Chiedendo ospitalità, m’inserisco nel recente dibattito sorto tra le posizioni assunte con coraggio dal Dott. Luca Torquati, relative all’obbligo vaccinale per i sanitari e le critiche, spesso strumentali, scaturite a questa posizione.

Le opinioni diverse, espresse con garbo e liberamente, sono un Diritto Costituzionale (Art.11) e ritengo fermamente che non possa esistere una corretta prospettiva senza più punti di vista.

Questa la teoria generale, ma scendendo per i rami occorre anche valutare il peso oggettivo delle opinioni che si sostengono. Indiscutibilmente, Torquati è un medico, stimato e con una lunga esperienza, quindi le sue posizioni, nello specifico, sono necessariamente supportate da una conoscenza tecnica che altri non posseggono.

Ancora, né Torquati, né alcuni suoi detrattori sono giuristi; infatti, il primo si guarda bene dal discettare sotto questo profilo, mentre altri lo fanno, privi dei fondamenti cognitivi indispensabili e forse con eccessiva disinvoltura.

In realtà, il tema delicatissimo che stiamo trattando, non dovrebbe essere illustrato con superficialità, saccenza o violenza verbale, poiché esso attiene a principi di libertà, diritti individuali ed evidenze scientifiche, temi d’interesse comune. Che non dovrebbero essere divisivi.

Cercando ordine nel caos, forse non casuale, occorre subito dire, senza tema di smentita, che quelli che vengono definiti “vaccini” tali non sono. Per stessa ammissione delle case farmaceutiche produttrici, secondo la definizione dell’AIFA e leggendo i foglietti illustrativi, essi sono “farmaci sperimentali” e lo sono perché la loro tecnologia non è stata ancora testata in modo e tempo sufficienti per farli definire vaccini propriamente detti.

Sempre indiscutibilmente, essi non proteggono dal virus chi li assume, né impediscono la trasmissibilità verso altri. Gli effetti avversi a breve termine sono conosciuti e progressivamente rilevanti, mentre quelli a medio e lungo termine sono ignoti. Di certo, le case farmaceutiche e gli inoculatori hanno preteso l’immunità sulle loro azioni e questo, di per sé, è certamente sorprendente e preoccupante.

Fin qui, nessuno può eccepire oggettivamente alcunché, ma occorre anche precisare che, in realtà, sull’argomento, studi e pubblicazioni scientifiche, non esistono, vi sono solo le affermazioni unilaterali delle case farmaceutiche. Circolano tuttavia delle opinioni ed esse hanno una caratura direttamente valutabile in relazione alle persone che le esprimono.

Nell’informazione a senso unico attuale esse non trovano spazio, ma abbiamo dichiarazioni allarmanti e decisamente caute su tali farmaci da parte di personaggi come Didier Raoult (virologo di fama mondiale), John Loannidis (famoso infettivologo), Luc Montagner (Nobel per la medicina), Martin Kulldroff (Nobel per la medicina), Michael Levitt (Nobel per la medicina),  Tasuku Hojo (Nobel per la medicina), Robert Malone (inventore della tecnologia mRNA), Alberto Zangrillo (primario Ospedale San Raffaele), Stefano Montanari (farmacista e inventore biomedico). Certamente, costoro mi sembrano più attendibili e comunque degni di ascolto di divulgatori pseudoscientifici, esperti in zanzare o animali d’affezione che, lautamente pagati con i soldi pubblici, spesso in palese conflitto d’interesse, senza contraddittorio, con violenza verbale, imperversano sui media, spaventando le persone e millantando che i farmaci sperimentali sono l’unica soluzione all’epidemia.

Quanto sopra dal punto di vista medico scientifico, ma io, e non da solo, sono solito sostenere che la vera emergenza che stiamo vivendo, non è medica, bensì democratica.

É pacifico che dal marzo 2020, e mi si lasci dire che sono stato tra i primi in Italia a pubblicare articoli nel senso, abbiamo assistito a una progressiva contrazione dei principali diritti di libertà costituzionalmente garantiti e a un affievolimento dei diritti individuali, tutto in nome di una malattia che ha interessato una percentuale ridotta della popolazione e che l’OMS stessa definisce “a bassa mortalità”, (l’1,1% dei malati nella fase di picco, attualmente circa lo 0,3%).

