Cosa accade quando l’amore per il mondo attoriale, visioni grottesche post-guerra e la meraviglia nell’osservare la banalità del linguaggio si fondono insieme?
Si raggiunge l’assurdo.

Eugène Ionesco ( Slatina 26 Novembre 1912 – Parigi 28 Marzo 1994) conosceva benissimo cosa volesse dire condurre una vita al limite dell’assurdità e decise, quindi, di trasporla su carta.

Nato in Romania, da padre romeno e madre francese, si trasferisce in Francia l’anno successivo alla propria nascita, dove vive gli orrori della guerra.
Malato di Anemia, dopo anni di soggiorno in terra Franca, torna in Romania, dove si iscrive all’università di Budapest.

Da sempre amante del mondo teatrale, Ionesco sogna di diventare attore, ma, nonostante i propri numerosi studi, trova maggiore riscontro nella pubblicazioni di versi, saggi e articoli.

Fu questa sua predisposizione alla scrittura, miscelata al mondo teatrale, a spingerlo a comporre alcuni dei più importanti copioni dell’avanguardia dell’assurdo.

La sua poetica, incentrata sulla banalità linguistica e la conseguente incapacità di comunicazione e comprensione, fonda le proprie radici nello studio della lingua inglese.

«Comprai un manuale di conversazione dal francese all’inglese, per principianti. Mi misi al lavoro e coscientemente copiai, per impararle a memoria, le frasi prese dal mio manuale. Rileggendole con attenzione, imparai dunque, non l’inglese, ma delle verità sorprendenti: che ci sono sette giorni nella settimana, ad esempio, cosa che già sapevo; oppure che il pavimento sta in basso, il soffitto in alto. […] Per mia enorme meraviglia, la Sig.ra Smith faceva sapere a suo marito che essi avevano numerosi figli, che abitavano nei dintorni di Londra, che il loro cognome era Smith, che il Sig. Smith era un impiegato […]. Mi dicevo che il Sig. Smith doveva essere un po’ al corrente di tutto ciò; ma, non si sa mai, ci sono persone così distratte…»

Da questa presa di coscienza nacque quella che fu l’opera della consacrazione a drammaturgo.
“La Cantatrice Calva”, comunemente nota come “Anticommedia”, è la pièce che da origine al “Teatro dell’Assurdo”.
Ad oggi è, ancora, tra le opere più apprezzate dell’autore, nonostante la dichiarata fatica nella scrittura e il malcontento iniziale, tanto da venire rappresentata ininterrottamente dal 1957 al teatro de la Huchette di Parigi.

«Scrivendo questa commedia (poiché tutto ciò si era trasformato in una specie di commedia o anticommedia, cioè veramente la parodia di una commedia, una commedia nella commedia) ero sopraffatto da un vero malessere, da un senso di vertigine, di nausea. Ogni tanto ero costretto ad interrompermi e a domandarmi con insistenza quale spirito maligno mi costringesse a continuare a scrivere, andavo a distendermi sul canapé con il terrore di vederlo sprofondare nel nulla; ed io con lui.»
Dopo la stesura di altre otto sceneggiature, la critica, accusa l’autore di “conformismo”, additandogli una mancata presa politica.
La risposta non si fece mancare, concretizzando la linea poetica di Ionesco che, a questo punto, cessa di scrivere con un fine derisorio e incomincia ad analizzare tematiche universali, come la il dolore, la vita e la morte.

Fu proprio quest’ultimo tema a ossessionarlo durante la seconda metà della sua vita.
La mancanza di un senso, accostato all’inutilità dell’agire umano, fortificava, in lui, l’assurdo come unico padrone dell’esistenza.
Fu, quindi, una vita a stretto contatto col dolore esistenziale, quella di Ionesco, costellata da battaglie sociali e da una ricerca continua.
È grazie ai suoi studi, se oggi possiamo godere di un nuovo genere letterario, basato sull’osservazione e la trasposizione di ciò che muove l’uomo e la vita stessa.
Il nulla.

„Non poter concepire un mondo senza limiti, non poter immaginare l’infinito, è questa la nostra infermità di fondo.“

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