Il professor Nachman Ash, uno dei consiglieri del Premier Netanyahu per la lotta al Covid-19, rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa di giovedì scorso, ha accennato alla possibilità che l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto, e in circostanze specifiche, potrebbe terminare dopo le vacanze della Pasqua ebraica.

Concetto poi ribadito durante una breve intervista radiofonica al canale Kan 11. “Dopo le vacanze decideremo di togliere le mascherine”, ha detto Ash in diretta, aggiungendo alcuni particolari: “Speriamo di arrivare al punto di cambiare le direttive e passare dall’obbligatorio al consigliato quando si è all’aria aperta e non in gruppo”.

Già la scorsa settimana diversi funzionari di sanità pubblica avevano rilasciato osservazioni simili, sottolineando che “le maschere sono molto importanti solo quando siamo in mezzo alla folla o all’interno di uno spazio ristretto”.

Israele vede la luce

Il sito online del quotidiano Yedihot Ahoronot (Ultime Notizie) ha nel frattempo pubblicato i dati relativi alla chiusura in tutta Israele dei reparti che curano i malati di coronavirus mentre, fortunatamente, i tassi di mortalità continuano a precipitare. Secondo il rapporto solo pochi pazienti con Covid-19 sono ora ospedalizzati quotidianamente, mentre in alcuni ospedali vengono lasciati nelle terapie intensive solo pochi letti operativi per i pazienti affetti dal Coronavirus.

Da martedì scorso nessun nuovo paziente è stato ricoverato all’Assuta Hospital di Ashdod, nel sud del paese, e nemmeno al Meir Medical Center di Kfar Saba a nord di Tel Aviv.

Leader mondiale nelle vaccinazioni

Israele è leader mondiale nelle vaccinazioni pro capite, poiché più della metà della sua popolazione ha ricevuto due dosi ed è considerata completamente vaccinata.

Indubbiamente questi risultati sono solamente il frutto delle politiche adottate dal governo israeliano nella lotta contro la pandemia, politiche che non hanno badato a spese sia nel momento in cui si è trattato con le aziende produttrici dei vaccini, in particolare Pfizer e Moderna, sia, e soprattutto, nello sforzo organizzativo che si è attuato negli ultimi mesi al fine di mettere in condizione tutta la popolazione israeliana, tutti i residenti, regolari e no, e tutti coloro che transitano per le frontiere terrestri da e verso i territori della Autorità Nazionale Palestinese.

Sono infatti oltre 150.000 i palestinesi che vivono nei territori sotto controllo dell’A.N.P. che hanno chiesto di essere vaccinati in Israele, cosa che è stata effettuata all’interno di speciali tende o roulotte, messe a loro disposizione dal Ministero della Salute israeliano, posizionate non lontano dai valichi di frontiera e gestite da personale arabo israeliano.

Anche se la guerra contro il Coronavirus non è ancora vinta definitivamente, Israele si sta avviando a una lenta e graduale riapertura che, una volta accertato l’effettivo raggiungimento dell’immunità di gregge, potrà essere ancora più rapida fino a tornare, almeno in Israele con la speranza che lo stesso accada presto anche nel resto del mondo, alla vita sociale che si conosceva prima che questa catastrofe colpisse l’umanità intera.

 

Fonte: Nicola Porro

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