Luc Montagnier ospite di Ippocrate.org: a Firenze il Premio Nobel parla di vaccini e possibilità alternative. Nel corso di un evento organizzato dall’associazione di sanitari insieme ad Atto Primo, lo scienziato francese ha ribadito la propria ferma contrarierà al piano vaccinale anti-Covid.

Ci chiamano complottisti, ma sono altri ad aver ordito un complotto”: non cambia idea Luc Montagnier, classe 1932, virologo e Nobel francese in prima linea contro la campagna vaccinale fin dall’inizio dell’epidemia del 2020. Possibili effetti collaterali dei vaccini, anche a lungo termine e in prospettiva ereditaria, predominanza degli aspetti economici e di marketing su quelli sanitari nella scelta dei protocolli, disponibilità di cure alternative più efficaci e meno costose restano i punti fermi del suo ragionamento, con il quale il biologo mantiene una cocciuta testa al mondo della scienza filo-governativa e le continua a opporre il concetto di medicina, per la quale il fulcro deve restare la cura dell’uomo al di là della semplice sperimentazione conoscitiva.

Ospite a Firenze, presso lo spazio dell’ex Ippodromo Le Mulina, delle associazioni Atto Primo e Ippocrate.org, attive rispettivamente nel campo della tutela della salute e ambientale e nello specifico dominio dell’assistenza domiciliare e alternativa ai pazienti Covid, il premio Nobel, vincitore nel 2008 del massimo riconoscimento internazionale per le sue ricerche sull’HIV, è stato accolto da un gruppo di giornalisti accreditati e dalle parole di Tiziana Vigni, avvocatessa di Atto Primo:

nessuno è contrario alle vaccinazioni in generale, ma siamo dubbiosi rispetto a questa vaccinazione, per la quale gli elementi tecnico-scientifici degli studi sono oggettivamente carenti e non esiste una farmacovigilanza efficiente, come dimostrano i casi di persone con effetti collaterali che non stanno venendo prese in carico dopo la segnalazione”.

Luc Montagnier e Armando Manocchia
Luc Montagnier e Armando Manocchia

Alla domanda di Imola Oggi cosa fare dunque? – il professore risponde che c’è una soluzione, indicandola nel vaccino contro la tubercolosi: “stimola l’attività cellulare, e a differenza dei vaccini contro il Covid attualmente in uso, questa tipologia produce un’immunità più complessiva; ci sono paesi europei che stanno già utilizzando questa procedura, perché è stato dimostrato che all’origine del virus c’è anche un co-fattore batteriale. Anche degli antibiotici, come l’azitromicina, se somministrati all’inizio dell’infezione possono portare alla guarigione. Per questo faccio appello a tutti gli scienziati e i ricercatori per trovare strumenti di questo tipo, considerati alternativi, ma che ci possono permettere, alla fine, di vincere questa battaglia.

E voglio concludere con una nota positiva: c’è una speranza, se accettiamo di vivere in un mondo più razionale, forse anche più imprevisto – intendendo con questo, imprevisto rispetto a quanto già previsto dai gruppi che vogliono guidarci e dominarci”.

Il virologo ha infatti ribadito con forza la presenza di un gruppo di potere, trasversale a case farmaceutiche, medici ed esponenti governativi, alla base della malagestione della pandemia e della campagna di vaccinazione: un fenomeno di natura prettamente politica e pubblicitaria, organizzato, secondo Montagnier, da “almeno un anno prima”.

Valentina Rebecca Soluri

Fonte: imolaoggi

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