Viterbo: Chiesa San Lorenzo, detta del Gesù

È ricordata per un grave fatto di sangue avvenuto all’interno della chiesa.

Ricordiamo che a Viterbo si stava svolgendo l’elezione papale del 1268-71, dopo la morte di Clemente IV, che fu la più lunga nella storia della Chiesa e si concluse con l’elezione di Tedaldo Visconti, che prese il nome di Gregorio X.

I cardinali erano storicamente divisi in due partiti, la Pars Caroli (filofrancese e filoangioina, o “guelfa”), che poteva contare su 7 o 8 cardinali, e la Pars Imperii (filotedesca, o “ghibellina”), cui facevano riferimento una decina di cardinali, due dei quali, peraltro, morirono durante le votazioni.

Oltre a questa divisione storica, i cardinali elettori erano ulteriormente suddivisi, per ragioni familiari o personali, in almeno quattro fazioni tra loro contrapposte, e questo rendeva sempre più problematico un accordo, considerando oltretutto che era necessaria una maggioranza di due terzi degli elettori.

Occorre anche ricordare come, in quei momenti, tutto il mondo cristiano fosse profondamente scosso dall’uccisione del sedicenne Corradino di Svevia, ultimo erede del casato di Hohenstaufen, fatto decapitare a Napoli da Carlo d’Angiò il 29 ottobre 1268 nell’indifferenza o addirittura – secondo molti – con il favore di Papa Clemente IV.

Un simile coacervo di pressioni nazionalistiche, animosità politiche e sanguinose liti intestine aiuta a comprendere il difficile clima che permeava quello scorcio del XIII secolo. E Viterbo non ne era risparmiato, anzi.

Ma veniamo ai fatti.

Il 13 marzo del 1271, Enrico di Cornovaglia, di passaggio a Viterbo, durante una lunga sosta del corteo a Viterbo, mentre stava assistendo alla messa nella chiesa di San Silvestro (la chiesa di P.za del Gesù) fu improvvisamente raggiunto dai cugini Guido e Simone di Montfort il giovane, i quali volevano vendicarsi su di lui per l’affronto subito dal re d’Inghilterra Enrico III, il quale aveva ucciso loro, sia il padre sia il fratello nella battaglia di Evesham, mutilando successivamente i loro cadaveri.

Enrico fu brutalmente ucciso con ferite da spada mentre cercava di rifugiarsi sull’altare. Un delitto che provocò anche alcune vittime innocenti (due chierici che assistevano il celebrante).  L’efferatezza e la profanazione del luogo sacro, destò molto scalpore in tutta Europa, anche perché proprio in quei giorni si stava ancora svolgendo a Viterbo il celebre, lunghissimo conclave che portò all’elezione di Gregorio X dopo ben 1006 giorni di Sede vacante (come accennato sopra).

Dante Alighieri riprese l’episodio con una parafrasi per indicare Guido di Montfort tra gli omicidi. Egli parla del cuore di Enrico riprendendo una trattazione di Giovanni Villani, come esso fosse ancora sul Tamigi, e sul quale colasse? (l’espressione è ambigua e può significare sia, che il cuore è venerato, sia che non è ancora vendicato, perché il Montfort non fu mai punito per quell’omicidio).

Infatti il Re d’Inghilterra avrebbe ottenuto il cuore del cugino da Filippo III di Francia, che aveva portato via da Viterbo i resti di Enrico III, e l’avrebbe quindi messo in un’urna dorata su una colonna del Ponte di Londra…

Tratto dal libro 1900 “ Cent’anni di Storie Italiane” di Rosanna De Marchi

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