Storie di ordinaria cattiveria.

Accade a Qualiano, dove pochi giorni fa la volontaria specializzata nella gestione dei conigli Alessandra Franchi riceve un post da Alfredo Riccio, vicepresidente della Dpa Onlus (associazione che tutela e protegge i diritti degli animali) in cui si vedeva un coniglietto con le zampe posteriori paralizzate a cui un’altra volontaria della provincia di Napoli stava cercando uno stallo perché la proprietaria, amica della volontaria, non era più in grado di gestire il povero animale.

Immediata la corsa contro il tempo per salvare la vita al lapino, dando la disponibilità a prendersene cura ma alla domanda di contatto viene risposto che il coniglio mangia, si trascina e fa i suoi bisogni da solo ma è tutto sporco perché alla proprietaria fa senso pulirlo.

Bastano poche telefonate per rendersi conto che la situazione è grave anzi gravissima: il coniglio, spiega Alessandra  era stato trovato abbandonato pochi giorni prima nel luogo di lavoro del fratello della proprietaria, che aveva deciso di regalarlo al nipote. Mentre il coniglio giocava con il bambino di due anni e mezzo in un vialone dietro casa viene però investito, la proprietaria lo porta da un veterinario che le consiglia l’eutanasia ma lei decide di riportarlo a casa e nel frattempo trovargli una sistemazione. Peccato che poi, invece, lo abbia abbandonato a se stesso: il piccolo era incapace di espellere correttamente  feci e urina (e quella del coniglio è acida e corrode i tessuti) per cui viene messo fuori casa senza alcuna cura, senza che nessuno si prenda la briga di lavarlo. Una tragedia nella targedia: nel treno posteriore paralizzato, imbrattato di feci e urine, si formano larve di mosche che iniziano a divorare la carne del povero animale, e la proprietaria pur consapevole delle ferite e dello stato pietoso del coniglio lo lascia così per giorni  e cerca aiuto tramite la sua amica volontaria. Ma ormai è troppo tardi per il piccolo…

«La proprietaria – spiega Alessandra Franchi che fino all’ultimo ha lottato per salvare il coniglietto – dopo essersi assicurata che noi avremmo pagato le spese e preso in carico il coniglio si è attiva su mia insistenza per portarlo alla clinica veterinaria del Bosco a Portici. dove lo ha prontamente mollato e se ne è andata. Il personale della struttura, allibito, mi ha informato quindi che il coniglio era in fin di vita e mi ha quindi trasmesso le foto che evidenziano lo stato agghiacciante in cui è arrivato, divorato dai bigattini. E’ morto dopo pochi minuti dal suo arrivo in clinica».

Il referto redatto dalla dottoressa Rosapane, veterinaria esperta in esotici che ha soccorso l’animale, indica come causa di morte il trauma subito al treno posteriore non curato in modo opportuno. Paolo Bernini, presidente della Dpa Onlus e della Lega nazionale per la difesa del cane di Salerno, assistita dall’avvocato Anna Vicinanza, hanno quindi deciso di sporgere denuncia per maltrattamenti con conseguente morte secondo l’articolo 544 ter c.p integrato all’articolo 727 c.p.

La proprietaria, che con la sua condotta ha causato la morte dell’animale, ora rischia una condanna da uno a tre anni di carcere ed una multa fino a 10mila euro.

«Per dare dignità a questo coniglio – conclude Alessandra – abbiamo deciso di dargli almeno un nome: si chiama Luce, quella che sul suo percorso terreno non ha, purtroppo, trovato».

 

Fonte: ilmattino

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