Sebbene parlare di un virus in questi giorni porti immediatamente il pensiero al Covid19, quando si tratta del libro di Federico Petronio va considerato come il coronavirus, al momento della pubblicazione del romanzo (2018), neanche esistesse. In questo senso l’opera del siciliano è per molti versi profetica.

Ma andiamo per ordine. Federico Petronio, nato a Biancavilla in Sicilia, si definisce “viterbese d’adozione” e debuttò nel 2018 proprio grazie alla pubblicazione di L’uomo del virus per la Giovane Holden Editore. Il suo felice esordio, slegato dagli ambiti di studio approfonditi, può essere ascritto ai generi Mystery, Suspense, Distopia e/o Thriller, con evidenti influssi cinematografici.

La storia, ambientata tra laboratori, banche e Palazzi di misteriose organizzazioni, porta infatti in un tempo non ben definito (leggerlo in piena pandemia può farlo sembrare molto più verosimile rispetto a quando fu creato) nel quale, per un misterioso virus che partendo dalla mano arriva anche a uccidere le persone, il mondo sembra cadere in una sorta di “apocalisse medica” ed è costretto a far cambiare radicalmente il modo di vivere ai suoi abitanti. Francesco De Vita, lo scienziato protagonista, farà di tutto per salvare suo fratello dalla malattia e raggiungere i suoi rispettabilissimi scopi. Un’avventura che riesce a condurre meravigliosamente il lettore da una località all’altra del globo, e che si rivela come un perfetto mix di molti film degli stessi generi ben noti a tutti. Ciò che ne viene fuori, comunque, è una storia originale e senza dubbio meritevole di attenzione.

I punti di forza del romanzo sono molti. La bravura primaria di Petronio consiste nel saper parlare di moltissime situazioni differenti, in apparenza non intrecciate, che mano a mano vengono a integrarsi tra loro; dopo un inizio incerto e frammentato, infatti, la trama assume sempre più una forma compatta e unitaria. Con la sua abilità, lo scrittore porta poco a poco il lettore a vedersi delineato il quadro complessivo della vicenda, mostrando peraltro determinate connessioni senza connotarle in maniera esplicita, in una prosa prevalentemente lineare.
Capacità di intreccio dimostrata ancora una volta nell’armonico accostamento di situazioni private/intime e pubbliche, poste in un dialogo continuo con calibrazione perfetta.
Il tutto, per evidente paradosso, coronato da uno stile in prevalenza consequenziale, sempre costruito sul nesso causa-effetto.

L’autore, Federico Petronio

E’ proprio da qui che emerge un altro aspetto non indifferente del romanzo. Pur non basandosi affatto sulla famosa tecnica dello “Show, Don’t Tell” (della quale tuttavia non si sente in alcun modo la mancanza), il viterbese d’adozione dimostra di saper raccontare attraverso minuscoli dettagli, come gestualità o sguardi, lo stato d’animo o il pensiero segreto dei suoi personaggi.
Personaggi che, dinamici quanto basta nello scorrere del tempo, non riescono mai a mostrare del tutto la loro profondità a causa delle convenzioni sociali e delle situazioni poco opportune; fattori di costrizione che impongono ai dialoghi di rimanere abbastanza prevedibili, brevi e semplici, oltre che simili pure al cambiare del parlante.
Francesco, forse il personaggio più approfondito anche a livello psicologico perché instabile e indeciso, cambia spesso idea apparendo al lettore quasi incoerente, ma di un’incoerenza che si rivelerà del tutto necessaria per lo svolgersi della storia, magistralmente architettata sul personaggio stesso dal diabolico narratore onnisciente.

Il collegamento profetico con i nostri giorni, inevitabile e inadatto a essere evitato, si fa incredibile sotto il punto di vista socio-antropologico: le reazioni dei Governi e delle singole persone, i comportamenti di masse e personalità di rilievo di fronte a un’emergenza sanitaria mondiale, il rifiuto da buona parte del popolo di nuove imposizioni e la paura per l’invasione della privacy, le lotte per il Potere, sono facilmente sovrapponibili a quelle viste poi, in questo presente concreto e tangibile, a causa del Covid19.
Petronio, nel 2018, avrebbe già potuto raccontare come l’essere umano si sarebbe comportato dinnanzi a una situazione estrema come l’attuale.

Forse, ciò che potrebbe risaltare maggiormente all’occhio di un lettore qualsiasi, in conclusione, è la chiarezza. L’incredibile chiarezza mostrata nelle descrizioni e nel formarsi “a mo’ di climax” della vicenda, in grado di far sentire chiunque nel vivo della storia, per tutta la durata del romanzo.

Nitidezza colpevole di lasciare, alla fine del racconto, il lettore incredulo e incompleto.

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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