Correva giugno 2020 quando, parlando con Catia, gettammo le prime, timide basi, di questo evento.

Lei mi disse che alcuni suoi amici autori le avevano chiesto la possibilità di trovare una location dove potessero presentare il loro libro a Viterbo e così, tra una chiacchiera e l’altra, iniziammo a tracciare l’idea di chiamare non uno, ma molti scrittori. Ne parlammo con Roberto Orsi, blogger, Admin del gruppo “thriller storici e dintorni” e rispettivo sito, che nonostante il fatto di non poter partecipare a livello organizzativo, mi diede importanti dritte su come strutturare l’evento. Nel tempo coinvolgemmo Simone Draghetti, editore di Linee infinite edizioni che aveva alle spalle un passato fieristico piuttosto importante e anche lui arricchì la partita con la sua esperienza.

Eravamo pronte, su carta c’era tutto, ma mancavano due cose importanti: i contatti principali e la location. E arrivò Marco Fumarola che lavorò al piano tecnico. C’è, in ogni evento, una persona che non si mostra mai, che non compare mai, ma che in realtà, gestisce tutto l’impianto burocratico senza il quale l’evento non avrebbe modo di esistere… ecco, questo è stato il ruolo di Marco.

Così, Catia, un giorno mi disse: “Chiara, ci danno il palazzo Papale.” Io non so come sia successo, ma il buon Marco era riuscito a stiparci in una location di tutto rispetto, e la piccola, umile, fiera che avevamo in mente, si tramutò in un garbuglio di emozioni, idee, pensieri, a volte in contrasto e a volte in accordo tra di loro.

Ci sono voluti quattordici mesi per arrivare ad Arte e Cultura. Per me, che vivevo il tutto da lontano, era un po’ come un lavoro part-time: Catia e Marco mi informavano, gestivo il mio settore, quello degli autori e degli editori, cercavo di portare avanti le relazioni come meglio potevo.

Sapevo che il sogno di Catia era ambizioso, ma non infattibile: con un po’ di buona volontà potevamo riuscire a mettere in piedi qualcosa di carino. E così abbiamo fatto: consultandoci, cercando pareri, cercando di coinvolgere le persone in modo che il nostro evento diventasse l’evento di tutti i partecipanti.

Fondamentale è stato l’apporto di Assuntina, responsabile del corteo storico, e quello di Rosanna De Marchi, della prof. Francesca Pandimiglio che, oltre a fare la moderazione di una conferenza, ha anche portato alcuni suoi studenti nel settore Arte. Sulla via ci hanno aiutate la giornalista Sara Zambon e Wanda Cherubini, che ha anche tenuto una conferenza. Grazie alla prof. Pandimiglio è arrivata Archeotuscia con la dottoressa Francesca Ceci e l’ing. Luciano Proietti.

Sono state voci su voci, che si sono dilagate a macchia d’olio e, come speravamo, si sono proposte. Tutti gli autori, artisti, gruppi storici partecipanti e compagnie di vario genere, hanno prestato la propria opera gratuitamente. Hanno capito lo spirito dell’iniziativa e hanno aderito, diventando parte del sogno, rendendolo sempre più vivo e reale.

E come un grande mosaico pieno di cultura e tradizioni, ad affiancare autori e poeti viterbesi padroni di casa, sono arrivati gli autori “forestieri”, coordinati da Scarlett Douglas Scott, ad allietare la scena: con banchetti e allegria si sono presentati al popolo viterbese raccontando e raccontandosi, intervallando momenti di lettura ad altri di poesia.

Come se tutto questo non bastasse, abbiamo ottenuto di poter fare le conferenze nella sala del Ce.Di.Do grazie al professor Osbat. Tutta Viterbo sembrava aiutarci, credere in Catia, credere in Arte e Cultura.

Ora però vorrei parlarvi di Catia. L’ho detto e lo ripeto: se c’è stato questo evento, che comunque, a parer mio, ha tessuto le trame di tante realtà buone che si andranno concretizzando, è perché lei lo ha voluto, lo ha sognato. Un giorno, io, presa dalla tensione le ho detto:

“Catia ma lo vuoi fare davvero? Ti rendi conto di quanto tempo sacrificherai, di quanto impegno ci vorrà, con quante persone dovrai discutere? Lasciamo perdere, secondo me è meglio…”

Lei attese un istante prima di rispondere, poi mi disse tramite vocale:

“Tu hai i tuoi libri, hai realizzato il tuo sogno… lascia che io realizzi il mio.”

Eccolo, il sogno di Catia: un sogno fatto di ritagli di tempo e di dialogo con tante persone, alle quali ha raccontato, e spiegato, in cosa consistesse il suo evento e dove non tutti hanno avuto desiderio di seguirla. Quattordici mesi sono tanti, ma per Catia sono stati una corsa contro il tempo: un dedalo di “sì, no, ma” che doveva incastrare con altri “forse, chissà”, con me che da lontano scleravo e con Marco che andava, ogni tanto, punzecchiato. A quello ha pensato la moglie Rosella, che lo teneva monitorato e pressato mentre Catia continuava a saltare come una cavalletta, conciliando il suo lavoro, la sua vita, con qualcosa di cui ancora non conosceva la portata.

Io, che pure avevo alle spalle la realizzazione di altri eventi, ero un po’ preoccupata di come stessero andando le cose a Viterbo: soprattutto mi preoccupavano i capelli di Catia che stavano diventando sempre più dritti e, avevo scoperto nel tempo, che più si raddrizzavano, più lei era tesa. Nella tensione generale siamo riusciti a fare uscire locandine con nomi sbagliati, un apostrofo al posto di un accento, e io ho anche collezionato un buco nel vestito arcobaleno che avevo indosso domenica.

Ma. Ma alla fine, se potessi rifare tutto da capo, lo rifarei esattamente come ho fatto: con le litigate, con gli sbagli, con le discussioni… e con la passione che, voglio credere, ci ha contraddistinto. Limerei gli errori, perché ne abbiamo fatti, lavorerei sugli sbagli, ma alla fine penso anche che Arte e Cultura non siano solo commercio e fiera, ma siano amore, siano un intreccio di anime che tessono rapporti e, insieme, puntano nella stessa direzione guardando la stella Polare che, in questo caso, brilla della stessa luce che c’è negli occhi di Catia.

La scrittrice Chiara Guidarini

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