Giovedì 1 aprile 2021 alle ore 11 presso “Caduti di Nassiriya” del Senato si è tenuta una conferenza stampa della Lega su iniziativa del senatore Bagnai dal titolo “La gestione dei pazienti COVID-19 in ambito domiciliare”.

Si è forse trattato di un pesce d’aprile? No, un interessante convegno che la stampa ha totalmente eclissato perché ha messo in luce la devastante indifferenza dei nostri governanti sul lavoro di tutela della salute dei cittadini.

Si continua ad insistere su Tachipirina e vigile attesa quando l’esperienza sul campo dimostra tutto il contrario, però non se ne parla, magari si fanno margherite, si acquistano mascherine farlocche, per cui sembra che Domenico Arcuri sia indagato, ma non si parla di un protocollo univoco per terapia domiciliare.

Continuare ad insistere su questa inefficienza e disinteresse, oltre ad indagini per peculato si potrebbe pensare anche ad una Strage di Stato.

Sono intervenuti il dott. Andrea Mangiagalli, medico di medicina generale, specialista in microchirurgia sperimentale e fondatore di Medici in prima linea e portavoce del gruppo Terapia Domiciliare Covid-19;

il dott. Paolo Allegri, specialista in medicina generale, neonatologia e patologia neonatale, membro del comitato scientifico di Ippocrate.org; Luca Coletto, responsabile dipartimento Sanità della Lega; il Senatore Alberto Bagnai, responsabile del dipartimento Economia e il capogruppo al Senato della Lega Massimiliano Romeo.

La conferenza ha posto l’attenzione sul tema della gestione domiciliare dei pazienti Covid-19, basata su analisi specialistiche ed esperienze che hanno portato risultati concreti.

L’esperienza del dottor Mangiagalli

Come detto, tra i protagonisti della conferenza c’è stato anche Andrea Mangiagalli, medico di medicina generale e tra i primi, nel marzo 2020, ad accorgersi dell’importanza delle cure domiciliari tanto da creare un gruppo di medici e specialisti, Terapia Domiciliare Covid-19,  pronti ad offrire assistenza – anche telefonica – a chi ne avesse bisogno.

Secondo Mangiagalli curare le persone a casa offre molti vantaggi, come per esempio evitare il rischio di infezioni che spesso colpiscono i pazienti Covid. «Il tasso di ricovero è dell’1% – spiega Mangiagalli – e quasi sempre senza transitare dalle terapie subintensive. Non c’è dubbio che la nostra è un’attività molto impegnativa, significa dare una disponibilità telefonica h24».

«Il numero dei morti è ancora molto alto perché molti malati non vengono curati a domicilio in fase precoce – spiega Mangiagalli a Sanità Informazione -. Questa è una malattia che fa dei danni sistemici che vanno prevenuti in maniera tempestiva con farmaci appropriati. Mancando un primo ostacolo alla diffusione della malattia, tutto quello che segue viene a cascata. I pazienti arrivano in ospedale con la compromissione generale di molti organi e a quel punto è difficile salvare. Molti pazienti muoiono sia per il polmone danneggiato dall’attesa sia per le infezioni che colpiscono magari gli organi che hanno scampato la malattia».

Mangiagalli contesta l’indicazione della ‘vigile attesa e paracetamolo’: «Il paracetamolo – spiega – è un antipiretico che non ha azione antinfiammatoria. Anzi, consuma le riserve epatiche di glutatione che è una sostanza antiossidante naturale che in una malattia come questa che comporta un danno ossidativo importante gioca un ruolo preminente. Altro errore è stato dire che 37.5 era il livello della febbre sopra cui prendere la tachipirina. Alcune persone hanno preso il paracetamolo subito e il medico non ha più potuto valutare il dato della temperatura che è un indicatore importante. Stessa cosa il cortisone: darlo nella primissima fase della malattia favorisce la proliferazione virale».

Infine, l’auspicio che la medicina generale torni protagonista della ricerca: «La medicina generale – tranne piccoli gruppi dentro le società scientifiche – non hanno mai fatto ricerca di fase tre. Sono stati coinvolti in ricerche osservazionali o con raccolta di dati, ma mai considerati una forza lavoro della ricerca. Spero che le cose cambino».

«Basta ricoveri». Si deve puntare sulle cure domiciliari

“Per rispondere alle criticità di ospedalizzazione dovuta all’emergenza covid-19 è necessario guardare alle terapie domiciliari per alleggerire il sistema sanitario nazionale le cui strutture sono purtroppo in affanno. Occorre coinvolgere e valorizzare la medicina territoriale, stanziare i fondi necessari per progetti di ricerca e creare banche di dati clinici territoriali per registrare le azioni terapeutiche e i risultati ottenuti”. Così Luca Coletto, responsabile del dipartimento Salute della Lega di Salvini, a margine della presentazione del documento Gestione domiciliare dei pazienti COVID-19 avvenuta durante la conferenza stampa a Palazzo Madama.

Si tratta di un documento straordinario, un unicum, al momento, in cui una parte politica che attualmente fa parte della compagine di governo ha voluto affidare a dei tecnici una disamina accurata del corso della pandemia nel nostro Paese. Il persistere di un numero importante di casi, di ricoveri, e l’evidente fallimento delle politiche di semplice lockdown, portano necessariamente l’attenzione sul problema delle cure. L’evidenza che emerge dalle esperienze terapeutiche che sono confluite nello studio del tavolo di lavoro coordinato da Coletto, dimostrano che se si vogliono diminuire drasticamente i casi, i malati, i ricoverati, i decessi, occorre puntare con decisione sulle terapie domiciliari, quanto più precoci possibili.

Altro che “tachipirina e vigile attesa” (come confermato anche dall’ultimo studio dell’Istituto Mario Negri). Il tema delle strategie terapeutiche di contrasto al COVID-19 si presenta come elemento cruciale per garantire che la ripresa delle attività economiche possa avvenire in sicurezza, senza compromettere la salute dei cittadini né direttamente né indirettamente, attraverso il differimento di cure per altre patologie determinato dalla saturazione dei presidi ospedalieri.

Per portare questo tema all’attenzione del dibattito politico la Lega ha dunque favorito finalmente l’incontro di medici portatori di diverse specializzazioni ed esperienze sul campo in un gruppo di lavoro che consentisse di mettere a fuoco opportunità e criticità dei possibili approcci terapeutici. Data la rilevanza dell’argomento per l’economia del Paese, ai lavori ha assistito anche il responsabile del Dipartimento Economia della Lega, senatore Alberto Bagnai mentre tra i medici invitati c’erano il dottor Andrea Mangiagalli, creatore della prima chat di cura domiciliare covid e il dottor Allegri in rappresentanza del gruppo Ippocrate.org.

Il documento presentato nella conferenza stampa al Senato sintetizza e offre al dibattito, in uno spirito di stimolo costruttivo, i principali contenuti del confronto. Dal confronto realizzato nell’ambito del gruppo di lavoro è emersa la necessità che lo Stato e le Regioni coinvolgano e valorizzino sempre di più la medicina territoriale per incrementare e organizzare la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19, quale strumento indispensabile per contrastare detta patologia. Tenuto conto anche delle indicazioni per il trattamento domiciliare dei pazienti con COVID-19 da ultimo emesse dalla Società Italiana di Medicina generale e delle cure (SIMG), ove si legge che “nessuno studio è stato finora proposto, condotto o pubblicato sulla terapia domiciliare dei pazienti con COVID-19” (salvo appunto quello uscito martedì del Mario Negri che conferma le intuizioni dei MMG ndr.), è necessario che il medico di fronte ad una patologia nuova e complessa come quella in esame – considerando le prove scientifiche disponibili, la plausibilità biologica e la situazione particolare del paziente – possa adottare gli approcci terapeutici che ritenga in scienza e coscienza necessari.

Non più dunque dei meri esecutori di protocolli ministeriali, ma medici impegnati a curare, ad assistere, a utilizzare quegli strumenti terapeutici che esistono, che sono a disposizione, e che il documento illustra anche nel dettaglio. Viene richiamata nel documento la recente sentenza del TAR del Lazio che ha riconosciuto ai medici la fondatezza dell’invocato “diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere compresso nell’ottica di una attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi”.

E’ tempo dunque di una svolta politica: è tempo di sostenere quelle esperienze di singoli o di gruppi che si dedicano con risultati efficaci e che danno grandi speranze alle terapie a casa dei pazienti Covid.

A sostegno delle cure domiciliari, ha concluso Luca Coletto,  devono inoltre essere avviati progetti di ricerca che abbiano per oggetto gli approcci terapeutici al domicilio e siano proposti da gruppi di medici e altri operatori della salute operanti nel contesto delle cure domiciliari; deve essere inoltre prevista  una “Banca Dati Clinici Territoriali” che registri le azioni terapeutiche attivate e i conseguenti risultati, se possibile messi a confronto con appropriate popolazioni di controllo.

La gestione dei pazienti a domicilio può aprire opportunità su cui “la politica ha l’obbligo di confrontarsi in una seria ed approfondita discussione che non sia basata su percezioni astratte, ma su analisi specialistiche ed esperienze che hanno portato risultati concreti”, ha concluso l’esponente leghista. Speriamo che sia l’inizio di una grande svolta nella strategia nei confronti dell’epidemia, la svolta decisiva.

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