Leonardo DiCaprio, attore premio Oscar e attivista convinto che per salvare il Pianeta sia indispensabile cambiare anche la nostra alimentazione, ha deciso di investire in due società pioniere nel settore della carne sintetica, che sono riuscite a creare in vitro, dalle cellule animali, quindi senza macellazione, il primo hamburger e le prime bistecche.

Se la nuova frontiera del cibo per ridurre l’impatto ambientale prodotto dagli allevamenti e risolvere il problema dell’attuale produzione industriale di carne è davvero la carne coltivataLeonardo DiCaprio è già in pole position.

L’attore premio Oscar, attivista da sempre e convinto sostenitore che per salvare il Pianeta sia indispensabile cambiare anche la nostra dieta alimentare, ha deciso di investire in due società pioniere nel settore emergente e innovativo della carne sintetica, Aleph Farms e Mosa Meat, che sono riuscite a creare in vitro, dalle cellule animali, quindi senza macellazione, il primo hamburger e le prime bistecche. 

Cos’è la carne coltivata?

La carne sintetica è quella creata in laboratori prelevando delle cellule dagli animali tramite una biopsia e nutrendole. A seguire vengono introdotte in bireattori per farle riprodurre. Dopo che il processo di riproduzione delle cellule è partito, non ne serve prelevare altre dagli animali, perché da poche cellule possono essere create migliaia di tonnellate di carne.

La carne coltivata e il clima

La convinzione delle startup che hanno investito nell’agricoltura cellulare è che la carne bovina coltivata dovrebbe ridurre l’impatto climatico del 92%, l’inquinamento atmosferico del 93%, utilizzare il 95% in meno di terra e il 78% in meno di acqua rispetto alla produzione industriale di carne bovina e che i consumatori apprezzeranno il nuovo alimento.

Sul tema, però, le ricerche scientifiche non hanno raggiunto un giudizio definitivo, visto che è difficile fare previsioni su un evento con ancora le tecnologie per realizzarlo in via di sviluppo.

Impatto della carne sintetica

Secondo un recente rapporto di Boston Consulting Group (BCG) e di Horizon Corporation (BHC), i consumatori di proteine di origine animale in tutto il mondo, nel 2020, tra carne, pesce, latticini e uova, ne hanno mangiate circa 574 milioni di tonnellate, quasi 75 chilogrammi a persona. Inoltre, la quantità consumata è ancora in aumento, soprattutto nei mercati in via di sviluppo.

Sempre, però, secondo lo studio, entro il 2035, i prodotti alternativi alle proteine animali che si sono trasformati negli ultimi anni da un prodotto di nicchia a un fenomeno mainstream, potrebbero rappresentare l’11% di tutta la carne, i pesci, le uova e i prodotti caseari consumati nel mondo. E con una spinta data da parte delle autorità di regolamentazione e dai miglioramenti nella tecnologia, quel numero potrebbe salire al 22%.

L’uso di proteine animali dovrebbe essere ridotto del 90%

Secondo un approfondito studio pubblicato su Nature, l’impatto dell’industria della carne sull’ambiente, non riguarda soltanto l’emissione di gas serra, ma interessa anche la deforestazione e il consumo eccessivo di acqua.

Sempre secondo lo studio, per rispettare il limite dell’aumento delle temperature al di sotto dei 2° C, obiettivo dell’accordo sul clima di Parigi, è necessario che, a livello globale, le persone consumino otto volte in meno la carne di maiale rispetto a oggi, raddoppiando invece quella dei legumi. E nei Paesi occidentali il consumo di carne bovina, invece, dovrebbe essere ridotto del 90%.

 

Fonte: .kodami

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