamenti intensivi e il trasporto di milioni di animali ogni anno continueranno ad esistere.

Un modello produttivo che, come denunciato da vari europarlamentari intervistati, verrà nuovamente finanziato dalla Commissione europea con miliardi di fondi pubblici della PAC, la Politica Agricola Comune. Secondo gli intervistati così com’è la riforma va solo a favore dell’agribusiness e delle grandi aziende e non risolve la crisi ambientale e della biodiversità, oltre a non eliminare la sofferenza degli animali. Gli allevamenti intensivi sono incompatibili con una politica alimentare che si vuole definire “sostenibile”, come quella sostenuta dal Green Deal europeo.

 

Fonte: essereanimali

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