E’ difficile non attingere ai più svariati campi delle scienze umanistiche quando si parla dei capolavori di Vasco Rossi. Parlare di lui e non parlare di letteratura, o viceversa, sarebbe ridicolo e totalmente lontano dall’effettivo stato delle cose.

Oltre che la musica, in effetti, il cantante di Zocca riesce a espandere i propri traguardi ben oltre l’ambito di partenza; le corde puramente umane toccate dai suoi testi e dalle sue melodie riescono a risvegliare, negli ascoltatori più attenti ma non solo, riflessioni ed emozioni sopite, anche da tempo.

E questo accade particolarmente nella canzone che vogliamo trattare oggi (prima, ma sicuramente non ultima in questa rubrica!) ossia “Liberi Liberi“, nella quale, colui che in questo discorso vogliamo chiamare anche “poeta”, si chiede, in modo, appunto, estremamente poetico, dove sia finito quel sentimento infantile, di gioia e volontà, ormai perduto.

Certo sarebbe arrogante provare a dare una lettura univoca di un testo che, ascoltato da milioni di persone di ogni generazione, sarà indubbiamente stato recepito anche in base alle personalità individuali ed esperienze di vita privata del pubblico. Ciò da cui possiamo attingere è pertanto l’esplicito; apparirebbe inutile pure citare i sentimenti che esprimono le melodie “nostalgiche” del brano, anch’essi totalmente soggettivi nella ricezione; riportiamo, dunque, la strofa fondamentale, per intero:

Liberi liberi siamo noi, però liberi da che cosa? Chissà cos’è, chissà cos’è…
Finché eravamo giovani era tutta un’altra cosa. Chissà perché, chissà perché…
Forse eravamo stupidi, però adesso siamo cosa? Che cosa che? Che cosa se…?
Quella voglia, la voglia di vivere, quella voglia che c’era allora… Chissà dov’è, chissà dov’è!

E’ evidente ciò che si diceva prima e si anticipava nel titolo: Vasco si sbatte, si dispera perché, ripensando agli anni infantili e forse anche adolescenziali, ricorda di una voglia di vivere, di un piacere del vedere delle cose, che tutti noi, se in grado di tornare alla nostra infanzia, possiamo ritrovare. Questa voglia, questo sentimento infantile perduto, questo attaccamento al mondo quasi come una totale assimilazione, sembra andare smarrito col passare degli anni, scomparire, tanto da far venire in mente quella “disillusione” di cui tanti poeti e scrittori hanno trattato. E dov’è andato? Questa è una questione destinata a rimanere insoluta.

Uno dei tratti più affascinanti, e lirici, della poetica di Vasco, è, forse, proprio questo: il dubbio.
Con lui non sembra fondamentale dover arrivare necessariamente a una conclusione. Riesce a emozionare ancora di più, probabilmente, proprio per la mancata presunzione di voler arrivare a un risultato definitivo, come accade invece con la maggior parte degli altri cantautori.
Lo struggersi, il cercare di capire, è già di per sé magnifico: è il simbolo assoluto dell’universale consapevolezza di non poter sciogliere certi nodi.

E’ emozione allo stato puro, umano, che non può essere spiegata sennonché con la mancanza di una spiegazione.

LA CANZONE:

IL TESTO COMPLETO (Fonte LyricFind):

Ci fosse stato
Un motivo per stare qui
Ti giuro sai
Sarei rimasto sì
Son convinto che se
Fosse stato per me
Adesso forse sarei laureato
E magari se lei
Fosse stata con me
Adesso
Sarei sposato
Se fossi stato
Ma non sono mai stato così
Insomma dai
Adesso sono qui
Vuoi sapere che se
Soddisfatto di me
In fondo in fondo non sono mai stato
Soddisfatto di che
Ma va bene anche se
Qualche volta mi sono sbagliato
Liberi liberi siamo noi
Però liberi da che cosa
Chissà cos’è, chissà cos’è
Finché eravamo giovani
Era tutta un’altra cosa
Chissà perché, chissà perché
Forse eravamo stupidi
Però adesso siamo cosa
Che cosa che, che cosa se
Quella voglia, la voglia di vivere
Quella voglia che c’era allora
Chissà dov’è, chissà dov’è
Che cos’è stato
Cos’è stato a cambiare così
Mi son svegliato ed era tutto qui
E sapere che se
Soddisfatto di me
In fondo in fondo lo sono mai stato
Soddisfatto di che
Ma va bene anche se
Se alla fine il passato è passato
Liberi liberi siamo noi
Però liberi da che cosa
Chissà cos’è, chissà cos’è
E la voglia, la voglia di ridere
Quella voglia che c’era allora
Chissà dov’è, chissà dov’è
E cosa diventò, cosa diventò
Quella voglia che non c’è più
Cosa diventò, cosa diventò
Che cos’è che ora non c’è più
E cosa diventò, cosa diventò
Quella voglia che avevi in più
E cosa diventò, cosa diventò
E come mai non ricordi più

 

 

 

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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