Quelle toccate nella serata di ieri sono vette mai raggiunte prima da nessun altro essere umano; Starship SN15 è riuscita ad atterrare, e questo apre scenari inimmaginabili fino a pochi anni fa.

D’altronde si sa: più la tecnologia avanza, più la velocità con cui progredisce aumenta. E’ un concetto che molti hanno chiaro, soprattutto per quanto riguarda l’astronomia, considerato che negli ultimi mesi sono stati raggiunti traguardi storici come il lancio di Perseverance, il primo volo di un manufatto extra-terrestre (Ingenuity) e questo.

Ma perché è così importante che Starship SN15 sia riuscito ad atterrare? E’ semplice: ha dimostrato di essere un oggetto volante in grado di raggiungere altri pianeti, posarsi delicatamente al suolo, per poi ripartire e tornare sulla Terra.
E’ probabilmente il prototipo della prima “navicella spaziale” che porterà un essere umano su Marte.
Le ambizioni di Elon Musk sul Pianeta Rosso si fanno così sempre più vive; SpaceX si è dimostrata ancora una volta un’impresa in grado di fare passi da gigante in pochissimo tempo.

Dopo i lanci di SN9 e SN11, altri due test con questa tipologia di velivoli, regnava l’incertezza sul futuro della “mission to Mars”. Eppure, proprio quei fallimenti sono serviti agli esperti per mettere a punto questa nuova macchina perfetta.

Sarà sicuramente diverso spostarsi nell’universo con un grande razzo piuttosto che con un disco volante, come si è sempre visto in avanti. Eppure questa è la scienza: e chissà che un futuro (neanche troppo lontano) non ci porti a poter modificare anche la forma di questi veicoli interstellari, per arrivare a quel format di macchinario che tanto ha influito nella creazione dell’immaginario collettivo.

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By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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