Piace definirsi una “casalinga un po’ allargata” a Donata Cenedese titolare dell’agriturismo “Le Noci” che sorge tra i vigneti e i boschi di Costarut, località di Tarzo.

Il paradosso socratico del “sapere di non sapere” sta alla base della scelta dell’apertura di un agriturismo e non di un ristorante o un’osteria: “Abbiamo aperto un agriturismo perché io non so fare, nel senso che ho una preparazione da casalinga e non da cuoca o da ristoratrice, quindi noi lavoriamo proponendo un menù fisso cercando il più possibile di servire e valorizzare i nostri prodotti”.

“Settimanalmente proponiamo un menù differente, ad esempio come secondo a volte abbiamo lo spiedo, altre volte il pollo in umido oppure un’altra carne, ma sempre nostra. Mi piace che i nostri ospiti assaggino il più possibile i nostri prodotti come dovrebbe essere negli agriturismi”.

Anche il servizio risulta essere coerente con questa scelta sostenibile di cercare di utilizzare quanti più prodotti di propria produzione possibile nel rispetto anche dell’ambiente: per il vino e l’acqua si usa lo stesso bicchiere, i tavoli sono apparecchiati con le tovaglie di carta e a inizio della cena la titolare chiede agli ospiti se vogliono utilizzare lo stesso piatto per tutto il menù.

“In questo modo si sporca meno e si fa del bene all’ambiente consumando meno acqua e meno detersivi. Quest’idea è nata durante una cena con un’associazione del territorio che mi ha molto stimolata sotto questo punto di vista, così quella sera ho proposto loro di utilizzare un solo piatto. Da quel giorno lo propongo ogni domenica ai miei ospiti e circa l’80% accetta e apprezza questa scelta”.

Che questa scelta sia caratterizzante di questo agriturismo è confermato anche dal fatto che quando alcuni clienti non trovano il classico “goto” lo fanno notare alla titolare: “Ogni tanto mi piace cambiare e usare dei bicchieri particolari. Una domenica che avevo fatto questa scelta un signore ben distinto avvicinandomi mi ha detto ‘Ma come? Io volevo il goto’”.

Questa preferenza a detta della stessa Donata non è semplice in quanto “essere coerenti non vuol dire essere perfetti, e io non sono una donna perfetta. Bisogna tenere conto che gli agriturismi sono diventati il posto dove i genitori portano i propri figli a vedere gli animali. Io mi rendo sempre più conto che noi, col tempo, diventeremo dei piccoli zoo. La trovo una cosa molto triste”.

Per evitare questa fine Donata ha dato vita a un progetto che vede come protagonista le galline: “Non vendo galline – precisa – ma chiunque abbia un giardino può tenere questi animali. Ti consumano l’umido, ti fanno compagnia e rischi pure di avere le uova fresche”.

All’agriturismo Le Noci il clima che si respira è sicuramente quello di stare in una grande famiglia. Capita spesso, soprattutto durante la settimana, che la titolare assieme al figlio Saro, recentemente tornato dalla Germania per continuare l’attività, si siedano a mangiare in sala assieme agli ospiti: “Siamo sulle colline trevigiane e da noi si usa fare la cena assieme ai nostri ospiti, per noi è normale ma per gli stranieri è una cosa super spettacolare”.

La struttura, che oltre a servire prodotti locali, dispone anche di sei camere in questi caldi mesi estivi è presa d’assalto proprio dai turisti stranieri i quali usano l’agriturismo per rilassarsi nei prati circostanti o come base per visitare le Colline del Prosecco, Venezia o le Dolomiti.

“Per quanto riguarda il nostro futuro adesso abbiamo un figlio che ci sta affiancando per cui stiamo cercando di fargli vivere quello che abbiamo fatto fino ad ora. Ovviamente lui dopo lo personalizzerà a suo piacimento perché adesso racconta chi siamo io e mio marito. Alle spalle del nostro agriturismo c’è una famiglia e questa avrà anche un futuro che quando sarà pronto per camminare prenderà la sua strada”.

 

Fonte: qdpnews

 

 

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