Gli Americani portarono il Boogie-Woogie (Bughi- Bughi), la cioccolata, le sigarette, la Coca-Cola, le gomme americane e tante altre cose prima sconosciute.

A guerra finita, tutti gli Italiani volevano ballare la musica portata dagli Americani.

Entravano con le camionette in un paese o in una città, annunciandosi con una musica assordante, mandata a tutto volume.

Fu accolta con piacere quella musica coinvolgente, che faceva dimenticare le sofferenze subite dai bombardamenti che avevano portato ovunque tanta distruzione e morte. Lungo le strade non c’erano che ammassi di macerie, non esistevano più le case, le chiese, le strade, perché tutto era stato distrutto; si pativa la fame, ma la gente voleva reagire, vivere, desiderava ricominciare a credere di poter avere un futuro. Forse quei balli portavano la giusta medicina.

Il ballo Boogie Woogie

Le sale da ballo nacquero con una rapidità incredibile. Bastava veramente poco: una pista di cemento, qualche lampioncino di carta colorata, ma anche lampadine colorate con un pennello intinto nella vernice, e un’orchestra formata da tre, quattro musicisti che non erano professionisti; naturalmente ognuno di loro aveva un suo lavoro, ma possedevano chi una fisarmonica, chi una batteria, a volte anche un sax e uno scalcinato microfono per un eventuale cantante.

Queste poche cose bastavano per improvvisare un’orchestra. Anche a Viterbo, le sale da ballo nacquero come funghi: c’era quella del Partito Repubblicano a Piazza delle Erbe, quella del Partito Socialista, delle Poste, dei Ferrovieri.

Chi possedeva un grammofono, organizzava piccole e innocenti festicciole in casa. Dalle abitazioni la musica si propagava per le vie della città, mettendo allegria anche ai cuori più tristi; persino a coloro che ancora erano in attesa del ritorno dalla guerra del proprio marito, papà, o fratello.

O magari, chissà, avevano perduto un loro caro sotto le macerie. Le cose, come abbiamo visto, cambiano rapidamente, ma l’uomo no, perché, quasi fosse un’eredità irrinunciabile, si tramanda di generazione in generazione l’ansia di vivere ed essere felice. Anche oggi è così, sebbene investa energie e aspettative in altri generi di “svago” meno innocenti e più distruttivi “il famoso sballo”.

Dov’è la grande intelligenza dell’uomo che fa inorgoglire scienziati e ricercatori? Il passato è davvero oscuro e barbaro e il presente così ricco di progresso reale e luminoso? Se mi soffermo a guardare l’immagine di un antico monumento megalitico, come le piramidi o i Moai dell’isola di Pasqua, provo una stretta al cuore e una struggente nostalgia per un passato davvero grande che sento appartenermi.

Il significato della parola Desiderio viene dal latino “de sidera”, ovvero “lontano dalle stelle”, dalle quali, destino radioso, ci siamo allontanati da soli, immergendoci sempre più nel materialismo che sembra soddisfare i nostri desideri i quali diventano in realtà la nostra prigione. Tuttavia, è proprio così importante inseguire i nostri desideri piccoli o grandi che siano e che ci proiettano in un futuro di cui non si vede la fine? Non assomigliamo a certi indigeni che scambiavano oro per vetri colorati, luccicanti e senza valore?

Ma torniamo agli Americani che salutavamo festosi perché dopo le “bombe amiche” ci gettavano dalle loro camionette cose preziose per chi aveva sofferto a lungo la fame: tavolette di cioccolata, caramelle col buco (le Life Savers), e dei misteriosi pacchettini oblunghi che all’interno contenevano tavolette ovviamente della stessa forma, e profumate.

Sembravano caramelle, ma mastica mastica, non si riusciva mai a consumarle: erano le gomme americane! Io personalmente non le ho conosciute, perché ero ancora nel mondo degli angeli, la mamma e il babbo ancora non avevano pensato di volermi, ma una volta nata e cresciuta, ho scoperto la gomma da masticare a forma di pallina colorata. Fuori la porta del forno milanese situato a Piazza del Teatro, il fornaio aveva esposto un contenitore a forma di grossa sfera trasparente, all’interno del quale facevano bella mostra di sé centinaia di golose biglie colorate.

