La testimonianza del medico Luca Poretti

Non accade di frequente che il medico si renda disponibile a rispondere alle chiamate telefoniche dell’ammalato anche a tarda notte oppure che sia proprio lui a mettersi in contatto per controllare il decorso della malattia, non disdegnando le visite domiciliari, pur in piena pandemia. Invece è proprio quello che avviene con le figure professionali sanitarie aderenti all’iniziativa della pagina facebook “terapiadomiciliarecovid19”. Quest’ultima è sorta all’inizio dell’emergenza sanitaria, constatati la scarsa efficacia delle cure domiciliari per il covid-19 previste dal protocollo nazionale e l’eccessivo ricorso al ricovero in ospedale, non sempre con l’esito auspicato.


Tanto si deve a un avvocato napoletano, Erich Grimaldi, che continua a raccogliere la crescente disponibilità e da tutt’Italia, annovera oltre trecentoventimila iscritti tra cittadini, medici, psicologi, fisioterapisti, farmacisti, infermieri e tante altre figure sanitarie pronte ad aiutare, gratuitamente e con grande pazienza, i colpiti dal temibile virus con terapie personalizzate. La pagina facebook è costantemente piena di testimonianze di guarigioni e di gratitudine.

Il dott.Poretti

Fra i medici tarantini di “terapiadomiciliarecovid19”, abbiamo ascoltato il dott. Luca Poretti. “Ne faccio parte da maggio dello scorso anno, dopo che un amico me ne parlò entusiasta – racconta – Offro la mia disponibilità a pazienti non solo della mia città ma di tutt’Italia. Nei mesi scorsi ho infatti curato, fra gli altri, una famiglia di sei persone colpita dal virus addirittura del Piemonte, seguendola fino ad avvenuta guarigione. Da ciò è scaturita una bella amicizia che continua attraverso le telefonate e i social”.
“Il primo approccio con l’ammalato inizia attraverso la nostra pagina facebook – aggiunge – a fronte della quale i medici offrono la propria disponibilità. La persona poi sceglie a chi affidarsi, con il solo obbligo, per ovvi motivi organizzativi, di non chiedere consulenze agli altri professionisti di “terapiadomiciliarecovid19”, pena l’espulsione. Quindi iniziano i contatti telefonici, anche con video chiamate ed eventuali visite domiciliari (se le distanze lo consentono), per conoscere condizioni fisiche ed eventuali patologie e intolleranze per le opportune terapie, che seguiamo momento per momento. In tal modo è possibile evitare il ricovero, ridotto del 98% dei casi da noi seguiti”.

Il dottor Poretti spiega che è stato spinto a questa esperienza da un forte dovere morale vero tanti sofferenti e dalla necessità di contribuire a evitare l’intasamento degli ospedali, sotto stress per i numerosi ricoveri a fronte della carenza di personale (con colleghi alle prese con turni di 12 ore), effetti di tanti tagli alla sanità. “Ci sono stati degli errori tecnici – osserva – all’insorgere dei casi di coronavirus, che ha cominciato a circolare sin dal dicembre del 2019 sotto forma di strane polmoniti, come ho avuto modo di constatare come medico di base. Per esempio si è tardato a effettuare le autopsie, in modo da valutare più approfonditamente le dettagliate cause dei decessi. Ma è risultato errato soprattutto il protocollo sanitario dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) per le cure domiciliari, che siamo riusciti a far sospendere dopo un nostro ricorso al Tar, che prevedeva solo tachipirina e vigile attesa. Il provvedimento doveva essere effettuato subito, non appena ci si è resi conto della inefficacia di tale terapia; invece si è atteso troppo tempo, con l’elevata mortalità che abbiamo registrato”.

Ecco i trattamenti previsti da “terapiadomiciliarecovid19”. “Sin dai primi sintomi, e magari ancor prima di effettuare il tampone, -dice il dott. Poretti- è necessario l’uso di antinfiammatori (per esempio l’aspirina) e, se i malesseri persistono, di antibiotici ed eventualmente di cortisone e iniezioni di eparina: sempre con controllo medico. Con tali interventi tempestivi non ci sarebbe stato bisogno dei ricoveri, con le immancabili terapie intensive o di rianimazione”.
Ugualmente importante è la prevenzione, con il trattamento dei fattori di rischio quali sono soprattutto l’obesità e il diabete, causa di stress ossidativo che favorisce l’entrata del virus nelle cellule con conseguente insorgere della malattia “E’ consigliabile uno stile di vita più sano, a cominciare dal regime alimentare – spiega il dott. Poretti – con la limitazione di carboidrati. Il tutto va integrato con l’uso di vitamina C e D e con la pratica di attività fisica (consigliate almeno lunghe e possibilmente veloci passeggiate) per incidere sui livelli infiammatori”.

“Chiudersi a casa con il lockdown è stato un altro grave errore – osserva – in quanto ciò produce l’indebolimento del sistema immunitario. Pur con gli opportuni distanziamenti e i dispositivi protettivi, avrebbe giovato stare all’aria aperta, ovviamente quanto più possibile lontani dai fumi del traffico. E’ anche importante controllare lo stato emotivo: abbiamo vissuto troppo con gli stati di ansia e di paura, con cui diamo ulteriori opportunità al virus di farci soccombere”.
“Qualcosa- conclude – sta cambiando e se ce la mettiamo tutta entro quest’estate potremo uscirne fuori e tornare possibilmente a riabbracciarci. Ma il sistema sanitario dovrà adeguarsi per meglio affrontare altre situazioni di emergenza, incrementando il personale e curando meglio i collegamenti con le facoltà universitarie sanitarie. Sarà infine anche il caso di ridefinire ruolo e compiti del medico di base, riaffermando la sua centralità nella cura dei pazienti cronici e offrendogli, se è il caso, anche la possibilità di effettuare la medicina diagnostica (elettrocardiogramma, spirometria ed ecografia, per esempio), diminuendo così il carico delle strutture sanitarie pubbliche. In tutto questo sarà imprescindibile il ritorno ai livelli di preminenza della scienza medica a fronte di una minore burocrazia. Insomma, un sistema sanitario a misura d’uomo, e senza bisogno di eroi, è possibile”.

 

Fonte: corriereditaranto

 

 

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