I bianconeri a trazione anteriore non sfondano, l’ennesimo errore difensivo li penalizza. Bravo il portiere giallorosso.

Un grande colpo in casa della Juve, tre punti che possono valere la salvezza. E il tweet del Benevento è un inno di sfrenata e incomprensibile felicità. Incomprensibile perché si capisce poco, volutamente, nel senso che c’è poco da scrivere. E molto da festeggiare…

Altro che mettere pressione all’Inter, altro che mini filotto da quattro vittorie di fila: la Juventus, già fermata all’andata sul pareggio dal Benevento, stavolta perde addirittura contro la squadra di Inzaghi, a secco di vittorie dall’Epifania e con il timore concreto di venire risucchiata nella lotta salvezza: Pippo fa il colpaccio e l’amico Pirlo si dimostra fragile come la sua Juventus, senza ritmo, con poche idee, per lo più confuse. Decisivo il gol dell’argentino Gaich che approfitta di un clamoroso errore in impostazione di Arthur. La Juve protesta per un rigore non dato poco dopo, per fallo di Foulon su Chiesa: ma la giornata dell’arbitro Abisso è storta quasi quanto quella di Madama.

Già nel primo tempo il rendimento della Juventus è tutto fuorché incoraggiante per una squadra che vuole rimontare la classifica a caccia del decimo scudetto di fila. Il Benevento rischia poco e ha anche le sue occasioni in area bianconera. Il brivido maggiore lo regala Abisso che fischia un calcio di rigore al 37’ per un presunto tocco di braccio di Foulon: l’azione rivista alla Var convince l’arbitro a tornare sui propri passi, perché il belga ritrae il braccio. A cavallo di quell’episodio Montipò para due volte, prima su un diagonale di Morata e poi su colpo di testa di De Ligt.

Mentre Ronaldo segna, ma in netto fuorigioco. Inzaghi recrimina per una grossa occasione fallita da Lapadula e Ionita su cross da destra. Con una settimana libera da impegni, era lecito aspettarsi una Juventus aggressiva, fluida nelle giocate, più a suo agio contro un avversario che si chiude e punta sul contropiede. Invece Bernardeschi fatica anche da esterno sinistro, Chiesa si conferma meno incisivo a sinistra che a destra e Kulusevski proprio a destra nel 4-4-2 sente nostalgia dell’area di rigore.

Morata invece conferma di essere in condizione precaria e Ronaldo si lamenta platealmente di una squadra che fatica a portare il pallone nelle zone pericolose con idee chiare e tocchi precisi. Nella ripresa bisogna aspettare venti minuti per un tiro della Juventus (Ronaldo, fuori dallo specchio) anche se Montipò deve superarsi in controtempo per smanacciare una palla deviata dal suo difensore Tuia. La squadra di Pirlo forse si illude di essere vicina al vantaggio e abbassa ulteriormente la concentrazione. Arthur, teoricamente il giocatore che dovrebbe avere più visione, fa un errore da matita rossa passando la palla centrale all’altezza dell’area di rigore: Gaich si avventa, evita Danilo e fa secco Szczesny per il vantaggio della squadra di Inzaghi.

La Juve reagisce e reclama un calcio di rigore che sembra netto: Foulon cade nel duello con Chiesa e lo fa inciampare con il corpo. Abisso non fischia e la Var non dà altre indicazioni: Pirlo si prende un giallo per proteste. Il forcing finale non è nemmeno così intenso, ma Montipò deve comunque parare su un tiro ravvicinato di Ronaldo e poi ancora su Cristiano al 90’: sulla respinta Danilo calcia alto e Ronaldo si dispera. Se la Juve avesse la stessa fame del suo campione, avrebbe fatto un campionato molto diverso: adesso l’unico obiettivo realistico è quello di conservare la zona Champions senza ulteriori passi falsi e mettere fondamenta più solide per la prossima stagione. Altrimenti anche la conferma di Pirlo non sarà così scontata.

Fonte: Corriere della Sera.it

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