“L’obiettivo è chiaro: [far sì] che nessuna donna si senta sola”. Lo ha detto la Ministra dell’Uguaglianza Irene Montero, in merito a una nuova legge che fa avanzare la Spagna verso un futuro sicuramente più paritario.

Il paese infatti ha da poco fatto un ulteriore passo avanti nella difesa dei diritti delle donne e nel contrasto alla violenza sessuale, che potrebbe segnare un cambiamento notevole e anche offrire un esempio di aggiornamento normativo necessario per gli altri governi europei. Come hanno riferito nelle ultime ore quasi tutti i media più rilevanti a livello internazionale, infatti, martedì il governo spagnolo ha approvato un disegno di legge radicale che definisce “stupro” tutti i rapporti sessuali non consensuali, e che rientra in una revisione legislativa finalizzata a inasprire le sanzioni per molestie e a ottenere maggiori sistemi di supporto per le vittime.

Riferisce El País che il progetto legislativo, che consta di 113 pagine ed è noto come “ley del ‘solo sí es sí’”, ossia “legge del ‘solo sì significa sì’”, punta a offrire una protezione e un’assistenza complete alle vittime di violenza sessuale “in tutte le sue forme”, e sarà probabilmente esaminato e votato dal parlamento a settembre. L’atto legislativo, sottolinea il quotidiano, rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma per la Spagna, perché grazie a esso la sussistenza di un crimine sessuale sarà definita in relazione al consenso esplicito, e non all’atteggiamento della vittima, ovvero al fatto che questa abbia opposto o meno resistenza – un’impostazione di pensiero ancora diffusa tra la popolazione spagnola, come purtroppo nel resto del mondo.

In Spagna, gli atti sessuali senza consenso sono già puniti dalla legge, ma il codice penale non prevede ancora una definizione di consenso, anzi, richiede prove del ricorso alla violenza e all’intimidazione da parte dell’aggressore per determinare l’esistenza di uno stupro. L’iniziativa di revisione legislativa nasce infatti dalle rimostranze del movimento femminista e dalle proteste collettive sollevatisi negli ultimi anni in merito a una serie di controverse sentenze su reati sessuali: in particolare, la maggior parte delle fonti fa riferimento a un vecchio caso di altro profilo, noto come “La Manada” (“Il branco di lupi”), in cui giudici non avevano potuto condannare per stupro (ma solo per abusi sessuali) i cinque aggressori che avevano violentato in gruppo una donna durante il festival Encierro di Pamplona, proprio per mancanza di prove di violenza e intimidazione. In quella occasione per fortuna la sentenza è stata infine ribaltata dalla Corte Suprema del paese: ma il problema con il codice penale è perdurato.

Ed è a questo che il nuovo disegno di legge risponde, ponendo fine alla distinzione tra violenza sessuale e abuso in base al mezzo utilizzato – perché tale distinzione non sempre riflette la gravità della condotta – mettendo invece nero su bianco il seguente principio, riassunto dall’espressione “solo sí es sí”:

Il consenso si intenderà esistente solo quando sia stato liberamente manifestato attraverso atti che esprimono chiaramente la volontà dell’individuo, tenuto conto delle circostanze del caso.

Inoltre, la nuova ley considera le molestie di strada un reato punibile con arresti domiciliari e servizi alla comunità: renderà infatti possibile sporgere denuncia qualora qualcuno, in un luogo pubblico, si rivolga a un’altra persona “espressioni, comportamenti o proposte di natura sessuale che creino una situazione oggettivamente umiliante, ostile o intimidatoria per la vittima”. Prevede anche azioni contro la violenza sessuale digitale, le mutilazioni genitali, i matrimoni forzati, la tratta delle donne; include maggiori sanzioni per gli aggressori condannati a più di cinque anni di carcere per violenza sessuale contro minori o persone con disabilità, nonché una sezione sui comportamenti che favoriscono o istigano alla prostituzione (che nel paese non è disciplinata da una legge specifica), la quale punisce sia “lo sfruttamento della prostituzione non coercitivo” che i titolari degli esercizi in cui si svolge la prostituzione. Poi, introduce un “diritto al risarcimento” per le vittime di violenza sessuale: mette infatti a disposizione dei sopravvissuti una serie di risorse concrete, tra cui un accesso preferenziale all’edilizia popolare e un aiuto finanziario per coloro che guadagnano meno del salario minimo, che aumenterà in caso di vittima con disabilità o con persone a carico di cui prendersi cura. Infine, tra le altre cose, istituisce centri anti-violenza nazionali aperti 24 ore al giorno tutto l’anno, e propone sia nuovi programmi di educazione sessuale per tutti i livelli scolastici che programmi di formazione universitaria per gli insegnanti, finalizzati al rilevamento della violenza sessuale in classe.

Come si legge su Euronews, in conferenza stampa la Ministra Montero ha dichiarato come portavoce del governo: “Dobbiamo trasformare la nostra cultura sessuale, mettendo il consenso delle donne al centro del nostro modo di vedere le cose”. Festeggiamo questa nuova, entusiasmante iniziativa spagnola, sperando che venga definitivamente approvata e che apra la strada a revisioni normative simili: silenzio e passività non possono più essere una prova di consenso. Solo sì significa sì.

 

Fonte: freedamedia

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