Durante un’intervista rilasciata dalla poetessa Alda Merini a “Sottovoce”, programma Rai, essa ha potuto sbizzarrirsi nella riflessione su vari termini messi in gioco dal presentatore.

Tra questi ha avuto modo di esprimersi in merito al tema “tempo”, risultando divertente e, pirandellianamente parlando, intrisa di un umorismo davvero profondo e lacerante. In poche, semplici parole, è stata infatti capace di lasciar trasparire un mondo intero.

E’ quello che sanno fare i poeti, d’altronde. Lasciar parlare gli spazi bianchi vicino alle poesie: questo ha fatto Alda Merini nell’intervista appena citata; solo che lo ha fatto a voce, permettendo dunque di prendere la parola ai suoi silenzi. Che in realtà, poi, non è il silenzio in sé, ma il contorno lasciato dalle poche espressioni utilizzate: come se lasciassero una scia. E il bello è che tutto ciò, pare, Alda Merini era in grado di farlo senza impegno, semplicemente utilizzando le prime parole che le passavano per la testa.

Così, alla domanda sul tempo che passa, eccola rispondere: “Il tempo… non lo guardo mai. Non so neanche che giorno sia. No

E lui: “Lo sa a che ora siamo di notte? La notte le piace?

AM: “Io la notte dormo come un bambino, in pace.

“Quanto di bambina c’è in lei?”

AM: “Io sono una bambina, quasi del tutto. Gioco ancora con i trenini e tutto, li monto li ri-smonto.

Pochissime, semplici parole, utili a dire molto di una poetessa sempre sul limite dell’equilibrio da conscio e inconscio, tra equilibrio e follia. Una riflessione sul tempo che si auto-conferma e assume valore proprio per la sua brevità. La dimostrazione del non-interesse per il tempo in poche singole espressioni. La vicinanza assoluta alla vita nella sua connotazione più vicina all’impulso biologico e concreto, non nel senso di lontananza dalla mente ma, al contrario, nel senso della più significativa vicinanza.

La pazzia non c’è, non esiste. Ma fa molto comodo dire che una persona appartiene a un certo settore.

 

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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