Scoppia la guerra delle messe a San Pietro. Ormai in Vaticano sembra che ogni pretesto sia buono per litigare su tutto, persino sulle celebrazioni liturgiche nella basilica che è al centro della cristianità.

Tutto è iniziato in sordina, con una lettera «anomala» e «preoccupante» proveniente dalla Prima Sezione della Segreteria di Stato, certamente avallata da Papa Francesco, che vieta a tutti i canonici e ai vescovi di celebrare messe individuali in basilica e ne stabilisce un limite giornaliero. Ma, soprattutto, sfratta definitivamente le messe in rito straordinario (quelle per intenderci che si celebrano rivolte all’altare, difese strenuamente dalle frange più tradizionaliste e ortodosse della Chiesa) relegandole alle Grotte Vaticane, evidentemente per non lasciarle “in vetrina”. Un provvedimento ritenuto da molti anomalo anche perchè la Segreteria di Stato sembra sia intervenuta in una materia che esula dalle sue competenze, dando l’avvio alla miccia sotterranea dei mugugni, fino alla protesta aperta.

A farsi portavoce di questo passaggio è il cardinale americano Raymond Burke, già autore di prese di posizione giudiriche ritenute controcorrente. Al Papa non le ha mai mandate a dire. Mentre condivide le preoccupazioni relative alla basilica di San Pietro, centro della cristianità, dove si avverte la necessità di mettere un po’ d’ordine all’interno («è la casa spirituale di tutti i cattolici e, come tale, dovrebbe essere un modello di disciplina liturgica per le Chiese particolari») dall’altra fa affiorare le anomalie contenute nella forma del documento stesso. Quatto i punti che elenca.

Tanto per iniziare il documento non è firmato, non ha numero di protocollo, nonostante sia stato licenziato dalla Segreteria di Stato «non si può ritenere che sia un documento contenente una legislazione valida per la Sacra Liturgia». Il cardinale Burke aggiunge che la Segreteria di Stato non è tecnicamente competente per la disciplina liturgica della Chiesa e, in particolare, per quella della Basilica di San Pietro. Di conseguenza si chiede con quale autorità la Segreteria di Stato abbia emanato direttive contrarie alla disciplina della Chiesa universale.

«Data l’incompetenza della Segreteria di Stato in materia, i fedeli hanno il diritto di sapere quale autorità competente ha dato il mandato alla Segreteria di Stato di legiferare in materia di Sacra Liturgia, cioè di emanare direttive riguardanti l’offerta della Santa Messa nella Basilica Papale di San Pietro» afferma Burke nel suo sito.

Burke rileva una altra anomalia, che il documento in questione non sia stato minimamente comunicato al cardinale arciprete responsabile della basilica. «Né si fa riferimento alla sua responsabilità per la disciplina liturgica nella Basilica affidata alle sue cure».

«Il documento suppone che messe a San Pietro siano attualmente offerte in un clima carente, in qualche misura, di raccoglimento e di decoro liturgico (“di raccoglimento e di decoro”). Questa non è certo la mia esperienza. Conosco molti sacerdoti, residenti a Roma e visitatori di Roma, che hanno celebrato o celebrano regolarmente   a San Pietro. Mentre mi hanno espresso la loro profonda gratitudine per l’opportunità di celebrare la Santa Messa nella Basilica, non hanno indicato che il clima in cui hanno celebrato la Santa Messa nella Basilica fosse in qualche modo privo della riverenza, del raccoglimento e della dignità che si addice al Sacramento dei Sacramenti».

Fonte: Il Messaggero.it

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