La mamma inseriva in un’apposita fessura, 10 lire (credo), girava una manovella di metallo e dal contenitore scendeva la pallina che si andava a depositare in un incavo per proteggerla da una rovinosa caduta sul selciato. Bei tempi, quando ci sembrava un premio una pallina colorata di zucchero e gomma! Era una vera meraviglia!! All’inizio la masticavo con molta calma per far durare a lungo il sapore dolce dello zucchero di cui era ricoperta, poi però, anche quando aveva perso il suo sapore, non la buttavo, anzi, me la facevo durare per giorni e giorni, perché la mamma non mi concedeva spesso un altro acquisto.

“Te la devi far durare!”. Mi diceva. E così facevo. Quando arrivavo a scuola, l’insegnante mi avrebbe punito se avessi masticato la gomma: “Non siete delle mucche che ruminano!” – ripeteva, lesta, nascondevo il mio tesoro sotto il banco di scuola, ricordandomi bene di riprenderlo all’uscita. Lungo la strada del ritorno a casa, riprendevo la masticazione che s’interrompeva una volta arrivata. Qui, la mia gomma da masticare trovava giusto rifugio sotto il tavolo di marmo della cucina.

La mia fedele compagna, mi aspettava sempre, quasi sapeva che non l’avrei mai abbandonata, nemmeno la sera quando andavo a dormire; infatti, prima di infilarmi a letto, la rigiravo ben bene tra le mani, e fattane una piccola ma ben arrotondata pallina, la appoggiavo sul comodino.

Il mattino successivo, insieme alla mia gomma da masticare ricominciavo la giornata. La buttavo solo quando la mamma si decideva a ricomprarmene un’altra.

Oggigiorno le gomme da masticare non vengono più vendute separate, ma addirittura in scatole che ne contengono anche cento; sembra che comprando queste confezioni formato famiglia numerosa, si risparmi, così dice la pubblicità e così vuole il consumismo.

Per non parlare delle varietà che oggi si trovano in commercio: alcune servono per profumare l’alito, altre per sbiancare i denti, altre ancora da usare in mancanza del dentifricio, ma tutte garantiscono di non contenere lo zucchero, di proteggere dalla carie e via dicendo… Saranno igieniche, ma non hanno la magia delle nostre “gomme”.

Ricordate quando misero in commercio un “malluccone” rosa dal sapore di caramella che per masticarlo facevamo una fatica… Arrivavamo a sentire dolore alle mascelle, prima di riuscire ad ammorbidirlo, ma anche questo non lo buttavamo via dopo la prima mezz’ora di masticazione, eh no!

Per riposarci, se stavamo giocando, lo riponevamo nelle tasche, per ritirarlo fuori all’occorrenza. Poco importava se si era ricoperto di briciole o peluzzi, lo ripulivamo bene e via… L’idea dell’igiene era molto diversa da quella che abbiamo oggi. A tante cose non si badava.

Ricordo che la nonna ripeteva spesso: “Quello che non strozza ingrassa”, e doveva essere così, poiché siamo cresciuti sani e forti. Poi arrivò il bubble-gum, la gomma che faceva i palloni! Quando avevamo masticato ben bene, con l’indice e il pollice prendevamo una parte della gomma e la tiravamo fino a formare un lungo filo rosato.

Quando si spezzava, lo rificcavamo in bocca continuando a masticare.

Ma il bello era fare il pallone! Prima saggiavamo la consistenza tra lingua e denti, poi soffiavamo tenuamente fino a ottenere la fuoriuscita, fra le labbra, di un palloncino, che i più bravi riuscivano a foggiare di notevoli dimensioni. Il guaio era quando esplodeva in viso! Si appiccicava sulle guance, sul naso, e ti facevi aiutare per staccarlo tutto. Per noi ragazzi era divertimento, mentre gli adulti gridavano allo “schifo!”.

Rosanna De Marchi

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