Immersi nell’ultima diatriba colorata, quella del ‘Green Pass’, verde come Godzilla o Hulk, dopo le dotte lezioni cromatiche di ben due governi nobili, quelli del Conte di Volturara Appula per intendersi, sfuggono date ed appuntamenti con la Storia (complici troppi testi ‘oscurati’) che val la pena di narrare alle orde di adolescenti pre e post-puberi, sbarbatelli saccenti, ragazzotti griffati ed oche giulive in tiro.

Chissà? Sapranno costoro, oppure i loro genitori 1, genitore 2, riserve e panchinari in famiglia cosa avvenne in Italia, a Roma, a quel tempo Imperiale per la seconda volta, nella notte tra il 24 ed il 25 luglio 1943?

Alle disattente generazioni, vanamente contese tra fondamentali gite d’istruzione a Dubai e formativi campi-scuola a Malta, andrebbe perlomeno accennato che scendere in piazza con slogan curiosamente osannanti la lotta a fantasmi del passato di un altro secolo presuppone il conoscere un minimo di epigoni della vociante e vuota realtà di strada contemporanea.

In quella notte, a Palazzo Venezia, sede abituale delle sedute del Gran Consiglio del Fascismo, un nobile, il Conte (antesignano il titolo) di Mordano, Dino Antonio Giuseppe Grandi, presentò un ordine del giorno col quale furono scritti i titoli di coda del Fascismo.

La mozione, approvata con 19 voti favorevoli, 7 contrari ed 1 astenuto, rimise l’Italia nelle mani del Re, Vittorio Emanuele III^: il figlio del fabbro di Predappio, dopo essere stato 21 anni al timone del Paese, venne arrestato e Pietro Badoglio, Maresciallo d’Italia, né assunse le funzioni.

Il Gran Consiglio era iniziato alle 17:15 del 24.07, alle 02:30 del 25 luglio fu posto a votazione l’ordine del giorno Grandi.

E tutto finì. Anzi, per dirla come il Re: “Ormai è fatta”.

Fu vera gloria? Quella dei vari attori.

È l’interrogativo universale dallo scoglio di S.Elena.

La morte (troppi i cadaveri tra il ‘43 ed il ‘45) evoca negli animi sentimenti contrapposti, di odio ed amore…., non esiste eversione per i ceti poveri, ne redenzione per i ricchi, perché, a dirla come il Principe De Curtis: “Sti ppagliacciate ‘e fanno silo ‘e vive: nuje simmo serie….appartenimmo à morte”.

Ai posteri l’ardua sentenza.

By John Wick

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