Allora, capiamoci: virologi, immunologi, infettivologi e igienisti hanno leggermente stufato – diciamo così – con le loro apparizioni mediatiche, non tutti ovviamente, ché ascoltare e leggere luminari e stimati professori può essere utile e a volte perfino rassicurante.

Ma che qualcuno in Parlamento pensi di silenziare i medici pretendendo che possano andare in tivù, in radio e sui giornali solo dietro autorizzazione della struttura sanitaria d’appartenenza è troppo. Scusate: anche i parlamentari dicono ovunque ciò che vogliono e molti le sparano in libertà da ben prima dell’inizio della pandemia, capita spesso che onorevoli poco onorevoli trasformino Camera e Senato in teatri di scadente avanspettacolo, si insultano, la buttano in vacca proprio come certi esperti o pseudo di Covid, con la differenza che deputati e senatori per esibirsi non devono chiedere il permesso a nessuno, di certo non ai cittadini che gli pagano lo stipendio. Ma tant’ è.

PROPOSTA – La novità di giornata arriva dal deputato Giorgio Trizzino, 56 anni, palermitano, laureato in Medicina e Chirurgia, un paio di specializzazioni, e a leggere il curriculum non diresti assolutamente che fino a marzo era del Movimento Cinque Stelle. Il Trizzino se n’è uscito così: «Ho chiesto con un mio ordine del giorno un impegno al governo per intervenire affinché tutti i dipendenti delle strutture sanitarie pubbliche e private e degli organismi ed enti di diretta collaborazione col ministero della Salute possano partecipare alle trasmissioni televisive, radiofoniche e rilasciare interviste previa esplicita autorizzazione della propria struttura sanitaria di appartenenza». Poi l’ex grillino ha aggiunto: «Questo strombazzamento mediatico costruito spesso per la ricerca della ribalta e della notorietà è responsabile di un numero imprecisato di vittime. Credo che non si sia posta la necessaria attenzione al fenomeno e che adesso si debba porre un freno a questa vergogna».

L’ordine del giorno al decreto-legge “Green Pass bis” è stato accolto e vedremo come andranno le cose. Intanto, era scontato, i medici più conosciuti dagli italiani sono partiti al contrattacco. Sentite Massimo Galli, primario dell’Ospedale “Sacco” di Milano: «Quest’ ordine del giorno è un’uscita peregrina. Fa specie che un professionista debba subire una censura preventiva per esprimere un’opinione. Certo: ci sono persone che dicono sciocchezze, che dicono e si contraddicono, ma in questo caso siamo al grottesco: impedire ai medici di parlare è come dire che un avvocato non può discutere in tivù di argomenti giuridici o un ingegnere di questioni tecniche».

REAZIONI DURE – Anche Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive del “San Martino” di Genova, ha reagito duramente: «Questo è fascismo, sarebbe scandaloso. Non ci possono mettere il bavaglio, perché fino a prova contraria siamo in uno Stato democratico. La norma rasenterebbe il ridicolo. Credo che abbiano paura del nostro pensiero», ha affondato Bassetti, «ci vogliono tappare la bocca perché siamo più convincenti della fuffa no-vax. È una proposta liberticida. Si faccia invece una proposta di legge per i politici che parlano di medicina senza saperne nulla». Decisa, anche se dai toni più moderati, la reazione del virologo Fabrizio Pregliasco: «L’infodemia è stata parallela alla pandemia perché in uno Stato democratico le informazioni non sono controllabili in termini di censura. Di sicuro molti aspetti scientifici sono stati trattati come news, ma l’attacco ai professionisti che parlano coi media è incomprensibile e inconcludente». Proprio come certe uscite, troppe purtroppo, di certi onorevoli.

 

Fonte: liberoquotidiano.

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