Partiamo da maggio quando una circolare del ministero della Salute riconosce la validità dei tamponi salivari, li paragona a quelli nasali e mette per iscritto che “sono un’alternativa qualora non sia possibile eseguire un tampone nasale”.

Cliccate qui. (La circolare non è stata nè smentita nè ritirata nei mesi successivi).

Come per i nasali, i tamponi salivari esistono nelle due modalità, test rapido antigenico con risultato dopo pochi minuti e test molecolare con risultato dopo 24 o 48 ore. L’attendibilità è stata studiata da varie università (Milano, Torino, Padova, per citarne alcune) e si aggira attorno al 98%. A differenza dei tamponi nel naso sono assai più pratici e indolori. Si presentano come un lecca lecca di cotone, si tengono in bocca pochi secondi, non vi è necessità di spingerli in gola poiché il Sars Cov 2, se presente, si trova nella saliva.

Sono molto più adatti ai bambini e a tutti coloro che soffrono di epistassi o hanno il setto nasale deviato.

Ora che riaprono scuole ed università e tutto il personale dovrà mostrare il Green Pass per poter lavorare, e anche gli studenti universitari dovranno esibirlo per poter frequentare le lezioni e sostenere gli esami – premesso che non si è capito ancora chi sia la figura addetta alla supervisione del documento, poiché, al di fuori dei sanitari e delle autorità aeroportuali, tutti gli altri incaricati devono comparire in un elenco della Commissione europea e risulta che il governo non abbia ancora inserito nessuno (regolamento UE 953/2021, punto 22) e poi chi controlla il controllore del pass? – salvo tutto questo, abbiamo pensato di presentarvi una mappa dei laboratori che eseguono i salivari accreditati per il Green Pass.

Sì, perché nonostante il decreto Draghi vieti espressamente i test salivari per ottenere il Green Pass, cliccate qui sulle FAQ (ma non perdete tempo a cercare le ragioni politiche del veto perché non ci sono), diversi laboratori li propongono rilasciando un certificato cartaceo che consente poi di ricevere il lasciapassare.

In sintesi: i test salivari sono validi, sono promossi sulle pagine dei vari laboratori, permettono di ottenere il qr code per il Green Pass ma per Asl, Regioni e Ministero della Salute non esistono.

Ipocrisia istituzionale?

C’è da chiederselo, poiché Il Ministero della Salute che nega che il salivare sia riconosciuto ai fini del lasciapassare è lo stesso Ministero  che poi invia il Green pass sullo smartphone degli utenti che lo hanno eseguito.

Dove si fanno

Abbiamo rintracciato 18 laboratori in Lazio (17 fra Roma e provincia e uno a Viterbo) del network Lifebrain che eseguono il salivare molecolare a 50 euro. I risultati arrivano dopo 24 ore. “Rilasciamo copia cartacea e codice, poi, sullo smartphone arriverà il Green pass” ci viene spiegato. E chi spedisce il Green Pass? Il ministero. Cliccate qui per trovare i 18 laboratori.

Abbiamo chiesto al gentile operatore come mai in altre regioni i laboratori dello stesso network Lifebrain non eseguono il salivare ma solo il nasale. E ci è stato risposto che in Lazio “è stato siglato un accordo con la Regione” e “sono in attesa per le altre Regioni”. Regione Lazio da noi interpellata, tramite ufficio stampa, ha risposto di “non sapere se esistano questi accordi”.

In Lombardia abbiamo trovato solo il centro milanese MedNow in viale Zara. Tampone rapido salivare, con risultato in pochi minuti, a 60 euro. E salivare molecolare da 150 a 250 euro. Ci spiegano: “Il nostro test salivare è riconosciuto ai fini del ricevimento del Green Pass, siamo un centro accreditato, i risultati sono inoltrati nel flusso giornaliero ad ATS”.

ATS (che è la Asl milanese) da noi interpellata ha dichiarato di “non aver mai autorizzato nessun centro ad eseguire tamponi salivari ma vi sono diversi laboratori autorizzati sui nasali. In questo caso, con la specifica struttura deve esserci stato un fraintendimento”.

Le criticità

I salivari sarebbero il mezzo più pratico e sicuro, oltre che per sapere se si è contagiosi, anche per non dover soffrire ogni 48 ore dovendo disporre di un Green Pass.

Ma costano troppo per essere uno strumento da farsi ogni 48 ore per il lasciapassare (soprattutto il molecolare che richiede almeno 24 ore di attesa e risulta così spendibile un solo giorno).

La discriminazione

Chi non può o non desidera vaccinarsi (in Lombardia al momento il 14% del personale scolastico) è costretto a pagare l’obolo tampone per andare a lavorare. Identica la situazione per gli studenti universitari: in barba al diritto allo studio e alle tasse pagate non potranno frequentare lezioni e sostenere esami senza Green Pass.

Cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Sì perché le varie iniziative di tamponi nasali gratuiti, proposte da alcune regioni a tutto il personale scolastico, si sono all’improvviso “ristrette” per non intralciare la vaccinazione di massa.

Così abbiamo una Regione Emilia Romagna che ha rinnovato il lodevole progetto dei mesi scorsi: tamponi gratuiti in farmacia a studenti, insegnanti e ai loro familiari, dalle primarie all’università. Peccato vi si possa accedere solo ogni 15 giorni: dunque, non funziona come via libera a poter lavorare (sic!). Cliccate qui.

Poi c’è l’intraprendente Lombardia, fra le prime a studiare i salivari, a divulgarne l’attendibilità per poi lasciarli in un cassetto che, un anno fa circa, prima della vaccinazione di massa, aveva disposto posti per fare i tamponi, i Drive Throuth, gratuiti a libero accesso per studenti e personale scolastico. Oggi che questi spazi servirebbero per poter permettere agli insegnanti che non possono o non vogliono vaccinarsi di entrare a scuola in sicurezza, è rimasto solo quello di via Ovada 26, all’ospedale San Paolo (dove, per fortuna, ci si può recare anche ogni 48 ore). Gratis per tutti c’è l’Unità Mobile della Croce Rossa alla Stazione Centrale. Quindi stop.

Qui invece trovate l’elenco delle farmacie italiane accreditate con il ministero dove il tampone costa 15 euro per gli adulti e 8 per i bambini.

La dissidenza individuale

Vi invito a leggere l’intervento (allegato in immagine) che il professor Francesco Benozzo, ordinario di Filologia romanza all’Università di Bologna, ha scritto oggi per La Verità. “Vi esorto a chiedere a voi stessi, in coscienza, se ha davvero senso pensare a voi stessi come insegnanti, come docenti, come persone libere in un’istituzione libera a fronte di questo ricatto che costringe voi a obbedire a una regola insensata e i vostri colleghi che non obbediscono a stare fuori dalle aule…”Così conclude:

Credo che molto, o tutto, dipenda da voi”.

 

Fonte: blog.ilgiornale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *