L’immunità di gregge? Impensabile. «L’obiettivo di vaccinare l’80% degli over 12, recentemente ribadito dal generale Figliuolo, è del tutto inadeguato», dice Luca Ricolfi, docente di Analisi dei dati dell’università di Torino e presidente della fondazione Hume.

Tre i motivi di fondo, «il primo è che, ai fini dell’immunità di gregge, conta la percentuale di vaccinati sulla popolazione totale, non su quella vaccinabile: l’80% di vaccinati sulla popolazione vaccinabile corrisponde a circa il 70% della popolazione totale». E dunque «la vaccinazione di tutta la popolazione può essere utile per rallentare l’epidemia, ma da sola non può bastare». Eppure la politica, anche comunicativa, spinge verso la vaccinazione di massa come se fosse la salvezza. «Draghi si sta comportando come se stesse aspettando che la situazione precipiti al punto da consentirgli di imporre l’obbligo vaccinale senza colpo ferire», ragiona Ricolfi, «da questo punto di vista il non far nulla su scuole, trasporti, cure domiciliari è perfettamente razionale: se sei convinto che l’unica salvezza è il vaccino per tutti, e magari non ti hanno spiegato che non potrà bastare, puoi essere tentato di creare le condizioni in cui tutti si saranno convinti che non c’è altro da fare».

Domanda. Professore, il governo sta spingendo sulla vaccinazione di massa attraverso lo strumento del green pass. Siamo prossimi all’immunità di gregge?

Risposta. No, assolutamente no. Sull’immunità di gregge i politici ci stanno prendendo per il naso, e trovo incredibile che si continui a parlarne impunemente sui quotidiani e soprattutto in tv, nei talk show. L’obiettivo di vaccinare l’80% degli over 12, recentemente ribadito dal generale Francesco Figliuolo, è del tutto inadeguato.

D. Perché?

R. Per tre motivi. Il primo è che, ai fini dell’immunità di gregge, conta la percentuale di vaccinati sulla popolazione totale, non su quella vaccinabile: l’80% di vaccinati sulla popolazione vaccinabile corrisponde a circa il 70% della popolazione totale. Il secondo motivo è che, con la variante delta, la quota di popolazione da coprire è compresa fra l’85% e il 90%, il 70% non basta assolutamente.

D. E il terzo motivo?

R. È il motivo più importante, di cui quasi nessuno vuol parlare: la formula matematica per il calcolo dell’immunità di gregge (Vc=1-1/R0) si riferisce a un vaccino perfettamente sterilizzante, mentre i vaccini contro il Covid sono leaky, cioè non garantiscono che il vaccinato non si infetti e non trasmetta l’infezione. Se il vaccino è leaky, si applica un’altra formula, da cui si deduce facilmente che nemmeno vaccinare il 100% della popolazione basta a spegnere l’epidemia.

D. E quindi il problema non si risolve neppure vaccinando i giovani under 12?

R. Esattamente. La vaccinazione di tutta la popolazione può essere utile per rallentare l’epidemia, ma da sola non può bastare.

D. Non teme che dicendo queste cose possa alimentare la protesta contro il green pass?

R. Può darsi, ma si può anche fare un altro ragionamento: se sai che vaccinare non basta, magari ti occupi di fare anche qualcos’altro.

D. Che cosa?

R. Metti in sicurezza le scuole con la ventilazione meccanica controllata, lo sta facendo solo la Regione Marche, anche se con numeri piccoli. Aumenti la flotta e il numero di corse dei mezzi pubblici. Vari un protocollo di cure domiciliari decente, e riorganizzi la medicina territoriale. Fai più sequenziamenti. Controlli sul serio le frontiere. Devo continuare?

Invece quasi nessuno denuncia con forza queste omissioni. Da quando è partita la campagna vaccinale, siamo in un clima di guerra.

D. In che senso?

R. Nel senso che quasi tutta l’informazione main stream (grande stampa e telegiornali) considera la vaccinazione una sorta di dovere patriottico, e squalifica qualsiasi obiezione o dubbio come una sorta di diserzione. Un clima così non si è mai avuto in Italia, dopo la fine della seconda guerra mondiale.

D. In guerra però si prendono decisioni radicali. E invece sull’obbligo vaccinale, che sarebbe stato più diretto del green pass, il governo non se l’è sentita.

R. Sì, il governo Draghi, come il governo Conte, ha scelto di imporre le scelte difficili solo quando l’opinione pubblica è pronta. Conte ha aspettato che gli ospedali si riempissero di malati Covid prima di passare al vero lockdown (quello del 22 marzo). Draghi si sta comportando come se stesse aspettando che la situazione precipiti al punto da consentirgli di imporre l’obbligo vaccinale senza colpo ferire.

Da questo punto di vista il non far nulla su scuole, trasporti, cure domiciliari è perfettamente razionale: se sei convinto che l’unica salvezza è il vaccino per tutti, e magari non ti hanno spiegato che non potrà bastare, puoi essere tentato di creare le condizioni in cui tutti si saranno convinti che non c’è altro da fare.

D. Parlare di obbligo vaccinale è un tabù. Perché?

R. A me non sembra che sia un tabù. Pd, Forza Italia, Renzi sono perfettamente d’accordo, e i Cinque Stelle sono più che possibilisti. Il festival permanente dei virologhi televisivi ogni sera plaude entusiasta. Insomma, il tabù esiste, ma riguarda solo la destra di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Quanto alle ragioni del tabù a me pare che siano piuttosto differenziate. C’è il pregiudizio antiscientista dei novax veri e propri, che erano contrari anche ai vaccini classici, ampiamente collaudati da anni di utilizzo sul campo. Ci sono le istanze libertarie, che attraversano tutto lo spettro politico, da Massimo Cacciari a Giorgia Meloni. C’è il timore degli effetti del vaccino nel breve, medio e lungo periodo (soprattutto questi ultimi, inevitabilmente sconosciuti). E poi c’è una cosa di cui nessuno mai parla…

D. Che cosa?

R. L’effetto-madri. Una parte dei vaccinandi è minorenne, e non ha bisogno del vaccino (il rischio di morire per Covid è 10 volte più basso di quello di morire per incidente stradale). Dunque, il bambino che si vaccina lo fa essenzialmente per proteggere gli altri. Ma a decidere sono i genitori, non lui. Di qui un dilemma non da poco, che per quel che ho potuto constatare coinvolge soprattutto le madri: vaccinare bambini e ragazzi per proteggere la società (e la famiglia), o non vaccinare per non esporre il figlio o la figlia minorenne a un rischio magari bassissimo, ma di cui nessuno scienziato è in grado di specificare l’entità?

D. Direi dubbi abbastanza comprensibili.

R. Possiamo giudicarli come vogliamo, considerandoli eccessivi o perfettamente giustificati, ma abbiamo il dovere di rispettarli. Fra i politici, forse non a caso, solo Giorgia Meloni (l’unica capo di partito donna) ha preso in seria considerazione questo ordine di problemi, facendo notare che mai, in passato, ci si sarebbe sognati di far correre dei rischi ai “piccolini” per proteggere genitori e nonni.

D. Eppure, nei sondaggi, la posizione no obbligo vaccinale di Lega e Fdi non è premiata dalla maggioranza degli italiani. Chi rappresentano con le loro posizioni i due partiti della destra?

R. Me lo sono chiesto anch’io. Non credo che Salvini e Meloni vogliano rastrellare voti fra i novax, se non altro perché sono pochi, e molti di loro votano Cinque Stelle o non vanno a votare. Io credo che la popolazione-obiettivo del duo Salvini-Meloni sia rappresentata da coloro che si sono vaccinati ma hanno dei dubbi, perché nutrono dei timori per la propria salute futura. A questo tipo di elettori, che a quel che so nessun Istituto demoscopico sta sondando, non vanno giù il paternalismo e l’arroganza con cui vengono trattati dai fautori dell’obbligo vaccinale. Ed è possibile che alcuni di essi apprezzino la posizione di chi, come Salvini e Meloni, si vaccina ma non pretende di dare lezioni di senso civico a chi non lo fa, o semplicemente lo fa con timore.

D. Sempre nei sondaggi, Draghi continua a volare nei consensi. Un partito draghiano è proprio impensabile?

R. È pensabilissimo, anche perché ne hanno disperato bisogno le truppe senza voti di Matteo Renzi, e forse pure quelle di Carlo Calenda. Però, perché il partito draghiano decolli, si devono verificare almeno due condizioni: non rifare gli errori di Mario Monti, e non ripiombare in un autunno-inverno come quello passato.

La prima condizione è realizzabile, la seconda è tutt’altro che scontata.

D. Perché?

R. Per motivi che nessuno ha ancora compreso pienamente, la componente stagionale del virus è fortissima, e induce a pensare che da ottobre (giusto dopo l’appuntamento elettorale), le cose si possano mettere decisamente male, come sta succedendo in Israele, negli Stati Uniti e in altri paesi che hanno già iniziato l’anno scolastico. A questa componente stagionale molto incisiva si aggiungono, quest’anno, la variante delta (più trasmissibile delle varianti presenti 12 mesi fa) e l’incauta scelta di lasciar correre il virus durante l’estate ben oltre i livelli di circolazione dell’anno scorso.

D. E il fattore vaccinazione?

R. I politici credono, o fingono di credere, che la vaccinazione basti a controbilanciare tutti questi fattori negativi. I calcoli dicono il contrario, almeno per quanto riguarda la diffusione dell’infezione, perché partiamo da una base più alta dell’anno scorso, perché a tutt’oggi il 37% degli italiani non è pienamente vaccinato, perché l’efficacia dei vaccini cala sensibilmente dopo 4-5 mesi.

Non posso che sperare che abbiano ragione i politici, e torto i calcoli.

Fonte Italia Oggi.it

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