Il “modello Florida” si può descrivere in due parole: “Seniors first”. E non dovrebbe stupire il paragone con il noto slogan trumpiano, “America first”, dato che ad applicare questa formula alla pandemia è stato uno dei governatori repubblicani, il 42enne Ron Desantis, considerato tra i più vicini all’ex presidente americano Donald J. Trump, di cui potrebbe diventare l’erede politico.

Nonostante sia il governatore più giovane degli Stati Uniti, Desantis, ex ufficiale e avvocato, non ha avuto esitazioni nel rompere, già da dicembre, con le sempre più stringenti linee guida dettate negli Usa dal Cdc, l’Agenzia della salute nazionale, le cui “raccomandazioni” di fatto dettano la politica sanitaria dell’Amministrazione Biden. Con immediate ricadute su ogni aspetto della vita politica, economica e sociale degli Stati Uniti.

Modello alternativo

Supportato da un team medico di sua fiducia, i promotori del manifesto noto come Dichiarazione di Great Barrington, da metà marzo Desantis ha emanato riaperture al cento per cento di negozi, bar, ristoranti, palestre, spiagge, parchi a tema, stadi e scuole (rimaste sempre aperte, salvo nei lockdown parziali di maggio e giugno) e ha eliminato restrizioni e divieti. Ha abolito le multe per chi non indossa mascherine o non rispetta il distanziamento sociale. E ha imposto, nel generale scetticismo anche dei suoi colleghi conservatori, un proprio modello alternativo alla lockdown philosophy, che ha portato a picco stati democratici come New York (il cui governatore Andrew Cuomo è sotto inchiesta federale per la strage di anziani nelle case di cure) e la California (il cui governatore Gavin Newsom, pizzicato a cena con la famiglia in un ristorante di lusso in pieno coprifuoco, sta affrontando una petizione di dimissioni firmata da migliaia di suoi cittadini, tra cui suoi elettori).

Cause e numeri del successo

Ma cosa ha permesso al governatore di origini italiane, eletto nel 2019 e in corsa per la riconferma nel 2022, di esporsi a un rischio così grande? Semplice: l’essere riuscito a proteggere immediatamente i soggetti più fragili e gli over 65, che all’80% sono le vittime principali del Covid-19. La Florida è il secondo stato più “vecchio” degli Usa, con 4 milioni e mezzo di anziani su una popolazione di oltre 21 milioni, ed è da decenni la meta prediletta dei pensonati di tutta America. Parallelamente alle riaperture, e alla restituzione della libertà ai cittadini, Desantis ha individuato come focus la messa in sicurezza di ospedali, case di cura e ospizi, immunizzando il 70% degli older. Così, mentre altri Stati prediligevano vaccinazioni “spot”, alcuni dando priorità ai politici, altri alle “minoranze svantaggiate” su base etnica, o ancora alle varie categorie sociali (professori, medici, forze armate), lo Stato in cui anche Trump ha scelto di dimorare è andato per fatti suoi. E ha creato il “modello Florida”. Sin qui vincente anche nella comparazione delle statistiche: tra i 50 Stati, il suo indice di mortalità si attesta oggi al 27esimo posto per milioni di abitanti, precedendo quello della California al 28esimo. Con “nuovi casi” e letalità spesso identici, o addirittura sotto la media, rispetto a molti blue states come New York, New Jersey e California.

Ma con un costo economico e sociale incredibilmente minore per la Florida, che in poco tempo ha visto scendere il proprio tasso di disoccupazione al 4.8% contro una media nazionale del 6.3% (con picchi che sfiorano il 9% per New York e 9,3% in California dove si sono bruciati 1,63 milioni di posti di lavoro). Un modello subito emulato dai governatori repubblicani di Texas, Mississippi e North Dakota. Con l’economia che riparte, multinazionali come Oracle, Tesla o Blackstone, la più grande società di private equity del mondo, hanno preso la fuga dalla Silicon Valley e dalla Grande Mela (che sconta un rialzo delle imposte) per aprire nuove sedi nelle più attrattive Miami, West Palm Beach Austin o Houston.

 

Attacco del media liberal

Folgorante la definizione di un commentatore politico dell’emittente Fox News, appena sbarcato a Miami da Los Angeles, che ha così definito il suo arrivo nella East Coast: “Atterrare a Miami mi è sembrato come superare il Muro di Berlino”.

Come Trump, ma con più savoir faire, Desantis ha saputo reagire agli attacchi che gli sono piovuti addosso per le sue scelte, in particolare dai media liberal. Le accuse di conflitto d’interesse nella distribuzione dei vaccini, lancaite dal noto programma della Cbs “60 Minutes”, risultate manipolate, si sono rivelate per lui una vera tribuna mediatica. Secondo alcuni politologi, Desantis sarebbe il candidato più quotato a vincere le Presidenziali repubblicane del 2024 per la Casa Bianca. Il suo consenso personale è schizzato dal 45% di luglio al 53% attuale.

Tuttavia le cautele in Florida non sono scomparse – qui un elenco delle linee-guida, facilmente imitabili per chi si volesse ispirare, del “Plan for Florida’s Recovery”: https://floridahealthcovid19.gov/plan-for-floridas-recovery/ – ma si è optato per un modello che responsabilizza al massimo le autorità locali. Le quali, prima di poter chiudere, e al massimo fino al 50%, la capacità operativa di qualsiasi attività imprenditoriale, devono tenere conto di due condizioni stringenti: valutare l’impatto del danno economico sull’imprenditore e presentare motivazioni concrete alla base dei provvedimenti. Anche le imprese private sono state sensibilizzate con una serie di prescrizioni che vanno dalle sanificazioni costanti di utensili, arredi e locali fino alla facoltà di imporre l’uso delle mascherine, in base al tipo di attività e ai servizi svolti.

Tra le altre riforme in arrivo, non sanitarie ma legate allo scenario pandemico, c’è il controverso Anti-Riot bill, che lo stesso Desantis ha definito “la riforma più forte mai varata” nel suo Stato: chiunque assalti un ufficio della polizia o si dedichi ad attività vandaliche, verrà immediatamente arrestato e processato, senza possibilità di uscita su cauzione. Ma forse, a far innamorare di Desantis l’elettorato del Gop, basterà una sola frase: “La Florida ha restituito a tutti il diritto di lavorare”.

Fonte: nicolaporro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *