Roma, 11 apr – “Provate pure a credevi assolti, ma siete lo stesso coinvolti”. Citando Fabrizio De Andrè riusciamo a trovare numerosi nessi con le proteste di “Io Apro” avvenute il 6 aprile in tutta Italia.

Qualcuno dovrà, in ogni caso, prendersi la responsabilità di questa enorme crisi sociale, che rischia di scoppiare in una violenta guerra tra poveri.

“Io apro”: l‘esasperazione che avanza

La fame, l’esasperazione e il vedersi togliere, ad una certa età, la propria dignità, non riuscendo a mettere in tavola un pasto caldo per la propria famiglia ha spinto a protestare migliaia di lavoratori e imprenditori, in particolare del mondo della ristorazione. Le proteste sono andate avanti per ore e, anche in questi giorni, si sono viste molte manifestazioni nelle più grandi città italiane.

Il monito, continuo da parte degli autonomi di “Io Apro”, è quello di tornare a lavorare. Nessuno vuole l’elemosina promessa dal decreto, il lavoro è il miglior ristoro possibile in questo momento. La folla è stata rinominata, da qualche esponente di sinistra, come “un covo di fascisti e negazionisti”. Il copione è sempre lo stesso: quando non ci si vuole assumere responsabilità si vira sull’offesa ideologica e discriminatoria.

Da Berlinguer a CasaPound: le piazze cambiano volto

La politica, nel tempo, è cambiata anche nelle piazze. La metamorfosi circolare ha fatto sì che le piazze occupate dalla sinistra siano cambiate, al punto che oggi, a fianco dell’Italia che lavora, ci sono compagini come CasaPound. Un aspetto fondamentale di questo tema si riallaccia alla distribuzione di beni di prima necessità effettuata dal movimento delle tartarughe nelle settimane scorse.

L’ossessione verso le vere priorità della sinistra, come ddl Zan e ius soli, hanno fatto si che il “popolo”, anche quello che veniva dalla sinistra stessa, abbia subito la stessa metamorfosi elettorale delle piazze, virando verso destra. L’egemonia culturale, tanto voluta dal segretario di Articolo Uno, sembra che sia destinata a diventare solo un sogno del peggior ministro della Salute dell’epoca repubblicana.

Draghi: molte parole, pochi fatti

Draghi, nella sua ultima conferenza stampa, ha replicato il copione delle sue ultime uscite pubbliche. Tante parole, molto ben incastrate nel discorso, qualche attacco all’estero e piena fiducia a qualsiasi dichiarazione dei suoi ministri. Concretamente, ancora una volta, non è stato detto nulla. Nessuna data sulle riaperture, nessun incremento previsto sui sostegni e nessuno spiraglio di normalità.

L’esasperazione dei presenti durate le manifestazioni di Io Apro è lo specchio reale di una popolazione che non solo si vede bloccata da un anno, ma, soprattutto, non riesce a vedere la luce in fondo al tunnel. La rabbia, che sicuramente alberga nella pancia dei cittadini, è alimentata nel momento in cui si sbuca con la testa fuori dall’Italia. Lockdown passati, ritorno graduale alla normalità e ristori. E’ questo quello che vediamo fuori dallo stivale e, sicuramente, sorge in modo spontaneo una domanda: ma se loro ce l’hanno fatta, non sarebbe stato più semplice copiarli?

Fonte: Il Primato Nazionale.it

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