Michele non l’ha mai abbandonato nella casa di Milo, vicino alla cima dell’Etna, insieme a tutta la sua famiglia. E i funerali saranno in forma strettamente privata.

CATANIA – Quando nella villa di Milo, sospesa fra la cima dell’Etna e il mare della costa catanese, Franco Battiato ha lasciato questo suo “centro di gravità permanente” non se ne è accorto. A differenza di parenti e collaboratori che gli sono rimasti accanto giorno e notte, in pena, come spiega triste il fratello Michele: «Nelle ultime ore non ha capito, non c’era più, per sua fortuna avvolto da un coma profondo…».

Un funerale per pochi intimi

È scattato un servizio d’ordine attorno a questa dimora dove solo pochi intimi potranno avvicinarsi per l’ultimo saluto all’autore di testi indimenticabili come La Cura. È una scelta dello stesso Michele che ha deciso di celebrare i funerali in forma strettamente privata: «Ho chiamato un sacerdote nostro amico che conosceva e parlava con Franco. Ci sarà lui a benedire, accanto a noi, pochissimi, quasi gli stessi che mio fratello ha avuto vicini in questi mesi di sofferenza. Nessun altro. Ecco perché abbiamo pensato al servizio d’ordine…». Il sole splende, ma è calata una mesta atmosfera attorno alla villa di queste pendici che aveva scelto anche Lucio Dalla per viverci. Vicino di casa, anch’egli conquistato dai sussulti e dalla lava del gigante buono. Lo stesso che ha ispirato Battiato nella sua continua ricerca spirituale, mai arrestata nonostante la progressiva perdita di connessione lentamente scattata dal 2018 dopo un paio di incidenti, un femore rotto due volte, prima su un palcoscenico a Bari, poi in casa. Con qualche amico che, errando, lo aveva dato per spacciato con troppo anticipo. Spiacevole infortunio sul quale Franco Battiato aveva sorriso riconquistando la voglia di una passeggiata ad Acireale o a Zafferana per una granita di ciliegie.

Le ultime settimane

Il quadro è poi peggiorato, anche se il 23 marzo il suo settantaseiesimo compleanno è riuscito a festeggiarlo, come ricorda Michele, il fratello che per anni ha vissuto accanto a lui, proteggendolo, curandolo. Pur non essendo riuscito a farlo “guarire da tutte le malattie”, come dice un verso de La Cura. Ma, richiamando quello successivo, forse è riuscito spesso “a salvarlo da ogni malinconia”. No, alla fine la lotta non poteva essere vinta e Michele lo ha accompagnato come poteva: «Franco cominciava da giorni a perdere le facoltà. Si è arrivati a un deperimento organico per cui, pian piano, si è, come posso dire? Si è quasi asciugato. Non si è accorto del trapasso. Circondato da me, mia moglie, mio genero, i nipoti, i collaboratori e due medici che non ci hanno mai lasciato». Ecco la famiglia allargata che da due anni ha frenato le curiosità di cronisti, artisti, impresari. Un mondo rimasto fuori da questa villa dove adesso a piangere il Maestro sono anche Said, lo storico autista che faceva ormai avanti e indietro solo per correre in farmacia, e la fidata Anna, la governante che preparava le granite da quando non si poteva più uscire. Anche loro vicini al signore della musica nel giorno dei 76 anni, evocato con un sorriso da Michele: «Era contento della festicciola. E riuscì ad assaggiare la torta…».

Il cordone di sicurezza non impedisce che da tutto il mondo piovano qui messaggi calorosi come quello di Pippo Baudo, pronto a sottolineare il valore del cantautore: «Non è stato solo un paroliere e un musicista raffinato, è stato un poeta. Ha raccontato anche la nostra Sicilia, in maniera critica…». Non poteva essere altrimenti per il mistico idealista che amava trasferire ascesi e contemplazione nei suoi testi, come nota il direttore di Civiltà cattolica padre Antonio Spadaro, anche lui siciliano, col rammarico di un ultimo incontro che non c’è stato: «Vedevo che la ricerca della spiritualità coincideva con le forme sperimentali di un contesto musicale capaci di avvicinarci ai valori autentici dell’uomo». E se si aprisse il portone di questa villa off limits correrebbero padre Spadaro, Pippo Baudo e chissà quanti ammiratori sedotti dalle note di un maestro che della discrezione aveva fatto cifra della sua vita. Questo spiega la riservatezza di una famiglia decisa a non violare la sacralità dell’addio, come dice Michele: «Un momento intimo e privato che non può essere violato da interviste e telecamere».

Fonte: Corriere della Sera.it

Sui social un effluvio di tributi trasversali, per età e posizionamento. Le canzoni del cantautore scomparso offrono del resto molti spunti per una riflessione o una denuncia.

La notizia della morte di Franco Battiato è diventata subito, come sempre accade in questi casi, motivi di grande e (più o meno) sincero cordoglio sui social da parte della politica. Se ad esempio nel 2013 Matteo Salvini definiva il cantautore un “piccolo uomo”, oggi lo saluta come “grande maestro”, citando uno dei suoi pezzi più amati, La Cura. Sembra essere un must per molti politici: da Lucia Azzolina dei 5 Stelle al segretario del Pd Enrico Letta, dal ministro Lorenzo Guerini al vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo (M5S), il testo di La Cura è ripreso in più versi.

L’ex presidente del Consiglio e oggi commissario Ue Paolo Gentiloni ricorda la strofa “sul ponte sventola bandiera bianca”, il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte cita Prospettiva Nevski: “Il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”. Stefano Fassina di Leu dice che “continuiamo a cercare il nostro ‘centro di gravità permanente'”.

I tributi sono trasversali, per età e per posizionamento politico. Del resto nelle sue canzoni sono molti gli spunti per una riflessione o una denuncia. L’Anpi ad esempio ricorda Povera patria: “Si può sperare – Che il mondo torni a quote più normali – Che possa contemplare il cielo e i fiori – Che non si parli più di dittature”; il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha condiviso un video in cui la canta mentre guida (“Tra i governanti – Quanti perfetti e inutili buffoni”), ma seppur politicamente all’opposto Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ricorda la medesima canzone, “cambierà, sì che cambierà”. Idem il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci. Per il ministro al Lavoro Andrea Orlando su Twitter c’è invece E ti vengo a cercare: “Questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine…”.

Cita un verso della canzone Gli Uccelli il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè, che su Facebook scrive: “Rivoluzionario. Nella musica e nelle parole, nei pensieri e nell’anima. Siciliano, maestro, filosofo, poeta, compositore infinito e colto. Un uomo sopra le righe, della vita e dello spartito. Dirgli addio è impossibile, vive nelle note, nelle canzoni eterne che ci ha donato. Ora ‘vola nello spazio tra le nuvole…’”

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