Tutto è pronto a Cascia, piccolo borgo umbro, in provincia di Perugia, per celebrare come ogni anno santa Rita, – oggi, 22 maggio, nel giorno della sua festa – la vedova monaca agostinana vissuta tra il 1381 e il 1447.

“La santa degli impossibili” verrà ricordata in modo particolare nella città di Cascia dove visse e morì e dove è custodito il suo corpo.

La Comunità delle monache agostiniane è il motore dell’evento. La festa sarà trasmessa con una diretta di 8 ore, alla quale tutti potranno unirsi. «La maratona della festa del 2020 – ha spiegato suor Maria Rosa Bernardinis, priora del Monastero Santa Rita da Cascia– è stata vista 300 mila volte. Perciò continuiamo ad annullare i confini della festa, sempre più capace di avvicinare non solo nel corpo, ma anche nel cuore. È lì che Rita vive e che vogliamo arrivi la sua voce e il suo amore per non far sentire nessuno solo».

Sarà possibile seguire l’evento collegandosi (da un pc. tablet o smartphone) al sito

festa.santaritadacascia.org

Rita, al secolo Margherita Lotti, nacque a Roccaporena (Perugia) nel 1381, da una famiglia di piccoli possidenti terrieri. Ancora giovane sposò Paolo di Ferdinando di Mancino, descritto tradizionalmente come un uomo orgoglioso e violento, da cui ebbe due figli.

Secondo le agiografie tradizionali, il carattere e l’amore di Rita mitigarono lo spirito impulsivo del marito, che abbandonò le armi per lavorare in un mulino.

 

 

I suoi compagni ghibellini però non accettarono la sua scelta e lo uccisero, e poco dopo morirono anche i due figli di malattia. A questo punto Rita decise di prendere i voti ed entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, a Cascia.

Durante gli ultimi giorni della sua vita, costretta a letto, Rita chiese a sua cugina, venuta a trovarla da Roccaporena (suo paese natale), di portarle dei fichi dall’orto e una rosa dal giardino della sua vecchia casa.

Era pieno inverno, e sua cugina rimase turbata dalla richiesta di Rita, ma, visto il suo stato, credendola delirante, decise di assecondarla.

Tornata a Roccaporena, la parente, per mantenere la promessa, si recò nell’orticello della casa paterna di Rita e, con sua grande meraviglia, tra la neve, trovò i fichi e una bellissima e solitaria rosa sbocciata tra il roseto.

Piena di stupore, decise di tornare subito a Cascia per portarli a Rita.

Dopo aver portato la rosa al capezzale di Rita, si narra che tutta la stanza si riempì di profumo di rose.

Da quel giorno la rosa è divenuta il simbolo della santa.

Poco prima del suo trapasso, si narra che uno sciame di api nere volò vicino a lei. Per questo, nell’iconografia tradizionale, gli attributi di santa Rita sono la spina, la rosa e le api.

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