Sentenza choc per la responsabilità che comporta e che crea ansia e apprensione anche tra i docenti del comprensorio viterbese per un tragico fatto avvenuto a scuola 18 mesi fa.

Un alunno viene autorizzato ad andare in bagno, cosa che avviene comunemente e quotidianamente in ogni scuola del Bel Paese. Avviene che l’alunno cade dalle scale e precipita rimettendoci la vita. Una tragedia immane, che lascia sgomenti.

Nessuno sa dire con precisione cosa sia successo realmente. Non lo sa dire la collaboratrice scolastica che doveva essere presente al piano, impegnata altrove, e non sa dirlo la docente di classe che, appunto, era in aula con il resto della classe e con la docente di sostegno.

Dopo 18 mesi arriva la sentenza: viene condannata a un anno di reclusione per omicidio colposo la maestra che era rimasta in aula con il resto della classe e viene condannata a due anni, sempre con l’accusa di omicidio colposo, la collaboratrice scolastica che ha scelto la strada del patteggiamento di pena.

Oltre alla condanna per l’insegnante è anche stata rinviata a giudizio, sempre con l’accusa di omicidio colposo, la docente di sostegno presente in classe, docente che ha scelto il rito ordinario e il cui processo inizierà l’11 luglio davanti alla undicesima corte penale.

Alla famiglia dell’alunno è stato inoltre confermato un risarcimento economico pari a un milione e mezzo di euro.

Assolte per l’accaduto la Dirigente Scolastica dell’istituto e il RSSP, il responsabile scolastico che si occupa del servizio prevenzione e protezione. Il reato che si è configurato per le due docenti e l’assistente ata è quello di “culpa in vigilando”.

Tale reato è regolato dall’articolo 2048 del codice civile, comma due, che recita testualmente: “i precettori e coloro che insegnano… Sono responsabili del danno cagionato del fatto illecito dei loro apprendisti (alunni in questo caso) nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”.

Le persone sono esonerate dalla responsabilità civile e penale solo se dimostrano che non hanno potuto impedirlo.

Da questo articolo del codice civile deriva una verità incontrovertibile che crea ansia e paura anche tra i tanti docenti delle scuole viterbesi alla luce di quanto avviene quotidianamente nella normalità della vita scolastica.

Come prima e diretta conseguenza risulta all’atto dei fatti sempre molto rischioso e pericoloso per il docente che rimane in classe autorizzare lo studente a uscire per “andare in bagno”.

Cosi come è estremamente rischioso autorizzare un alunno a uscire dalla classe per comunicazioni varie con altri colleghi in altre classi o per qualsiasi altra ragione.

Un docente per stare tranquillo non dovrebbe mai autorizzare l’uscita di un alunno dalla classe durante la sua lezione, visto che in caso d’incidente interviene l’art. 2048 del codice civile comma due che individua sempre nel docente in classe il primo e principale responsabile di qualsiasi incidente veda protagonista l’alunno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *