Le ipotesi per il vaccino di Oxford: usarlo di nuovo, cambiare farmaco oppure rinviare le iniezioni. Le Regioni in attesa delle istruzioni. Il commissario: “Dopo gli over 65, basta con il criterio dell’età”.

Sta diventando un rebus la questione del richiamo per gli under 60 che hanno ricevuto AstraZeneca. Per risolverlo, si riuniscono oggi il ministero alla Salute, l’Aifa e il Consiglio superiore di sanità. Devono dare velocemente un’indicazione alle Regioni, che dalla prossima settimana iniziano i richiami. Del resto le somministrazioni del vaccino inglese sono iniziate a febbraio e le seconde dosi sono previste 84 giorni dopo.

Mentre si cerca una soluzione, il commissario per l’emergenza, generale Francesco Figliuolo, annuncia che è stato raggiunto, in base alle proiezioni a ieri pomeriggio, l’obiettivo dei 500 mila vaccini. Oggi si conoscerà il numero preciso. Figliuolo ha anche spiegato che con il Cts sta pensando che «dopo aver messo in sicurezza gli over 65, anche solo con una prima dose, si può pensare di dare la possibilità alle aziende di vaccinare il proprio personale e superare il concetto delle classi di età». Il generale ha detto che entro la metà di luglio il 60% degli italiani avrà ricevuto la prima e la seconda dose.

Quando l’Italia ha deciso che AstraZeneca fosse usato in via preferenziale per gli over 60, dopo tre giorni di sospensione dell’utilizzo per alcuni casi di sospette reazioni avverse in Europa, le autorità sanitarie, ministero alla Salute in testa, dissero che per i richiami non cambiava nulla. Chi ha ricevuto la prima dose riceverà di nuovo lo stesso vaccino, qualunque sia la sua età, era la linea. L’altro ieri la Commissione tecnico scientifica (Cts) di Aifa si è occupata della questione per dare un’indicazione al ministero e le cose sono cambiate. I tecnici dell’agenzia del farmaco infatti non hanno indicato la strada da seguire, perché si sono divisi in più posizioni. E così alla Salute è arrivato un verbale dove si fanno quattro ipotesi.

La prima è appunto quella di rifare il vaccino di AstraZeneca come richiamo. La seconda prevede il rinvio di un mese della somministrazione della seconda dose, per studiare i dati e vedere se escono nuove evidenze su rischi e benefici. Si ritiene che non sarebbe un problema perché la copertura comunque non scompare dopo tre mesi esatti. La terza invece ricalca quanto hanno scelto di fare altri Paesi europei, come la Germania, e cioè prevede il richiamo con un vaccino diverso. Infine si fa anche l’ipotesi di non fare proprio la seconda dose. Tre scelte su quattro inciderebbero in modo pesante sull’organizzazione delle Regioni.

Visto che il Cts di Aifa non ha dato un’indicazione chiara, oggi si riuniranno il responsabile della Prevenzione del ministero Gianni Rezza, il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli e il direttore dell’agenzia del farmaco Nicola Magrini. Saranno loro tre a indicare al ministro Roberto Speranza cosa fare. L’ipotesi che si faccia comunque il richiamo con AstraZeneca sembra quella più probabile.

Sono 4,6 milioni i vaccini di AstraZeneca distribuiti in Italia. Gli under 60 che li hanno ricevuti sono prevalentemente lavoratori della scuola, dell’Università e delle forze dell’ordine. Si tratta di almeno un milione e mezzo di persone che aspettano di capire se, come e quando faranno il richiamo.

Fonte: La Repubblica.it

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