L’importanza di corretti livelli di vitamina D per la salute dell’organismo, in particolare del tessuto osseo, è universalmente riconosciuta.

Circa il 20% della vitamina D presente nell’organismo è introdotta con l’alimentazione, mentre quasi l’80% è prodotto a livello della pelle sottoposta ai raggi solari. Tuttavia, alle nostre latitudini, soprattutto nel periodo tra l’autunno e la primavera, gran parte della popolazione presenta valori insufficienti di questa vitamina, a causa della scarsa esposizione ai raggi solari. Un problema questo che riguarda soprattutto la popolazione più anziana, che ha meno capacità di produrre vitamina D ed è anche meno soggetta a uscire.

La vitamina D, una volta attivata nell’organismo, è indispensabile per aumentare l’assorbimento intestinale del calcio, che in questo modo può diventare disponibile per i processi fisiologici di mineralizzazione dello scheletro: valori costantemente bassi di vitamina D portano a una compromissione della mineralizzazione dello scheletro e a una condizione detta osteomalacia, che contribuisce alla fragilità ossea.

La vitamina D è anche fondamentale per il mantenimento di una buona funzionalità muscolare: valori molto bassi di vitamina D sono associati a compromissione muscolare, che predispone a cadere più frequentemente e quindi ad avere maggiori probabilità di fratturarsi.

La carenza di vitamina D è oggi diventata un problema di salute in tutto il mondo, contrastato con la somministrazione di supplementi, in genere costituiti da colecalciferolo. Poche linee guida sull’integrazione menzionano invece il trattamento con calcifediolo, nonostante questo sia il precursore diretto del calcitriolo e il biomarcatore dello stato della vitamina D. Per valutare l’efficacia e la sicurezza delle supplementazioni usando calcifediolo è stato condotto, da parte della Professoressa Maria Luisa Brandi, uno studio clinico di un anno, i cui risultati sono stati resi pubblici in un articolo dal titolo Calcifediol is superior to cholecalciferol in improving vitamin D status in postmenopausal women: a randomized trial (Il calcifediolo è superiore al colecalciferolo nel migliorare lo stato della vitamina D nelle donne in postmenopausa: uno studio randomizzato), apparso sulla prestigiosa rivista scientifica “Journal of Bone and Mineral Research” dell’8 giugno 2021.

I risultati dello studio, condotto su 300 pazienti, hanno mostrato che già dopo il primo mese di trattamento con calcifediolo i livelli di vitamina D nel sangue si erano alzati di più di quanto avviene con il trattamento a base di colecalciferolo. Allo stesso tempo, lo studio ha mostrato che il trattamento con calcifediolo non dava alcun problema di sicurezza sui pazienti. Questi risultati hanno confermato quindi che il calcifediolo è più efficace, più veloce e più potente del colecalciferolo, e costituisce una valida opzione per il trattamento della carenza di vitamina D.

 

Fonte: fondazionefirmo

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