La concatenazione di alcuni eventi, soprattutto in politica, non va mai bollata frettolosamente come una serie di coincidenze. Con il tempo, nel corso della storia repubblicana, quelle che difatti sembravano delle semplici casualità, si sono rivelate successivamente frutto di una macchinazione più o meno articolata.

Per questo, ai più attenti, non può sfuggire quanto sta accadendo nella Regione Lazio. La regione, amministrata da Nicola Zingaretti, è stata travolta qualche giorno fa dallo “scandalo rifiuti”, che ha portato agli arresti di Flaminia Tosini, vicesindaca di Vetralla e candidata in pectore del Pd alle prossime amministrative, e di Valter Lozza, imprenditore molto influente nelle aree del frusinate e del pontino ribattezzato “Re della monnezza”. Zingaretti, pochi giorni prima, si era dimesso da segretario del Pd e, remando contro alcune correnti del partito, aveva dato il proprio benestare all’ingresso dei 5 Stelle nella sua amministrazione. Pochi giorni fa, infine, è scoppiato un altro scandalo, quello della parentopoli all’interno della Regione Lazio, che ha portato alle dimissioni del presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini (Pd).

Insomma, nel giro di poco più di un mese, cinque eventi di notevole rilevanza. Ai fatti sopra menzionati va aggiunto anche un particolare quasi teatrale: a far scoppiare lo scandalo rifiuti è stato proprio il Movimento 5 Stelle.

Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani nazionali, a far deflagrare la bomba sarebbe stato l’esposto presentato dal consigliere Marco Cacciatore in merito alla discarica di Malagrotta 2. Peccato che Cacciatore sia fuoriuscito dal gruppo pentastellato alla Pisana nel giugno 2020, altra coincidenza piuttosto singolare.

Dalle tante grinze dello scandalo rifiuti, emergerebbe inoltre che, per Lozza e Tosini, interferire nei settori più redditizi servendosi, attraverso i contributi regionali, dell’editoria, fosse spaventosamente facile. Tramite i fondi per l’editoria, in particolare quelli destinati alle campagne pubblicitarie degli enti pubblici e quelle legate alle cessioni di grossi contratti pubblicitari, i politici e gli imprenditori riuscivano a mettere in piedi un enorme frangiflutti che permetteva di inserirsi nei grandi affari dei settori legati ai rifiuti, alla sanità e all’edilizia.

Il triangolo Regione-Editoria-Rifiuti si manifesta palesemente quando Flaminia Tosini incontra Massimo Pizzuti, all’epoca direttore generale della società che controlla i quotidiani Latina Oggi, Ciociaria Oggi, Cassino Oggi. I due, non consapevoli di essere intercettati, spiegano nei dettagli come agiva il “sistema”. L’incontro, secondo la Procura di Roma, l’avrebbe organizzato proprio Valter Lozza, titolare della concessionaria pubblicitaria “Iniziative Editoriali” per Latina Oggi e Ciociaria Oggi.

La Tosini e Pizzuti parlano di una campagna sulla qualità dell’aria, discutendo di come creare il progetto pubblicitario e di come confezionare la procedura affinché le testate di Pizzuti possano ricevere l’incarico dalla Regione Lazio. I due pensano, ad esempio, ad un album con le figurine per bambini e ragazzi delle scuole di Roma. Pizzuti, peraltro, rivela alla dirigente regionale di voler lanciare un giornale nella Tuscia: “Viterbo Oggi”. La Tosini, dal canto suo, risponde: “Per qualunque cosa su Viterbo, insomma…”.*

Come detto, le pubblicità sui quotidiani diretti da Pizzuti sono gestite dalla “Iniziative Editoriali Srl”, le cui quote sono interamente di proprietà della Halisson Re Srl, società del gruppo imprenditoriale della famiglia Lozza.

Ma perché proprio Pizzuti? Perché la Tosini decide di spiegare a lui nei dettagli come agisce il “sistema”?  “La Tosini – si legge nel dispositivo dei magistrati – chiedeva al Pizzuti di sondare la posizione del Presidente dell’Enac, da lui ben conosciuto”. Ma a quale scopo? E’ presto detto: l’obiettivo era quello di rinviare il parere dell’Enac, preoccupato per quanto concerne la discarica di Monte Carnevale. Infatti, secondo l’ente, vi era un forte pericolo di “bird strike”, ovvero la collisione degli aeroplani contro gli uccelli che la discarica avrebbe inevitabilmente attirato.

Il “sistema”, senza dubbio, era ben collaudato. Basti pensare che i giornali legati a Pizzuti e quindi a Lozza, dal 2015 al 2019, hanno ricevuto la bellezza di 7 milioni e 332mila euro a fronte di neanche 3mila copie complessive mensili (dato di dicembre scorso diffuso dall’ADS) tra Latina Oggi, Ciociaria Oggi e Cassino Oggi. Qualcosa di davvero inquietante per un Paese democratico e civile che, sulla carta, dovrebbe avere una stampa libera ed indipendente. Il problema è che tutto farebbe presagire che i quotidiani di Lozza non siano gli unici ad aver ricevuto tali trattamenti.

E questo solo per quanto riguarda l’editoria. Il resto, se vogliamo, è anche peggio.

Prendiamo ad esempio il caso, scoppiato in questi giorni, delle assunzioni in Regione. Sembrerebbe che, attingendo alla graduatoria di Allumiere, abbiano “prodotto assunzioni” anche i Comuni amministrati dal centrodestra. Stiamo parlando di Civitavecchia, Bracciano ed Anguillara, a cui vanno ad aggiungersi i “civici” di Ladispoli, Frascati e Tivoli. Come riportato anche da quotidiani storicamente vicini al centrosinistra, i Comuni più virtuosi, in termini di assunzioni, sarebbero quelli legati al Partito Democratico, come appunto Allumiere, Tivoli e Monterotondo. Non sfuggono a queste presunte assunzioni miracolose neanche i 5 Stelle, “coinvolti” con il Comune di Guidonia. Anche la Lega avrebbe “piazzato” un suo esponente all’interno del Consiglio regionale grazie a Giuseppe Emanuele Cangemi, vicepresidente del Consiglio laziale.

Beh, non c’è che dire. Da destra a sinistra, passando per i grillini, quasi tutti i partiti dell’arco costituzionale hanno ricevuto “regalie” dalla Regione Lazio. Un vero esempio di democrazia all’italiana…

Per non parlare dei casi di parentopoli all’interno delle Asl laziali. In questa circostanza, in relazione alle nomine di alcuni dirigenti nelle Aziende Sanitarie – che comunque non sembrerebbero essere collegati alle parentopoli ma ad un altro filone – sono indagati il presidente della Regione Nicola Zingaretti e l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato. Quest’ultimo vicino, anzi, vicinissimo alla Cgil. Zingaretti ed il suo assessore sarebbero stati indagati in seguito all’interrogazione del consigliere di Fratelli d’Italia Antonio Aurigemma.

Alla luce di tutto questo, forse, chi parla di una “cupola” dietro la Regione Lazio non è poi così lontano dalla realtà. Ed il famigerato “patto trasversale”, etichettato come fantapolitica da più di qualche esponente dem viterbese? A noi, in realtà, non sembra poi un’ipotesi così fantasiosa.

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