Il 30 marzo 2021 l’Istat ha rilasciato i dati provvisori dei decessi di gennaio 2021 e la stima di quelli di febbraio: sono i decessi che avvengono per qualsiasi causa di morte, i decessi totali.

Si riscontra, a livello nazionale, l’assenza di un significativo eccesso di mortalità rispetto al valore medio degli anni precedenti: gennaio 2021 (69.784 decessi) segna un +2,14% rispetto al valore medio degli anni 2015-2019 (68.324).

Incrementi significativi si riscontrano in cinque Regioni (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche), e in Puglia un aumento del 5%. In tre Regioni i valori ricalcano quelli degli anni 2015-2019 (Liguria, +2,1%; Umbria, +0,52% e Sicilia, +1%) e in tutte le altre undici Regioni sono inferiori rispetto al valore medio.

Chi confronta i decessi di gennaio 2021 con quelli di gennaio 2020 compie un’operazione metodologicamente rischiosa poiché gennaio 2020 (con 62.019 decessi) ebbe un decremento di mortalità assolutamente raro, con una variazione del -9,2% rispetto al valore medio dei decessi degli anni 2015-2019. Si consideri che, a livello nazionale, una variazione negativa mensile di mortalità del -9,2% rispetto al valore medio degli anni precedenti si verificò l’ultima volta in Italia solo quattordici anni prima, ad aprile 2006 (-9,27%), che ebbe 41.823 decessi, cioè 4.272 in meno rispetto ai decessi di aprile dei cinque anni precedenti (46.095).

I decessi di gennaio 2021, infine, segnano una discreta variazione in eccesso del 4,12% rispetto al valore medio 2016-2020 (67025). Gennaio 2021, pertanto, è in linea con i valori dei decessi solitamente osservati in Italia in “un” gennaio, che è il mese quasi sempre con il maggior numero di decessi dell’anno, anche senza dover andare a ricordare gennaio 2017 (78.688 decessi), che ebbe 9.000 morti in più di gennaio 2021.

A febbraio 2021, invece, nei decessi stimati dall’Istat (57.082) si riscontra a livello nazionale una variazione negativa di mortalità del -0,58% rispetto al valore medio degli anni 2015-2019 (57.416): due Regioni (Trentino-Alto Adige e Umbria) hanno un eccesso intorno al 20%, sei Regioni presentano un incremento di mortalità inferiore al 10% e le altre dodici Regioni hanno un decremento di mortalità (fino al -18% della Sardegna).

Se si confronta febbraio 2021 con febbraio 2020 (che, nuovamente, presentò un deficit di mortalità del -2,34% rispetto agli anni 2015-2019) c’è un eccesso dell’1,8%; mentre febbraio 2021 segna un +1,18% rispetto al valore medio degli anni 2016-2020.

I dati aggregati dei decessi Istat del primo bimestre 2021, pertanto, confermano sostanzialmente quanto attestato dal Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera curato dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio (ultimo report pubblicato il 29 marzo 2021 http://www.salute.gov.it/portale/caldo/sismg/SISMG_sintesi_2021w11.pdf), cioè presentano un numero di decessi in linea con l’atteso, con un quasi inavvertibile +0,9% rispetto al valore medio 2015-2019 (o, se si preferisce, un modesto eccesso del 2,77% rispetto al valore medio 2016-2020).

E, tuttavia, il bollettino quotidiano del Ministero della Salute e del Dipartimento della Protezione civile (https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/tree/master/dati-andamento-nazionale) riporta 14.357 decessi Covid-19 a gennaio 2021 e 9.183 decessi Covid-19 a febbraio 2021, per un totale di 23.540, e con una media di 463 decessi quotidiani Covid-19 a gennaio e 328 a febbraio. Si tratta, soprattutto per gennaio, di un dato di decessi giornalieri Covid-19 molto elevato e, invero, non molto distante da quello di aprile 2020 (518 decessi Covid-19 giornalieri).

Aprile 2020 segnò, però, un eccesso di mortalità del +40,55% con 21.008 decessi in più rispetto al valore medio, laddove gennaio 2021 segna appena un +2,14% (1.460 decessi in più in un mese).

Inoltre, se nel 2020 tutti i decessi Covid-19 erano stati circa il 10% dei decessi totali annuali, assorbendo il 74% dell’eccesso di mortalità dell’anno, nel mese di gennaio 2021, i 14.357 decessi Covid-19 sono un valore che è quasi 10 volte l’eccesso mensile di mortalità (14.357 è quasi 1.460 per 10) il che è un valore molto anomalo per un mese praticamente privo di eccesso di mortalità.

Ma se i decessi Covid-19 sono stati 23.540 nel I bimestre 2021, quanti sarebbero stati i decessi per qualsiasi altra causa, in assenza di quelli da Covid-19: cioè, quante persone sarebbe decedute per tutti gli altri motivi? 

A gennaio 2021 sottraendo dai decessi avvenuti per il complesso delle cause (69.784) i decessi Covid-19 (14.357) rimangono 55.427 decessi: è un valore talmente basso che non si è mai presentato negli ultimi dieci anni, e che rappresenta una variazione del -18,9% rispetto al valore 2015-2019 (e del -17,3% rispetto al valore medio degli anni 2016-2020).

A livello nazionale, una simile variazione negativa di mortalità mensile è plausibile? Si è mai verificata recentemente? No, un decremento di mortalità mensile che sfiora il 19% in Italia è un fenomeno che risulta non essersi mai verificato, sicuramente, negli ultimi vent’anni (dati Istat).

A febbraio 2021 sottraendo dai 57.082 decessi totali stimati dall’Istat, i 9.183 decessi Covid-19, restano 47.899 decessi. Anche in questo caso si tratta di un valore difficilmente spiegabile (considerando che i mesi di febbraio degli anni 2015-2019 hanno un valore medio di 57.416 decessi e che gli anni 2016-2020 hanno un valore di 56.424) perché segnerebbero un’altra ingentissima variazione (negativa) di mortalità del -16,58% rispetto al valore medio degli anni 2015-2019 (e del -15,11% rispetto agli anni 2016-2020). Inoltre, i 9.183 decessi Covid-19 dichiarati per febbraio sono ben 14 volte l’eccesso di mortalità di febbraio 2021 (658) rispetto al valore medio dei decessi di febbraio degli anni 2016-2020 (56.424): 9.183 è, infatti, quasi 14 volte 658.

In conclusione, se si sottraggono dai decessi totali dichiarati dall’Istat per il I bimestre 2021 (126.866), i decessi Covid-19 del I bimestre contenuti nel bollettino quotidiano della Protezione civile (23.540), i decessi rimanenti (103.326, che sono quelli che sarebbero avvenuti per tutte le altre cause di morte) sarebbero  tanto bassi da rappresentare un irrealistico calo di mortalità del -16,3%, che non è  credibile alla luce dell’andamento dei decessi mensili e annuali degli ultimi dieci anni e della crescente mortalità dell’ultimo decennio.

Insomma, una mera analisi comparata negli anni dei dati Istat conferma quanto già indirettamente emergeva dall’esame dei dati dell’Osservatorio Europeo della Mortalità.

I dati dei morti attribuiti a Covid-19 diffusi giornalmente in Italia sono inaffidabili perché pesantemente sovrastimati. La decisione di tenere “tutto chiuso” non ha dunque a che fare con “la scienza” ma è una decisione politica. 

 

Fonte: byoblu

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