Curare il virus fuori dagli ospedali, l’email arrivata nelle caselle dei medici di famiglia sardi scatena un polverone.

A spedirla Antonio Maria Soru, responsabile della Centrale operativa per il coordinamento delle attività sanitarie: “Mi ha detto di inviarla Marcello Tidore, è un protocollo esistente in molte regioni italiane. È solo un consiglio, qualche dottore mi ha già detto che continuerà a seguire le linee di altre società scientifiche”

La email mandata dall’indirizzo ufficiale segreteria.corsa@areus.sardegna.it ai medici di famiglia sardi e, per conoscenza, all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu e al direttore generale della Sanità, da parte di Antonio Maria Soru, medico e responsabile della Centrale operativa per il coordinamento delle attività sanitarie? “È stato Marcello Tidore a dirmi di spedirla”, dice subito Soru. L’oggetto dell’email? “Invio richiesta del DG Sanità – Attivazione protocolli Terapia Domiciliare Covid”. Il testo? Poche ma chiare righe: “Su indicazione della Direzione Generale dell’Assessorato della Sanità si trasmettono in allegato i Protocolli di Terapia domiciliare Covid, affinchè le SS.LL. possano attivarli. Sicuri della consueta collaborazione, si porgono distinti saluti”.
In pratica, un’autorizzazione, volontaria, ad applicare le tanto discusse cure domiciliari contro il virus senza doversi rivolgere agli ospedali. La Fimmg ha subito “chiesto chiarezza all’assessorato regionale della Sanità” perchè si tratta di protocolli “totalmente discordanti da ciò che dice l’Aifa” e l’opposizione di centrosinistra in Regione ha scritto un comunicato stampa di fuoco, toccando anche “suggerimenti sulle cure domiciliari non validate dal ministero che partono da email istituzionali indirizzate a centinaia di medici”.
In allegato all’email delle polemiche ci sono due pdf. In uno viene riportata la notizia di una “riunione virtuale con Regione Sardegna, per parlare del diritto alla cura tempestiva domiciliare nell’epidemia di Covid 19 e dei protocolli regionali da adottare per ottimizzare la cura domiciliare precoce. Un incontro decisamente positivo e propositivo, che ha visto la Sardegna un modello virtuoso rispetto all’approccio alla pandemia, che ha già prodotto evidenti risultati positivi. Erano presenti all’incontro per la Regione Sardegna l’assessore alla sanità Mario Nieddu, la consigliera regionale dottoressa Annalisa Mele, il dottor Luigi Cadeddu, responsabile Usca, il dottor Aldo Caddori, primario del Santissima Trinità di Cagliari, Roberto Perra, pneumologo, Goffredo Angioni, infettivologo, Sergio Babudieri, direttore delle malattie infettive dell’Aou di Sassari.
L’incontro si è articolato nei diversi interventi da parte dei membri del Comitato, per spiegare il lavoro svolto fino ad ora e chiedere alla Regione Sardegna di intraprendere insieme la strada verso strutturate linee guida di cura domiciliare precoce, in attesa di un cambiamento a livello nazionale, per supportare la popolazione ed alleggerire il carico agli ospedali. La riunione si è conclusa con l’obiettivo di riaggiornare a breve il tavolo di lavoro”. Come spiega Soru tutto ciò? “Non ho fatto parte del gruppo che ha studiato questo protocollo che è già in essere in molte regioni italiane. È normale che Tidore mi abbia chiesto di inviare l’email, utilizza il sistema centrale. Il protocollo per le cure domiciliari fa capo a specialisti in campo internazionale. Infettivologi, anestesisti, rianimatori e medici, c’è stata un’interlocuzione con un gruppo specifico dell’assessorato. C’è interlocuzione anche sui farmaci, ovviamente quelli che sono autorizzati. Lo scopo è anche di anticipare conseguenze maggiori e intervenire tempestivamente, prima ancora che si manifestino complicanze che possono portare a un ricovero ospedaliero. La direzione sanitaria aveva incontrato il comitato delle cure domiciliari, è una proposta”, precisa il medico, “qualche collega mi ha già risposto, dicendomi che continuerà a seguire le linee di altre società scientifiche. Questo virus non si conosce ancora molto bene”. E, sui medicinali in generale, Antonio Maria Soru dice che “l’ibuprofene o altri fans li usiamo, a partire da un banale mal di schiena”. E, sulle cure domiciliari, i medicinali e tutto ciò che ruota attorno alla vicenda, “c’è un’interlocuzione aperta col ministro della Salute”.

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