Pochi contagi e neanche un lockdown da inizio Covid. In allarme per 500 contagi. Se qualcuno l’ha fatto si può fare. La lezione che non si vuole imparare

La Corea del Sud blocca il Coronavirus. La loro strategia funziona. Mai un lockdown. Come si torna alla normalità

In queste ore la Corea del Sud è in allarme perché i contagiati giornalieri sono arrivati a 500. Numeri così bassi e impensabili per noi e tanti altri Paesi occidentali. La Corea del Sud ha avuto anche 2 nuovi decessi, arrivando ad un totale, da quando si è scatenato il Covid, di 1.731 morti (guarda anche il grafico di Our world in data). Cifre da lasciare esterrefatti se guardiamo i nostri 108.879 deceduti. Per 100.000 abitanti l’Italia è anche tra i Paesi con più morti al mondo. Peggio di noi solo Messico, Bulgaria, Perù e Ungheria. Fortuna che eravamo un modello!

Da un anno a questa parte la Corea del Sud è riuscita a mantenere le infezioni entro una fascia gestibile di diverse centinaia o meno, di nuovi contagiati al giorno, senza permettere al virus di espandersi, come abbiamo fatto noi in Occidente.

Mentre il mondo crollava la ricetta coreana funzionava. Le istruzioni del governo vengono seguite dalla popolazione anche perché i risultati si sono visti quasi immediatamente.

Come la Corea del Sud ha bloccato il Coronavirus

La ricetta in breve è fatta di una strategia che cerca di anticipare il virus e non di attesa dello scoppio di focolai e contagi per poi intervenire. Fondamentale è stato ovviamente chiedere alla popolazione il distanziamento sociale e ai privati la diffusione del lavoro in smart working ma contemporaneamente il governo ha dato il via a massicce campagne territoriali di informazione, su come comportarsi nel gestire il covid in ogni situazione.

A queste sono state legate forme di contenimento volontario e di chiusura delle strutture pubbliche, dove necessario o in caso di focali, e senza eccezioni. Contemporaneamente si è diffuso un uso di massa dei tamponi, si è utilizzato il tracciamento dei focolai epidemici al fine di spegnerli sul nascere, ovviamente rispettando la privacy, con l’isolamento obbligatorio quando si è positivi.

La Corea del Sud è un Paese con grandi infrastrutture tecnologiche, costruite dai governi che si sono succeduti negli anni.

Le cure sanitarie ordinariamente vengono fatte a casa, quando è evitabile l’ospedale. Sono state aperte strutture dedicate al Covid e anche gli asintomatici sono stati seguiti e curati dai medici, indipendentemente della gravità della situazione, per tentare di spegnare la capacità virale del virus alla fonte.

Alle frontiere sono stati istituiti rigidi controlli, anche se non sono mai stati esclusi completamente i visitatori stranieri. Per la maggior parte dei viaggiatori in entrata, l’ingresso prevede una quarantena obbligatoria di 14 giorni, in hotel o sotto attento monitoraggio a casa. Chi ha urgenza segue un altro protocollo ma è super monitorato. Le regole valgono per tutti e non ci sono categorie che fanno eccezione.

Mentre tantissimi Paesi hanno assunto impegni di acquisto anticipato dei vaccini antiCovid, la Corea del Sud è rimasta in disparte per la maggior parte dell’anno, con il ministro Park Geun-hye che ha dichiarato, in un’audizione parlamentare che, sebbene il Paese fosse in trattative con diversi produttori, non aveva fretta di concludere un accordo. A febbraio sono iniziate le vaccinazioni e anche senza eventi avversi ai sudcoreani di età pari o superiore a 65 anni non è stato somministrato il vaccino di AstraZeneca: i regolatori sanitari avevano concluso che erano necessari più dati per confermare la sua efficacia in quella fascia di età.

La strategia coreana ha funzionato e senza un solo giorno di lockdown. Il governo guidato dal presidente Moon Jae-in ha respinto all’inizio della pandemia l’opzione dei blocchi perché considerata troppo costosa per i mezzi di sussistenza e i legami sociali dei cittadini. E i risultati si sono visti anche sotto il versante economico. La Corea nel 2020 si contrarrà solo dell’1%. Eppure la Corea del Sud è un Paese di grandi dimensioni, con 52 milioni di abitanti e una densità di 491 abitanti a chilometro quadrato, con grandi agglomerati abitativi (Seoul ha 9,7 milioni di abitanti). Una densità molto superiore alla nostra. L’Italia ha una densità di 196,17 abitanti a chilometro quadrato con 59 milioni di abitanti.

Misure di contenimento del Covid in Corea del Sud a Pasqua

In vista del weekend delle prossime festività pasquali e delle elezioni suppletive che si terranno la prossima settimana (loro sono un Paese civile per tanti motivi, da loro si vota pure), le autorità sanitarie hanno esortato le persone a rispettare le regole di distanziamento.

Per contenere il nuovo aumento delle infezioni (500 casi giornalieri), le autorità sanitarie hanno esteso, nella grande area di Seoul, le attuali regole di distanziamento sociale al livello 2. I divieti di raduni di 5 o più persone continueranno e i ristoranti e le altre strutture pubbliche nella grande area di Seoul potranno rimanere aperti fino alle 22:00. Addirittura si sono svolti eventi pubblici all’aperto, tipo attività sportive negli stadi, rispettando il distanziamento sociale e con il contenimento delle presenze.

Ma il problema fondamentale resta a monte.

In Italia, come in tantissimi altri Paesi, si aspetta lo scoppiare dei focali e dei contagi per attuare misure di contenimento reali e senza alcun controllo e tracciamento a monte. Bisognerebbe invece seguire l’esempio coreano al fine di anticipare il virus per ridurne la capacità di contagio. Se qualcuno l’ha fatto si può ripetere emulando l’esempio. Ma sembra tanto una lezione che i nostri gruppi dirigenti non hanno nessuna voglia di imparare.

 

Fonte: Affari Italiani

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