Buon Dantedì! Se Dante tornasse al Bullicame e a Viterbo, che città troverebbe?

Lo immaginarono gli alunni delle quinte B ed E dell’ICCanevari tre anni fa. Dopo aver letto la Divina Commedia, ne rappresentarono al teatro della scuola e al teatro Caffeina di Viterbo una versione moderna (La Divina Tragedia) tutta in dialetto viterbese. Fu un grande successo! Risate a non finire, ma anche poesia, canti, balli. Il loro testo poetico “Dante a Ppiascarano” vinse il primo premio di poesia dialettale nel concorso “La lengua vetorbese adene adene”.

Dante amò la Tuscia e Viterbo ama Dante.

E allora una proposta semplice come l’acqua: perché non trasformare il parco del Bullicame, che dovrà essere necessariamente riqualificato, in un parco tematico, che riproduca l’Inferno immaginato da Dante nella Divina Commedia?

I visitatori potrebbero ripercorrere i gironi e così incontrare, attraverso le scenografie e le riproduzioni, l’intero racconto della perduta gente così come è descritto nella prima Cantica.

Quale migliore location per Caronte pronto a traghettare le “anime” dei visitatori del rigagnolo che fuoriesce dalla callara, la quale a sua volta potrebbe essere il lago del Cocito?

Ad accompagnarli, una guida viterbese, un “Virgilio de noantri”, per ricordare che Dante paragona il ruscello che si dirama dal fiume di sangue bollente Flegetonte nel settimo cerchio dell’Inferno, quello riservato ai violenti, alle acque che escono dal Bullicame di Viterbo, probabilmente impressionato dall’atmosfera cupa dovuta ai vapori delle acque sulfuree che scorrono tra argini di travertino e di pietra calcarea .

Riprodurre la selva oscura creando un piccolo e cupo boschetto di piante non dovrebbe essere difficile, visto che l’orto botanico, che è a pochi passi, ha le condizioni climatiche e del terreno favorevoli e adatte ad alcuni tipi di piante.

Una riproduzione delle tre belve, la lonza, il leone e la lupa potrebbe creare l’atmosfera adatta per entrare nell’aldilà.

“Quale del Bulicame esce ruscello / che parton poi tra lor le peccatrici, / tal per la rena giù sen giva quello.”

Sarebbe adatta a compiere questo immaginario viaggio nell’oltretomba anche la parte sotterranea di Viterbo.

Lì troveremmo i lussuriosi, gli iracondi, gli omicidi, i traditori, quindi, le Bolge, le Malebolge e, infine, Lucifero.

Sarebbe anche un’opera che unirebbe il genio italico dell’arte, della poesia e dell’ingegneria.

Alla Pandemia, insomma, non si può che rispondere con un Pandemonio di idee.

Avremmo forse il mondo intero col biglietto in mano per poter visitare finalmente l’Inferno e i luoghi danteschi nel viterbese.

Arricchire Viterbo di arte, cultura, creatività e un pizzico di follia non è peccato.

L’inferno è destinato a ben altri atti e peccatori.

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