Una coalizione di gruppi e associazioni ha lanciato una ICE (il diritto di iniziativa dei cittadini europei, N.d.R.) per vincolare la Commissione Europea a sottoporre al parlamento iniziative per contrastare il commercio delle pinne di squalo, che sono la principale causa della pesca di questi predatori.

Il commercio legale e illegale delle pinne di squalo è un mercato che vale moltissimo sui mercati dell’Oriente e fino a poco tempo fa era addirittura consentito in Comunità Europea di pescare gli squali, privarli delle pinne per poi rigettare gli animali in mare, quasi sempre ancora vivi e destinati a morire per annegamento.

Una crudeltà inaccettabile che ha portato la UE, nel 2013, a vietare ai pescherecci di ributtare in mare gli squali, che ora devono essere sbarcati con le pinne ancora attaccate. Questa disposizione dovrebbe consentire un maggior controllo sulle reali catture di queste specie, ma le poche verifiche e la pesca illegale contribuiscono a vanificare una reale tutela.

Nel solo 2016, l’ultimo anno per cui sono disponibili dati, secondo la coalizione di Stop Finning, sono state pescate legalmente 53.000 tonnellate di verdesca, senza contare quanto normalmente sfugge ai controlli sulla pesca apparentemente legale. Secondo i dati disponibili la flotta spagnola, il Paese più attivo della UE nel commercio di pinne di squalo, ha avuto controlli da parte di osservatori indipendenti in una percentuale compresa fra l’1 e il 3%, un dato molto sconfortante.

Due grosse pinne di squalo in vetrina in una farmacia cinese tradizionale a Yokohama, in Giappone. © Chris 73/CC BY-SA 3.0

Uno studio del WWF ha dimostrato che circa metà delle specie di squalo presenti nel Mediterraneo sono da considerare in pericolo, propria a causa della pesca eccessiva. L’iniziativa Stop Finning si propone di ottenere dalla Comunità Europea il divieto assoluto di commercio delle pinne di squalo, un provvedimento che se adottato farebbe precipitare le catture e renderebbe più agevoli i controlli, un po’ come avviene per l’avorio.

Gli squali sono fondamentali per il mantenimento degli ecosistemi marini, trovandosi, come super predatori, ai vertici della catena alimentare. Una consapevolezza che è ben presente anche nel legislatore europeo che nel regolamento 605/2013 impone di non staccare le pinne dai corpi degli squali prima dello sbarco (scarica qui il testo integrale), proprio al fine di agevolare il controllo nei porti. La norma sottolinea infatti che “gli squali non sono un alimento tradizionale europeo, ma sono un elemento necessario degli ecosistemi marini europei”.

 

Murales di sostegno agli squali a Wellington, in Nuova Zelanda. ©
Like the Grand Canyon/CC BY-NC 2.0

Le pinne di squalo sono soprattutto destinate ai mercati orientali, per essere impiegate nella cucina e nella medicina tradizionale. In mancanza di un bando generalizzato del commercio il traffico delle pinne di squalo si fonde fra quelle derivanti dalla pesca legale e quelle che provengono invece dal bracconaggio. Una volta sbarcate e staccate dai corpi le pinne diventano di fatto irriconoscibili, non consentendo un’identificazione certa della specie e quindi l’impossibilità di accertare che non appartengano a specie protette CITES, se non tramite complessi esami del DNA.

Un divieto generalizzato di commercio e esportazione rafforzerebbe la tutela per queste specie, consentendo controlli più efficaci e confische delle pinne, andando così a colpire economicamente i responsabili di questo lucroso traffico. Questa è la ragione per cui è importante sottoscrivere questa ICE, un’operazione che deve essere effettuata sul sito ufficiale della Comunità Europea e che, una volta raggiunto il milione di sottoscrizioni, vincola la Commissione a far discutere la questione dal Parlamento Europeo. Una forma di cittadinanza attiva molto importante, non le solite raccolte di firme che possono avere incerti risultati.

Dando il vostro appoggio #StopFinning potrete contribuire ad arrivare al bando del commercio delle pinne di squalo, proprio come è avvenuto, recentemente, dopo il successo della ICE #EndTheCageAge, che ha portato al divieto di allevare animali in gabbia. Migliorando in futuro le condizioni di allevamento per milioni di polli, conigli, suini e altri animali. Una vittoria dei cittadini europei che deve essere di stimolo per usare con sempre maggior frequenza questo importante strumento. Il tempo non è molto e quindi è importante firmare subito perché le firme raccolte fino ad ora sono soltanto un quarto di quelle necessarie.

 

Fonte: rivistanatura

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