La lettera di Fineco ai clienti correntisti, per avvisarli che in caso di troppo denaro il conto è a rischio chiusura, è arrivata il 18 marzo, con l’indicazione “Proposta di modifica unilaterale di contratto ai sensi dell’art. 118 del Decreto Legislativo n. 385/93 (Tub)”.

E nella proposta di modifica unilaterale la banca guidata dall’amministratore delegato Alessandro Foti fa sapere di avere “il diritto di recedere, in qualsiasi momento, da ogni singolo rapporto, così come da tutti i rapporti, dandone comunicazione scritta al cliente con lettera raccomandata Ar, Pec o altro mezzo legalmente equivalente, con preavviso di almeno due mesi, qualora al momento del recesso e nei tre mesi precedenti concorrano tutte le seguenti condizioni:

  1. presenza sul conto di una giacenza media uguale o superiore a 100 (cento) mila euro;
  2. assenza di qualsiasi forma di finanziamento (a titolo esemplificativo e non esaustivo: mutuo, prestito personale, Credit Lombard), anche se già concesso ma non utilizzato ad eccezione delle carte di credito;
  3. assenza di qualsiasi forma di investimento in prodotti di risparmio gestito o amministrato”.

In altri termini, chi ha solo un conto corrente aperto con Fineco con oltre 100mila euro, senza prestiti e senza investimenti con la banca, con ogni probabilità si sentirà presto dire “arrivederci”. Il motivo è spiegato nella lettera: il costo della liquidità.

Il grafico nella lettera di Fineco ai clienti

“Gentile cliente – scrive la banca nella missiva – nel corso del 2020, al fine di sostenere e fornire il giusto stimolo all’economia comunitaria, la Bce ha adottato una politica monetaria espansiva ricorrendo a un ampio pacchetto di misure di politica economica che hanno prodotto un incremento della liquidità, con conseguente aumento dei livelli di giacenza in conto corrente e un’ulteriore riduzione dei tassi di interesse interbancari come l’Euribor, il tasso utilizzato dalle banche nelle proprie operazioni di finanziamento. Nello specifico, nel 2020, la media mensile dell’Euribor a 1 mese ha proseguito la sua discesa toccando a febbraio 2021 il valore di -0,553%, con un differenziale negativo pari a -0,098% rispetto a ottobre 2019″.

In particolare, aggiunge Fineco, “l’ulteriore riduzione del tasso Euribor a 1 mese non dipendente dalla sfera decisionale della banca, e la prospettiva che si mantenga su tali livelli per un periodo di tempo ancora lungo hanno determinato, tra gli altri effetti, un impatto sfavorevole sull’attività di gestione della liquidità, con particolare riferimento a quella depositata dai clienti sul conto corrente (specie se per lunghi periodi), rendendola ancora più onerosa per la banca. In tale contesto le condizioni di equilibrio stabilite a novembre 2019 in occasione della revisione delle condizioni economiche del conto Fineco, vengono meno se l’impatto negativo della riduzione del tasso Euribor sul margine d’interesse della Banca non risulti controbilanciato dai ricavi connessi all’utilizzo da parte dei clienti dei servizi di investimento e di finanziamento offerti dalla banca”. Insomma, la banca non guadagna più con la liquidità sul conto. E chi ne ha troppa è solo un problema.

“L’azione – commentano nella nota del 19 marzo gli analisti di Equita sim – è coerente con la strategia di Finecobank di attivare azioni per trasformare e rendere più efficienti i conti ‘full-liquidity’ che sono inattivi, insieme a una maggior selettività nella fase di acquisizione di nuovi clienti (che vede una nuova struttura di pricing dall’8 febbraio 2021). Riteniamo comunque che i clienti che hanno un ammontare significativo di liquidità sul conto e ‘inattivi’ sono in numero molto contenuto”.

Fonte: Business Insider Italia.com

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