Abbiamo avuto le principali cariche dello Stato che, in evidente assenza di elementi oggettivi, fatti salvi gli stratosferici guadagni di Big Pharma, hanno mentito in diretta televisiva, affermando che “chi non si vaccina muore e fa morire gli altri”. Questo terrore indotto e strumentale ha costretto le persone a subire provvedimenti inauditi, come gli arresti domiciliari di fatto (tale è il lockdown), al coprifuoco, alla limitazione di movimento (Costituzione, art. 16), all’impossibilità di attendere alle proprie occupazioni (la Costituzione, art. 4 tutela il diritto al lavoro), all’obbligo di andare mascherati all’aperto, omettendo il fatto che nessun tipo di mascherina protegge se stessi o gli altri dal virus.

Vietando gli assembramenti, e questa è la cosa più grave, si è impedito il diritto alla protesta (Costituzione, art.21), distruggendo ogni fondamento di democrazia. Il tutto utilizzando i DPCM, che essendo un mero regolamento, come la Corte di Cassazione ha recentemente sancito, non possono  modificare Leggi Ordinarie o norme costituzionali, per il noto principio della gerarchia delle fonti.

In un crescendo di brutalità giuridica e repressiva senza precedenti, si è tentato di obbligare all’inoculazione del farmaco sperimentale, ma ciò è vietato dai trattati internazionali di Norimberga, Oviedo ed Helsinki, nonché dal Consiglio d’Europa che, con la risoluzione 2361/2021, agli artt. 7.3.1./7.3.2., impedisce agli stati membri ogni obbligo di vaccinazione con farmaci sperimentali e ogni discriminazione nei confronti di coloro che rifiutano tale pratica medica.

In sostanza non è quindi possibile negare che anche l’obbligo del green pass non ha alcuna giustificazione scientifica ed è a sua volta illegale, in quanto costituisce un maldestro tentativo di obbligo surrettizio al vaccino e conseguente discriminazione.

Converrete, a questo punto, che la questione di cui discettiamo è un po’ più complessa di “vaccino si, vaccino no” a cui la vulgata ci vorrebbe legare; personalmente io diffido chiunque tenti di apostrofarmi come “negazionista” o “no vax”. Siamo di fronte ad un evento globale, non certo provocato dal pipistrello che casualmente infetta il pescatore cinese a Wuhan, perché ormai tutte le principali nazioni convengono che esso ha un’origine artificiale, rimanendo il dubbio se il suo rilascio sia stato accidentale o voluto; altre tesi costituiscono un’offesa all’intelligenza.

In realtà parliamo di una crisi sistemica della “governance” mondiale, innescata dalle teorie globaliste, le quali sostengono, non del tutto a torto, che la selezione democratica non produce leader all’altezza delle sfide imminenti che attendono questo pianeta, prefigurando così la creazione di un’élite che governerà centralmente le varie nazioni. Forse essa già esiste, perché la finanza internazionale crea e gestisce il debito, ma essi la vogliono strutturare attraverso una svolta irreversibile, in senso autoritario, degli assetti sociali, economici e giuridici a livello mondiale, utilizzando come pretesto la paura indotta dal virus, facendo così accettare una “nuova normalità”.

Io credo, come Seneca, che la vita vada vissuta e non solo protetta, come ogni soldato, amo il mio Paese, so quanto sia rischioso farlo e guardo con sospetto chiunque voglia stravolgerlo e portarlo a una fole barbarie tecnocratica. Nel marzo 2020 abbiamo intuito cosa stava per succedere, lo abbiamo scritto e messo in guardia, ora sta succedendo, ma non siamo più soli, molte persone capiscono il disastro economico scientemente indotto, lo scempio giuridico imposto, la macelleria sociale creata nel silenzio assordante dei partiti, dei sindacati, in assenza di una vera opposizione che rimane fondamentale in una democrazia; queste persone stanno ponendo domande a cui pretendono risposte e non per questo possono essere definite eversive.

Sono ancora dell’idea che il futuro è un libro tutto da scrivere, vogliamo essere ancora liberi e siamo pronti a impegnarci, con buona pace di coloro che sembrano sapere tutto, dimenticando che “è impossibile per un uomo imparare ciò che crede di sapere”.

Dott. Raffaelo Federighi

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