Il docente di Storia Medievale e divulgatore (ha migliaia di follower su Youtube per le sue lezioni) ha firmato l’appello contro l’obbligo di green pass all’università. «Provvedimento ipocrita».

Dentro c’è di tutto: professori di antropologia del turismo e docenti di calcolo delle probabilità, ingegneri, giuristi — tanti — e pure parecchi medici. Ma a fare la differenza in questo lungo elenco di nomi dalla A alla Z, è la lettera B. Sì perché a trasformare un trafiletto in cronaca in una notizia di primo piano, c’è voluto lui, Alessandro Barbero, docente ordinario di Storia medievale all’Università del Piemonte, che in questi ultimi anni grazie alla sua straordinaria competenza, passione e capacità affabulatoria è riuscito a guadagnarsi un seguito che neanche una rockstar. Cosa dice l’appello sottoscritto dal professor Barbero? Che il green pass richiesto a docenti e studenti universitari per poter sostenere lezioni e esami in sicurezza sarebbe un provvedimento discriminatorio e anticostituzionale in quanto «suddivide la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi i diritti fondamentali», a partire da quello al lavoro e allo studio.

Un provvedimento «ipocrita»

Un argomento, quest’ultimo, che avevano già sollevato subito dopo l’approvazione del decreto green pass, anche i filosofi Giorgio Agamben e Massimo Cacciari. A riaprire il dibattito ci ha pensato Barbero con una presa di posizione destinata a far discutere. Lui stesso, del resto, qualche giorno fa, non aveva usato mezzi termini per criticare un provvedimento definito come «ipocrita», tanto da meritare ai suoi promotori un girone dell’Inferno dantesco. «Un conto — aveva detto Barbero intervenendo a un dibattito organizzato dalla Fiom fiorentina — è dire: “Signori, abbiamo deciso che il vaccino è obbligatorio perché è necessario, e di conseguenza, adesso introduciamo l’obbligo”. Io non avrei niente da dire su questo». Altro invece è dire che non c’è nessun obbligo, «però, semplicemente, non puoi più vivere, non puoi più prendere i treni, andare all’università».

«I no-vax non esistono»

Sull’obbligo, però, i promotori dell’appello la pensano diversamente da Barbero. Dice Paolo Gibilisco, docente di matematica all’Università di Tor Vergata: «Noi siamo contro l’obbligo vaccinale, e contro il green pass proprio in quanto introduce l’obbligo in forma surrettizia». Il professor Gibilisco ci tiene a sottolineare che l’appello è stato firmato anche da molti docenti già vaccinati. Lui però non è fra quelli «perché ho fatto il Covid dieci mesi fa e in più sono allergico. Sto valutando il da farsi». «Noi non siamo no-vax — aggiunge —, anche perché i no-vax non esistono. Esistono persone che nutrono dei dubbi legittimi. I vaccini anti Covid non sono degli assiomi euclidei in uso da duemila anni. Conosciamo le reazioni dopo sei mesi, ma sul lungo periodo sappiamo poco o nulla». Ma almeno per i medici e gli infermieri è d’accordo? «Personalmente no, neanche per loro».

La risposta della ministra

Pacata ma fermissima la risposta della ministra Cristina Messa: «Gli studiosi — ha detto a Radio24 — hanno le loro opinioni che portano avanti, non tutti purtroppo ma la maggior parte, sulla base dello studio. Io li ascolto perché credo serva sempre ascoltare, ma poi bisogna tenere ferma la barra e andare avanti». Conclusione: «In questo momento bisogna pensare agli altri, non a se stessi. Capisco che uno possa pensare che questa sia una lesione della propria libertà individuale, ma esiste una libertà collettiva che ha prevalenza».

Fonte: Corriere della Sera

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