Il ministro della Salute, dopo avere cercato il dialogo con tutti, è finito in mezzo al duello Salvini-Meloni e nel mirino di quelli che non gli perdonano il lockdown.

Ma Roberto Speranza è soprattutto il bravo ragazzo che si fa male da solo, il ministro della Salute che si rovina la salute, l’extramagro che – incredibile – ha perso una decina di chili ed è ridotto pelle e ossa. È il secchione “doverista” tutto nervi e fogli di carta, che va a letto alle 4 e confessa: “La mia sveglia biologica è alle 4”.

E gira infatti con l’aria dissipata di chi si è appena svegliato in un fienile o abita stabilmente in una Cinquecento, la barba ruvida di fatica: “Da un anno dormo in ufficio. E se devo raccontare il rapporto con la mia famiglia ho in testa una sola parola: assenza”. Eppure con la moglie Rosangela è una bellissima monogamia di sinistra, “finché morte non vi separi” già ai tempi del liceo. “Non penso solo a mia moglie e alle mie figlie, penso anche a mio padre che è vecchio e solo, a Potenza”. Assenza, dunque. “E anche amarezza”.

Come si sente Speranza? “Come Totò”. Si sente infatti “preso in mezzo tra due che mi danno schiaffi per darsele tra loro; e “io non so’ Pasquale” diceva Totò mentre le prendeva al posto di Pasquale”. Ecco: “Irresponsabile” dice Salvini , “inadeguato” risponde Meloni accusando lei il colpo che sotto la cintura si becca… Speranza. E quando lei rilancia con “incompetente” lui sgancia un “mascalzone”. E se Fratelli d’Italia presenta in Parlamento la mozione di sfiducia, la Lega risponde con una Commissione d’inchiesta.

Ogni tanto, quando il colpo si fa più duro – “sciacallo” – Speranza capisce che Pasquale adesso è… Draghi. Non avendo (ancora) il coraggio del regicidio, la Lega cerca almeno la profanazione del sovrano, come gli inquisitori che non potendo mettere le mani sui loro nemici si contentavano di bruciarli in effigie. E, va bene che in questo modo Speranza prende altre botte , ma più lo insultano e lo colpiscono, più lo rafforzano; e più lo vogliono allontanare da Draghi e più lo avvicinano. “E non c’è dubbio – ammette Speranza – che in questo governo la mia cultura sia quella più a sinistra”.

Dunque quel “grazie al ministro Speranza” di ieri in conferenza stampa è galateo, ma non solo di simpatia e di confidenza: “Lo stimo e l’ho voluto io” è contaminazione politica. È forse è la prima volta che Draghi come don Chisciotte, caricato di crisma e carisma, ascende al rango della Cavalleria, cioè della Politica, per riparare i torti che la sinistra del suo governo sta subendo dalla destra del suo governo e restituirle l’onore: “È un governo di unità nazionale e non bisogna farsi dispetti”. Dunque uno scappellotto a destra e una carezza a sinistra, un rimprovero paterno a destra e un viatico al cucciolo di sinistra: è la leadership in stato di grazia, l’intelligenza di servizio che supera l’intelligenza di comando.

E Speranza sa che ci sono pure quelli che vorrebbero staccarlo da Mario Draghi per riattaccarlo a Giuseppe Conte, il quale, infatti, per primo, lo richiama a sé: “Le polemiche contro di lui sono del tutto strumentali” . L’ex presidente rivuole il suo ex ministro, finge che siano due figli della stessa storia che a volte si confondono. Per Giuseppe Conteè Speranza il governo italiano. E certo, anche questo è galateo, ma galateo del diavolo: “Mettere in discussione Speranza significa mettere in discussione il governo”. E ci sono, infine le manifestazioni di solidarietà, l’appello della cultura e dello spettacolo: “Io sto con Roberto”.

È un pericolo? L’appello a sinistra è un fuoco fatuo che brucia in fretta. Ha risvegliato i girotondi come ai tempi di Nanni Moretti? “Ma no, è bello, è spontaneo, e ci sono bellissimi nomi”. Con Maurzio Landini ci sono i segretari dei sindacati, l’Anpi, don Luigi CiottiAntonio ScuratiSabrina Ferilli.Gianrico CarofiglioCorrado Augias, Michele SerraMonica GuerritoreFrancesco Guccini, Gabriele Salvatores… E poi Speranza è molto fiero di Massimiliano Fedriga, il presidente leghista del Friuli Venezia Giulia, presidente dei presidenti delle Regioni: anche lui sta con Roberto.

Come si sente dunque lo Speranza assediato, aggredito, processato, insultato, ma anche amato, adulato e blandito, lo Speranza in attesa del voto di sfiducia? Come si sente, Speranza? “Come Totò”. “Poi dice che uno si butta a sinistra” diceva Totò quando si sentiva minacciato nell’identità: “Dopo un anno di un difficile mestiere, ministro della salute di tutti, mi sento strappato dal ruolo istituzionale e ributtato in un ambito di schieramento. Eppure non mi è mai sfuggita una sola parola di parte, ho dialogato benissimo con la Lega, con tutti i governatori.

E adesso…”. E adesso gli tocca mettersi sulle spalle anche la croce della sinistra di governo. “Arrivano a dire che il lockdown è comunista. Dunque sono rossi Merkel e Macron?”. E ancora: “Oggi tutti danno per scontate le zone rosse, ma quando abbiamo cominciato a sperimentare non esistevano da nessuna parte. E non ci avrei creduto se mi avessero detto che un giorno proprio io avrei firmato quelle restrizioni delle libertà”. Rinnega la sinistra? “Mai”. Speranza è la sanità pubblica per tutti, poveri e ricchi: “Appena arrivato ho abolito i superticket”.

Speranza è l’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti””. Speranza è “la salute come un diritto universale e irrinunciabile dell’uomo”. È il servizio sanitario nazionale che, “malgrado non poche e talvolta gravi lacune, continua a essere tra i più equi, efficienti e efficaci al mondo”.

Il sonno di Speranza è poco, ma gli occhi sono apertissimi e la lingua è sempre sorvegliata e decisa: “Rifarei tutto? Me lo sono chiesto tante volte, penso che se tornassi al primo lockdown , quello del 7 marzo 2020 in Lombardia, ebbene… in quel momento chiuderei tutto il Paese, chiuderei di più”.

E per non smentire che il male se lo fa da solo, Speranza ha pure scritto un libro che ha deciso di ritirare, creando il caso editoriale dell’anno, un libro stravenduto in Francia e misterioso in Italia dov’è solo un pissi pissi, un citare “contro” il suo autore, rimproverato per avere raccontato la pandemia come la nuova via italiana al comunismo: “Ma non è vero. Ho sbagliato perché un libro muto ognuno lo riempie come vuole. Ma giuro che lo pubblicherò fosse solo per far vedere che non ho scritto che avevamo ormai sconfitto il virus”.

Davvero Speranza è il “povero cristo” che, per sacrificio “doverista”, porta sulle spalle le croci di tutti, quella di Draghi che appare e scompare, la croce degli scienziati del Cts ai quali presta ormai la faccia, la croce della Sinistra di cui incarna l’esistenza e la resistenza quasi fosse Che Guevara: “eppure io ho solo 42 anni e dunque, per ragione anagrafiche, con il Pci non c’entro nulla. Per arrivare a me bisogna partire dai Ds. Sono stato l’ultimo segretario della Sinistra giovanile”. Dunque non è comunista? “Certo che no”.

Fonte: La Repubblica.it

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