Mestiere di vivere e mestiere di scrivere sono strettamente intrecciati nella biografia di Herman Melville.

Nato a New York in una agiata famiglia di commercianti, nel 1830, quando Herman aveva 11 anni, un drammatico tracollo finanziario precipita la famiglia in una cruda povertà; il padre si ammala e muore. Per sopravvivere Herman è costretto a lasciare la scuola e praticare vari mestieri.

Nel 1839, a venti anni, si imbarca come mozzo sulla nave Redburn diretta in Inghilterra e questa traversata sarà il suo primo viaggio di formazione che ispirerà il suo primo libro: “Redburn: il suo primo viaggio”, pubblicato nel ’49. Al rientro trova un lavoro come insegnante; ma l’irrequietezza esistenziale e il bisogno di viaggiare sono incompatibili con il posto fisso e dopo tre anni lascia anche questo lavoro e per imbarcarsi sulla baleniera “Acushnet” in rotta sull’oceano Pacifico; sarà questo il suo secondo viaggio di formazione.

Il viaggio si interrompe nel porto di Nuku Hiva, nelle Isole Marchesi quando, insieme ad un compagno, decide di abbandonare la nave. Da questa vicenda nascono i romanzi quasi autobiografici “Typee” e “Omoo”. Malgrado il successo editoriale, presto riprende a viaggiare per mare e a raccogliere nuovo materiale per nuove avventure letterarie; pubblica due nuovi romanzi: il filosofico-satirico “Mardi” e l’autobiografico “Giacchetta bianca”.

Nel 1844 rientra negli USA a Boston; nel 1847 sposa Elizabeth “Lizzie” Shaw, figlia di un importante giudice; dal matrimonio nascono quattro figli: due maschi (che moriranno giovani; il maggiore suicida) e due femmine. Da Boston si trasferisce a New York e, nel 1850, acquista una fattoria nella città di Pittsfield, nel Massachusetts. È qui che inizia a scrivere Moby Dick insieme a vari racconti. Sfortunatamente le nuove pubblicazioni avranno scarso successo commerciale e per il sostentamento è costretto a dipendere dal suocero.

Nel 1851 pubblica “Moby Dick”, universalmente considerato un capolavoro della letteratura mondiale e della cosiddetta “American Renaissance”, ma il libro non viene apprezzato dai suoi contemporanei e muore seppellito sotto un fallimento commerciale. Dedicato al suo amico scrittore Nathaniel Hawthorne, il romanzo racconta l’epica e mortale guerra personale fra il capitano Achab, comandante della baleniera Pequod – una sorta di galleria di personaggi particolari – e la gigantesca balena bianca Moby-Dick.

Fra il 1856 e 1857 viaggia da solo in Inghilterra, in Palestina e in Italia, dove soggiorna a Napoli, Vico Equense, Roma, Genova e Venezia. Al rientro in patria intraprende l’attività di conferenziere, ma con scarso successo. Si rassegna così ad un lavoro fisso da impiegato presso la dogana del porto di New York; tuttavia non rinuncia al mestiere di scrivere e pubblica ancora una raccolta di poesie e un poema.

Nel 1890 si ammala di erisipela, una grave malattia della pelle di natura infettiva; Herman Melville muore a New York, all’età di 72 anni, il 28 settembre 1891.

Trent’anni dopo la morte, nel 1921, grazie agli studi dell’accademico e dantista USA Raymond Weaver, Moby Dick viene riscoperto, riconosciuto come massimo capolavoro letterario universale diventando un clamoroso successo editoriale mondiale postumo.

Una delle nipoti, Eleanor Melville Metcalf, nel 1953, curerà la pubblicazione di un libro di lettere e memorie famigliari dal titolo “Herman Melville: Cycle and Epicycle”.

In Italia Moby Dick è scoperto e tradotto nel 1930 da Cesare Pavese che tuttavia non riesce a farlo pubblicare; la pubblicazione avverrà nel 1932 a cura dell’editore Carlo Frassinelli.

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