L’attuale legislazione sugli OGM potrebbe non essere più adatta alle nuove applicazioni: questa la sintesi di uno studio pubblicato lo scorso 29 aprile dalla Commissione Europea che afferma di voler iniziare un percorso di revisione. Inizia una deregolamentazione sotto la pressione dell’industria biotecnologica?

Con lo European Green Deal e la Farm to Fork Strategy, la Commissione Europea si è impegnata in un radicale allontanamento dell’agricoltura industriale come la conosciamo oggi: infatti, con gli obiettivi di riduzione dei pesticidi del 50% e di agricoltura biologica al 25% entro il 2030 non è possibile continuare la strada su cui ci muoviamo oggi.

Secondo il Corporate Europe Observatory, questo implica una crisi per le società leader sia nel mercato dei pesticidi che in quello delle sementi commerciali, come Bayer, BASF, Corteva (DowDupont) e Syngenta (ChemChina).

Queste aziende rischiano infatti di perdere una quota importante dei loro profitti dalla vendita di pesticidi e sono quindi alla ricerca di un nuovo modello di business, da cercare nelle sementi. Ciò vale tanto più per il gigante chimico tedesco Bayer, in gravi difficoltà finanziarie da quando ha acquistato la Monsanto, a causa del contenzioso in corso sul glifosato negli Stati Uniti.

In effetti un lavoro presentato proprio la scorsa settimana dai Greens/EFA sostiene che anche le nuove tecniche operano una manipolazione genetica, pertanto anche i nuovi OGM dovrebbero rientrare nella legislazione vigente sugli OGM tradizionali, sottoponendosi alle stesse rigide norme in materia di autorizzazione ed etichettatura.

“Avere nuovi semi OGM senza controllo normativo, ma ancora brevettati, servirebbe sicuramente a tale scopo” scrive a chiare lettere il gruppo di ricerca no-profit il cui scopo dichiarato è “smascherare gli effetti delle pressioni aziendali sui processi decisionali dell’UE”

L’industria delle biotecnologie sta conducendo una battaglia per escludere la sua nuova generazione di tecniche di modificazione genetica dalle normative europee sugli OGM, che potrebbe portare a deregolamentazione di piante, animali e microrganismi, realizzati utilizzando tecniche genetiche come la CRISPR-Cas, che potrebbero non essere più soggetti a controlli di sicurezza, monitoraggio o etichettatura dei consumatori o comunque a controlli meno severi.

Il Corporate Europe Observatory denuncia di aver scoperto varie nuove tattiche utilizzate dall’industria biotecnologica per preparare il terreno a tale deregolamentazione: secondo il gruppo, i funzionari dei ministeri nazionali sono stati selezionati con cura per riunioni strategiche congiunte con i lobbisti.

Ma cosa dice la Commissione Europea? Siamo davvero di fronte ad un pericolo enorme?

Lo studio “incriminato”, pubblicato lo scorso 29 aprile, conferma che le nuove tecniche genomiche (NGT) sono in grado di alterare il materiale genetico di un organismo, precisando di riferirsi a quelle emerse o sviluppate dopo il 2001, quando è stata adottata l’attuale legislazione sugli organismi geneticamente modificati (OGM).

Come scrive la Commissione, il lavoro ha raccolto informazioni e opinioni sullo stato e sull’uso di nuove tecniche genomiche in piante, animali e microrganismi per applicazioni agroalimentari, industriali e farmaceutiche, ed è stato condotto negli Stati membri e in particolare tramite una consultazione delle parti interessate a livello dell’UE, ulteriormente supportato da contributi di esperti su aspetti specifici in materia di sicurezza, metodi di prova e sviluppi tecnologici e di mercato.

Ed è proprio su questa consultazione che emergono i dubbi

“La DG SANTE ha chiaramente ascoltato più la lobby biotech che chiunque altro – denuncia Nina Holland, ricercatrice del Corporate Europe Observatory – Il suo studio sui nuovi OGM è un altro esempio della cattura da parte delle imprese del processo decisionale dell’UE. Ciò è iniziato proprio dalla consultazione delle parti interessate estremamente parziale della Commissione che ha alimentato questo studio, favorendo le voci del settore”.

Lo studio in effetti chiarisce che gli organismi ottenuti attraverso nuove tecniche genomiche sono soggetti al Legislazione sugli OGM. Tuttavia gli sviluppi nella biotecnologia, combinati con una mancanza di definizioni (o chiarezza sul significato) dei termini chiave, continuano a suscitare ambiguità nell’interpretazione di alcuni concetti, potenzialmente portando a incertezza normativa.

“Gli NGT e i loro prodotti si sono sviluppati rapidamente negli ultimi due decenni in molte parti del mondo – si legge nell’Executive summary – con alcune applicazioni già presenti sul mercato e più applicazioni in diversi settori attese nei prossimi anni. […] A seguito della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), sono stati segnalati impatti negativi sulla ricerca pubblica e privata sulle nuove tecniche genomiche nell’UE a causa dell’attuale regolamentazione”.

Che quindi ci sia intenzione a rivedere la normativa vigente appare chiaro.

“Molti dei prodotti vegetali ottenuti da NGT hanno il potenziale di contribuire agli obiettivi del Green Deal dell’UE e in particolare della Farm to Fork Strategy, a quelli per la biodiversità e di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite per un agroalimentare più resiliente – dichiara l’UE – Gli esempi includono piante più resistenti alle malattie e alle condizioni ambientali e ai cambiamenti climatici in generale, migliori caratteristiche agronomiche o nutrizionali, ridotto utilizzo di prodotti agricoli come i fitosanitari e una selezione più rapida delle piante”.

E il biologico? Dimenticato?

“Tuttavia, alcuni stakeholder ritengono che questi benefici siano ipotetici e ottenibili attraverso i mezzi diversi dalla biotecnologia – si legge ancora nel report – In particolare, come ha riferito il settore del biologico e senza OGM, questi potrebbero affrontare minacce dalla coesistenza con nuove tecniche genomiche e, quindi, prendere in considerazione i prodotti NGT al di fuori del campo di applicazione dell’attuale quadro normativo sugli OGM infliggerebbe un duro colpo alla loro catena del valore, rischiando di danneggiare la fiducia dei consumatori nel loro settore”.

Fonte: greenme

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