Ieri, 4 settembre,  festa di Santa Rosa.

Il Vescovo di Viterbo S.E. Mons. Lino  Fumagalli ha presieduto, con don Emanuele Germani, suo portavoce e con il vicario don Luigi Fabbri, alle ore 10.30, la Solenne Celebrazione Eucaristica presso il santuario, alla presenza delle massime autorità civili e militari della città. Presenti anche i parroci delle chiese di Viterbo.

Al termine il Vescovo ha impartito la benedizione all’intera città di Viterbo con il Cuore di Santa Rosa dal sagrato della chiesa.

Significative e profonde le parole di Fumagalli durante l’omelia: “Rosa, povera, non colta, laica, ha lasciato un segno profondo nella nostra storia, nella chiesa, nella società civile. Poniamoci in ascolto del Suo messaggio sempre attuale.

Rosa ci ha invitato ad ascoltare le parole di Dio e ora noi abbiamo bisogno di seguire il Suo esempio, attraverso la struttura ecclesiale.

Santa Rosa è stata un’autentica missionaria, ha amato la sua città.

Santa Rosa ha invitato alla collaborazione,  al dialogo, al di fuori dei personalismi, mettendo al primo posto il bene comune.

Il Vescovo ha poi aggiunto:” È cambiata Viterbo.  Siamo ancora tutti di un sentimento? I Facchini ci insegnano che la Macchina si solleva tutti insieme: se non siamo tutti di un sentimento la Macchina non si alza.”

È fondamentale risvegliare il senso di appartenenza e servizio alla nostra città.  È indispensabile passare dalla logica egocentrica dell’io all’idea del bene comune da preservare e migliorare.

“Viterbo necessita di un rinnovato patto di solidarietà per far fronte ai problemi economici e sociali che, purtroppo, sono accentuati dalla pandemia.”

“Il bene comune ci deve portare a collaborare per la crescita della comunità. L’esempio di Santa Rosa deve far sì che si ritorni uniti, per impegnarci tutti, nessuno escluso, per il bene della città.

Non possiamo dire le risorse non ci sono, ma bisogna dar vita a una nuova solidarietà che coinvolga politici, istituzioni e volontariato.

Serve unità.

È il bene comune che fa crescere la città. Non gli individualismi e i particolarismi. Chi è fermo sulle proprie posizioni non cresce e blocca il bene della comunità, mentre dobbiamo tutti prestare particolare attenzione ai più poveri e bisognosi”.

Un invito a tutti noi viterbesi e ai politici a procedere uniti, senza troppi litigi, con spirito di squadra per il bene comune.

Alla funzione,  hanno assistito tutte le massime autorità civili e militari della città,  una delegazione dei facchini, con il presidente del sodalizio Massimo Mecarini, il rettore dell’Università della Tuscia Stefano Ubertini, il presidente della provincia Pietro Nocchi, il senatore Umberto Fusco, il consigliere regionale Enrico Panunzi, l’assessore regionale Annalisa Troncarelli, rappresentanti della giunta comunale fra i quali Antonella Sberna e Ludovica Salcini, i rappresentanti delle associazioni e gli ordini cavallereschi, l’ideatore della Macchina di Santa Rosa Gloria, Raffaele Ascenzi, il costruttore, Vincenzo Fiorillo, rappresentanti della Croce rossa, il presidente dell’Avis di Viterbo Luigi Ottavio Mechelli e della Fondazione Carivit Marco Lazzari e, naturalmente, le suore Alcantarine con suor Francesca Pizzaia,  ringraziate dal Vescovo alla fine della Santa messa, per aver fatto del Monastero il punto di riferimento dell’intera città e di tutti i fedeli.

Il coro è stato diretto da Roberto Bracaccini.

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