Il 25 Gennaio 1882, a Londra, nasce una delle figure cardine della letteratura Mondiale.La saggista, scrittrice e attivista, Virginia Woolf.

La figura di Virginia sovviene ai nostri ricordi per molteplici motivi, non solo quando bisogna tessere le lodi dei suoi capolavori dallo stile prettamente modernista, ma anche quando bisogna commemorare la memoria della lotta femminista del XX secolo.

Tuttavia non parleremo di libri, né di lotte sociali, ma di un ultimo gesto di amore da parte della scrittrice nei confronti del tanto amato marito Leonard Woolf.

Virginia era una donna tormentata da Demoni antichi, una donna la cui forza si provava nel dover tollerare pesi che, ai più, sarebbero parsi intollerabili.

Il ricordo incessante di una vita severa e triste, i segni di una malattia affiorata a seguito della perdita della madre (1895) e la nevrosi aggravata dallo scoppiare del secondo conflitto mondiale, hanno condotto, lentamente, la grande scrittrice e attivista, verso un’ingiusta, quanto romantica, fine.

Facciamo un passo indietro.

Dopo il matrimonio con Leonard Woolf, avvenuto nel 1912, Virginia incomincia la propria carriera di scrittrice, pubblicando “La Crociera” (1915), altri grandi romanzi e capolavori del mondo del femminismo quali “Una stanza tutta per sé” (1929).

Donna attiva e intraprendente, così ostinatamente dedita al ripudio della dottrina moralista vittoriana sotto la quale era stata cresciuta La Woolf non ha mai mancato di far sentire la propria voce, urlando a squarciagola fuori dal coro.

Tuttavia le nevrosi non la abbandonarono mai.

Le crisi ansiogene e allucinatorie, dovute alla depressione che la attanagliavano, divenivano sempre più frequenti.

Non basta una vita pregna di produzioni e riconoscimenti per guarire un male così grande, non basta l’amore, non basta l’arte.

Nonostante la continua ricerca di una serenità dispersa, Virginia poté sempre contare sull’aiuto del marito.

Il loro amore, proprio come le parole da lei stese su carta, viaggiava oltre il tempo e lo spazio, garantendo a entrambi una vita sentimentale fondata sul rispetto e l’aiuto reciproco; ma le crisi aumentavano.

Non basta l’attivismo, non basta la natura, non bastano i fiori a una donna come Virginia, che, più di ogni altra cosa cerca la pace.

“Death by water” (Morte per acqua).

Questa è la fine che Virginia sceglie per sé nel 1941, discendendo lentamente il vialetto di casa sua che conduceva al fiume lì vicino.

I suoi ultimi pensieri non ci è dato sapere a chi furono rivolti, ma il suo ultimo scritto si.

Le ultime parole donateci da Virginia Woolf rappresentano un immenso atto artistico di “Amore”.

Una lettera abbandonata al proprio destinatario, Leonard Woolf, porta impressa questa straziante dichiarazione d’amore; questo ultimo ringraziamento che, prima di abbandonarsi allo scorrere del fiume, Virginia volle dedicare al marito.

“Mio Caro, sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco neanche a scrivere come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi. Virginia.”

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