Per alcuni componenti dell’amministrazione viterbese è più importante il pensiero di un libero cittadino che le buche ed i vari problemi in cui si trova la città.

Soprattutto in questo periodo difficile, dove diverse persone faticano a portare un tozzo di pane ai propri figli, la questione è stata talmente importante da dover scomodare il Sindaco con l’intera giunta facendoci un’interrogazione.

Ovviamente la nota stampa locale ha trattato la cosa con il solito stile da pettegole di quartiere.

Le opinioni e riflessioni in merito sono state tante, ma vogliamo riportarne una, espressa da Andrea Redi, che ci ha attratto in modo particolare.

Riguardo alle parole di tal Matteucci Lucio sui temi concernenti le conseguenze economiche generate dal Covid occorre dire che esse son veramente pesanti, urgenti di pubblico dibattito.

In effetti il Matteucci esprime in maniera pittoresca e variegata una situazione talmente paradossale da essere tremendamente reale.

L’invito a protestare, che non è un invito a fronteggiare la Forza Pubblica rea di esser serva e mano del Potere, nasce da un vissuto personale di troppi individui contemporaneamente.

L’invito a protestare con forza, che non vuol dire rivoltare il Potere legalmente costituito per virare verso l’anarchia, vuol significare che per ottenere ascolto spesso bisogna urlare e battere i pugni sul tavolo.

Anche perché se urli e batti i pugni vuol dire che credi nelle ragioni per cui protesti.

La testata giornalistica che riporta il fatto è ben nota per estrapolazioni totalmente decontestualizzate dalla lettura dei casi reali, avendo tra l’altro già in diversa occasione attribuito al Matteucci posizioni neofascistoidi, ripeto neofascistoidi e non neofasciste: il che è cosa ben diversa come tutti sanno.

Bene fa il consigliere comunale Barelli, eletto nei ruoli di Forza Civica, a gridare il nome del reo.

Un po’ meno bene il fatto che Barelli rappresenti una lista di nome Forza Civica, ossia forza della città, forza dei cittadini, forza di rappresentare la normale gente. E purtroppo non credo proprio di aver decontestualizzato a caso.

Ancor meno bene il fatto che si urli a gran voce della pagliuzza nell’occhio degli altri senza inorridire per le travi ospitate nel proprio. Ma Viterbo è piccola, e basta poco per divenire intoccabili.

Soprattutto, credetemi, malissimo il fatto di vedere il povero e solo Matteucci urlante ed incazzato.

Egregi miopi, posso comunque capire che non vediate mezza Viterbo giunta allo stremo.

Un po’ come i vostri protettori dei palazzi di Governo romani che non vedono sessanta milioni di italiani allo stremo.

Ritengo sia giusto convocare Matteucci in pubblica piazza, tipo sotto il Palazzo Comunale, chiedendo conto di siffatte affermazioni.

Però voglio esserci anch’io.

Perché per ignavia non ho detto quel che il Matteucci ha avuto il coraggio di far notare, e purtuttavia, comunque, penso cose molto più brutte e tremende di lui.

Di tutto e di tutti.

A ragionarci bene, nessuna delle parti ha vera colpa.

Non pensavamo, nel nostro mondo perfetto, di scoprire il senso della parola pandemia.

Ora è qui.

Fatichiamo ad arginare la rabbia.

Tutti abbiamo perso qualcosa.

Taluni, qualcuno.

Le contromisure ondeggiano tra il ridicolo e l’esagerato assoluto, perdendo continuamente di credibilità.

Pensando ad un virus innocuo di giorno ma letale di notte.

Assente nei supermercati dove ci affolliamo intasati, ma ben presente in sale ristorante con tavoli a distanze siderali tra loro.

Io, sarò sincero, ne ho un pochino le palle piene.

Scusate, sono stanco e poco lucido.

Oggi ho corso in lungo ed in largo per la provincia senza fare un contratto.

Se non faccio contratti, non porto a casa soldi per la mia famiglia.

Se la mia famiglia non mangia, se altri lavoratori come me non riescono a sostenere le loro famiglie, allora prima i consiglieri ed i giornalisti viterbesi e poi gli alti livelli nazionali comprenderanno cosa possono dire e possono fare uomini e donne esasperate.

Se chiamate tal Matteucci per chiarimenti dovete chiamare anche me.

Meglio, anche tutti noi.

Vi auguro una buona serata.

Andrea Redi

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