“Mi vaccino solo perché sono obbligato per non perdere il posto di lavoro”.

Altre quattro persone, fra insegnanti e personale Ata (amministrativo e tecnico), oggi a Genova hanno seguito il modello Chiavello. Ovvero: il corso tracciato dalla maestra di scuola elementare del Lagaccio che, il primo settembre, all’hub vaccinale del Teatro della Gioventù, ha scritto sul modulo del consenso informato queste parole: “Mi sento costretta a sottopormi a questa vaccinazione perché rischio di perdere il lavoro e sono monoreddito. Esprimo il mio pieno dissenso al riguardo”.

Chiavello ha anche messo nero su bianco la necessità del risarcimento allo Stato in caso di conseguenze negative dopo il siero. Non è stata vaccinata. La stessa strada, con le stesse parole, è stata percorsa oggi, 3 settembre, da altre quattro persone, nei giorni in cui la scuola sta facendo – non senza nodi – le prime prove con il Green pass. Anche i quattro dissidenti di oggi non sono stati vaccinati.

“Accetto di essere vaccinata dal momento che, sotto coercizione, e non per mia volontà, devo sottopormi come “cavia” a un vaccino in cui non credo a causa della sospensione dello stipendio. Pertanto non mi ritengo responsabile di eventuali danni o effetti avversi  alla mia persona e in tal caso pretendo di essere risarcita dallo Stato” le parole di Chiavello nel modulo. Una linea che è ora viene abbracciata anche da altre persone al lavoro nel mondo della scuola che sono contrari alla certificazione verde necessaria, per insegnanti e personale Ata, dallo scorso primo settembre. Dopo cinque giorni di mancata regolarizzazione scatta, da legge, la sospensione.

 

Fonte: ilsecoloxix.

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